Stare in aria con lo snowboard è una sensazione incredibile, è come volare: intervista a Valentino Guseli

ALL EYES ON I protagonisti dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 – Il giovanissimo talento australiano (ma di origini italiane) ha già sbriciolato molti record. E ora punta a Milano Cortina 2026.
di Arianna Galati 30 Gennaio 2026 alle 16:02
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Un fenomeno dello snowboard che appena sedicenne, alla prima stagione da professionista, sbriciola il record mondiale di Shaun White volando 7,3 metri sopra la pipe. Di anni ne sono passati altri quattro e Valentino Guseli, australiano dal suono italiano, ha continuato a salire sempre più in alto e a inanellare primati e podi in tutte le specialità. A presentargli la disciplina è stato il padre, appassionato cultore e praticante degli sport da tavola (inclusi surf e skateboard), come nelle migliori tradizioni di famiglia: «Quando ho compiuto tre anni mio padre mi ha comprato l’attrezzatura e siamo andati in montagna, appena ho iniziato a fare snowboard l’ho subito amato. Almeno, questo è quello che mi hanno detto i miei genitori», scherza il classe 2005, i ricci a molla che vibrano ad ogni accenno di sorriso ironico mentre ripercorre la sua breve ma già entusiasmante carriera. Grazie al padre comincia a gareggiare in Australia, all’estero, «poi le competizioni sono diventate sempre più grandi, ed eccoci qui».

Qual è la cosa che ami di più dello snowboard, in assoluto?
Volare. È una sensazione incredibile. Stare in aria, vedere il mondo sotto di te, l’assenza di peso che è così bella, come se fossi sospeso. Mi piace anche l’opportunità di spingermi a livelli che non ho ancora raggiunto. Ogni volta che vedo qualcuno fare trick, penso sempre: “Oddio, cade”, ma fa meno paura quando lo fai tu, è come guidare.
Come ti stai allenando per le prossime competizioni, incluse le Olimpiadi?
La sto prendendo con calma: ho avuto alcuni infortuni nelle ultime stagioni ed è stato davvero fastidioso. Cerco di prendere le decisioni giuste per essere pronto al 100%.

Quando è stata la prima volta che hai pensato “Lo snowboard è il mio lavoro”?
In gara in Coppa del Mondo a 15 anni, quando mi sono classificato primo. Non me lo aspettavo. Da quel momento è stato come se avessi dimostrato a me stesso, e a tutti gli altri, che ero qui.
Il tuo nome è di origine italiana, è vero che stai anche studiando l’italiano?
Sì. Mia nonna è di Roma, l’altra mia nonna è di Napoli. Se alle Olimpiadi va tutto bene, magari faccio due settimane in Italia, vado a vedere dove sono nate le mie nonne, mangio del buon cibo e tutto. Il cibo è una delle mie cose preferite, amo davvero mangiare e per questo mi piace venire in Europa. Poi cucino: penso che quando sei italiano non hai bisogno di imparare a cucinare, lo sai fare e basta (ride).

Cosa ti piace mangiare dopo una competizione?
Mi piace più mangiare prima: una bella bistecca con insalata mediterranea, olive, balsamico, pomodori, cetrioli. Ne ricavi buoni “minerali”, dovrei dire nutrienti, ma minerali suona bene. Mi fa sentire forte.
Hai mai cucinato per i tuoi amici, la tua famiglia o la fidanzata?
Sì, l’ho fatto. Mi piace cucinare la pasta, a volte pesto, un ragù alla bolognese, il chicken tomato, cose molto semplici. Penso che il segreto sia molto sale e pepe: è la chiave per far emergere i sapori, lo dice anche mia nonna.

Vedi qualche parallelo tra lo snowboard e il cibo?
Quando fai snowboard, vuoi dare il meglio di te nello snowboard, e quando cucini vuoi dare il meglio di te in cucina. È simile. Vuoi sapere una cosa divertente? Costruire un trick è come seguire una ricetta, mio padre dice che in ogni trick devi mettere gli ingredienti giusti. Il linguaggio è lo stesso.
Da dove prendi la tua ispirazione per studiare i salti?
Se è un trick che altre persone hanno già fatto, li guardo a lungo. Poi ci sono allenamenti innovativi, per esempio gli allestimenti con airbag, che minimizzano i rischi.

Ci sono degli atleti che pensi siano la tua ispirazione?
Valentino Rossi, soprattutto perché ho il suo stesso nome: probabilmente dovrei mettere gli orecchini come lui (ride). Poi uno degli esseri umani più incredibili di sempre, Michael Jordan, semplicemente l’atleta perfetto. Lo rispetto davvero, era competitivo e portava sempre a termine il lavoro. Io sono sempre stato una persona competitiva, quello che faccio voglio farlo al meglio. Michael Jordan era così. Anche nello snowboard ci sono persone così, tipo Mark McMorris o Scotty James. Faccio anche surf, vivo in spiaggia in una città molto piccola, Dalmeny, cinque ore a sud di Sydney, nemmeno gli australiani sanno dove sia.

Qual è la differenza tra lo snowboard e il surf, se c’è?
L’aria, penso: lo snowboard è più in aria. Il surf non è così tecnico, anche se è molto difficile perché non c’è un’onda uguale all’altra, inoltre devi remare per tornare indietro mentre nello snowboard hai le seggiovie, in questo è molto più facile, ti siedi e ti riposi. Però se fai surf ogni giorno per sei mesi, probabilmente puoi stare in piedi e cavalcare un’onda entro la fine dei sei mesi. Se cresci facendolo è un po’ diverso, è un’abilità che hai, ma imparare non è così facile. Io non ricordo di aver imparato a fare snowboard, mi viene naturale. Probabilmente sarei un pessimo insegnante!

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