Lorenzo Musetti ha dovuto arrendersi a un infortunio nel corso dei quarti di finale degli Australian Open. La partita contro Novak Djokovic era decisamente inclinata verso il tennista azzurro, in vantaggio di due set, ma poi un problema alla gamba lo ha costretto al ritiro. Per la precisione, Musetti sembra abbia accusato un problema all’adduttore destro, lo stesso che lo aveva costretto al ritiro durante i tornei di Monte Carlo e Parigi Roland Garros – entrambi nella primavera scorsa.
Nel postpartita, Lorenzo ha commentato così, con evidente amarezza, la partita e il ritiro forzato: «Prima dell’inizio della stagione abbiamo fatto tutti i test e tutto era perfetto. Abbiamo lavorato bene per un mese e sono davvero incazzato perché non capisco come possa essermi fatto male. Ho iniziato a sentire dolore all’inizio del secondo set, ho provato a continuare perché stavo giocando bene, il mio box mi ha chiesto di continuare e ho provato e vinto il secondo set ma sentivo che stava aumentando. Non ho parole per dire quanto sia triste per questo infortunio in questo momento. Conosco abbastanza bene il mio corpo da capire che non potevo andare avanti e sono piuttosto sicuro che sia uno strappo».
Al di là della reale natura dell’infortunio e del cocente rammarico per come sono andate le cose, Musetti lascia gli Australian Open nel modo migliore possibile. Intanto perché stava battendo – anche in maniera netta – uno dei migliori giocatori di sempre, nonché uno dei suoi incubi ricorrenti: le statistiche delle sfide contro Djokovic, infatti, dicono che il fuoriclasse serbo aveva messo insieme otto vittorie contro una dell’azzurro. E poi c’è il riconoscimento da parte della stampa, degli esperti, dello stesso Djokovic: dopo aver conquistato l’accesso alla 13esima semifinale a Melbourne, Nole ha detto che «ero praticamente sulla strada di casa, oggi è stato un tennista decisamente più bravo di me».
Le firme più prestigiose del mondo del tennis sono del tutto concordi con Djokovic: Tumaini Carayol, inviato del Guardian, ha scritto che «Musetti stava giocando in maniera autorevole, stava dominando Djokovic e stava dimostrando di essere uno dei giocatori più veloci del Ranking, di essere diventato incredibilmente intraprendente e di avere a disposizione un arsenale infinito di colpi». Sul sito Tennis.com si legge che «Musetti ha avuto il contrllo assoluto della partita», mentre L’Équipe ha celebrato la capacità, da parte di Musetti, di «giocare colpi potenti e accelerazioni fulminee, ma anche numerosi slice che hanno messo Djokovic in evidente difficoltà». Per The Athletic, quello di Melbourne è «il ritiro più difficile da accettare della carriera di Musetti: stava per cogliere la sua più importante vittoria in uno Slam, aveva giocato decisamente meglio di Djokovic e stava offrendo una prestazione dominante». Il quotidiano spagnolo El Mundo ha scritto che «Musetti, nei primi due set, ha messo in discussione l’impressionante longevità di Djokovic: anche se il serbo non aveva giocato gli ottavi a causa di un altro ritiro, quello di Jakub Mensik, è stato comunque surclassato da un avversario più veloce, più potente e più raffinato nei colpi».
Insomma, Musetti può – parzialmente – consolarsi: tutto il mondo concorda che quella subito agli Australian Open sia stato un vero e proprio affronto da parte della sorte. Perché Lorenzo aveva e ha dimostrato di essere più forte di Djokovic, almeno in questo momento. Poi però è arrivato uno stop inatteso e balordo, non il primo ma certamente il più crudele della sua carriera Musetti, infatti, era davvero a un passo dalla sua prima semifinale a Melbourne, la terza agli Slam dopo quelle giocate a Wimbledon (2024) e al Roland Garros (2025), da una vittoria che avrebbe certificato il suo ingresso nella ristrettissima élite dei migliori tennisti al mondo. Che peccato, davvero.