I tennisti sono piuttosto arrabbiati con gli Australian Open per le telecamere che li riprendono ovunque, anche fuori dal campo

Sfoghi, pianti e momenti di frustrazione: il caso di Coco Gauff, ripresa mentre sfascia una racchetta dopo la sconfitta contro Svitolina, dimostra che a Melbourne niente passa inosservato.
di Redazione Undici 29 Gennaio 2026 alle 16:50

Ultimamente il mestiere del cameraman sportivo è davvero complicato. Sono diversi gli allenatori di calcio, da Guardiola a De Rossi, che si sono lamentati della presenza delle telecamere a bordocampo, rivolgendosi agli operatori con parole poco carine. Ora sembra che anche agli Australian Open ci siano dei problemi con questo tipo di riprese. Come riportato dal Guardian, infatti, diversi tennisti hanno protestato contro la presenza “invadente” di diverse telecamere agli Australian Open. Iga Swiatek ha sostenuto le lamentele di Coco Gauff sulla mancanza di privacy durante il torneo di Melbourne, arrivando a dire che «in Australia i tennisti vengono trattati come animali da zoo». Dopo la sconfitta nei quarti di finale contro Elina Svitolina, martedì, Gauff aveva cercato un luogo lontano dagli sguardi del pubblico per sfogare la propria frustrazione spaccando una racchetta, salvo poi scoprire di essere stata comunque seguita e immortalata dalle telecamere.

La clip è stata ripresa dalle emittenti televisive e diffusa sui social media, con una Gauff visibilmente contrariata che ha dichiarato: «Forse bisognerebbe fare qualche riflessione, perché ho la sensazione che, in questo torneo, l’unico posto davvero privato che abbiamo sia lo spogliatoio». Swiatek è stata a sua volta ripresa mentre dimenticava il proprio accredito, in un video diventato virale sui social, e ha fatto eco alle critiche di Gauff. «La domanda è: siamo tenniste o siamo animali in uno zoo, osservati anche quando facciamo i nostri bisogni. Ovviamente è un’esagerazione, ma sarebbe bello avere un po’ di privacy. Sarebbe bello anche poter seguire il proprio processo senza essere sempre osservate. Non credo che funzioni così, perché siamo tenniste: il nostro lavoro è essere guardate, in campo e nelle conferenze stampa. Non è nostro compito diventare un meme quando dimentichi l’accredito. È divertente, certo, la gente ha qualcosa di cui parlare. Ma per noi non penso sia necessario».

Amanda Anisimova ha raccontato di essere andata dritta negli spogliatoi — dove sapeva di non essere filmata — dopo la sua sconfitta nei quarti di finale contro Jessica Pegula: «Ci sono momenti belli che la gente vede, ed è divertente», ha detto la giocatrice americana, «Ma poi, quando perdi, ci sono anche momenti meno belli. Il fatto che il video di Coco sia stato pubblicato è difficile da accettare, perché lei non ha avuto voce in capitolo». Gauff ha ricevuto delle critiche per aver spaccato la racchetta, ma ha anche ricevuto il sostegno di Serena Williams: «Passione. Coinvolgimento. Conta tutto», ha scritto Williams sul suo profilo X. «Non c’è nulla di sbagliato nell’odiare perdere. Ora, Coco, quando vuoi posso mostrarti come distruggere tutto con un solo colpo… stile Serena»

Dopo queste lamentele, è arrivata la risposta da parte del CEO di Tennis Australia, Craig Tiley: «Vogliamo ascoltare gli atleti, capire i loro bisogni e le loro richieste. Così abbiamo approntato diverse aree senza telecamere: gli spazi per allenatori e giocatori, gli spogliatoi, le stanze per allenarsi o dormire. I corridoi ovviamente hanno telecamere. Perché, parlando in generale, vogliamo cercare di avvicinare tennisti e fan. Crediamo fermamente che questo aumenti il valore di quanto sta accadendo e alimenti l’amore dei fan verso i protagonisti». Una dichiarazione che sembra strizzare l’occhio in direzione di sponsor e broadcaster, tranquillizzandoli sul fatto che poco cambierà.

Le tenniste, però, hanno incassato la solidarietà della WTA (che, ricordiamo, non organizza i tornei del Grande Slam). «La WTA sostiene le preoccupazioni delle tenniste circa l’uso delle telecamere all’Australian Open», scrive in un comunicato Valerie Camillo, una delle figure chiave dell’associazione. «Le giocatrici devono poter contare su spazi lontani dal campo di gioco entro cui recuperare le loro energie e rilassarsi. Per quanto concerne gli eventi WTA ci siamo già mossi per ridurre la presenza di telecamere negli spazi off-court, questo perché siamo d’accordo sulla necessità confini netti e rispettosi tra le due zone. Crediamo che queste istanze debbano essere considerate dagli organizzatori dei tornei perché tali confini siano debitamente posti in essere e ci impegneremo per dialoghi in questa direzione con le giocatrici e i tornei».

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