Siamo ormai abituati ai grandi acquisti estivi del Real Madrid, ma nel mercato invernale le cose cambiano. E in maniera radicale: se guardiamo soltanto alle sessioni di gennaio, infatti, è dal 2019 che il club di Florentino Pérez non fa affari in entrata – al di là dei rientri dai prestiti, solo se però strettamente necessario. Il problema, a guardarlo dalla prospettiva dei tifosi, è che questa politica non cambia mai. Neanche quando, come quest’anno, la rosa delle Merengues viene colpita da un elevato numero di infortuni.
Sono mesi che la rosa appare corta, priva di profondità. A dirlo sono i risultati: Xabi è stato esonerato il 12 gennaio, il giorno successivo alla sconfitta per 3-2 contro il Barcellona nella finale di Supercoppa di Spagna. Al suo posto è subentrato Álvaro Arbeloa, che ha perso all’esordio contro l’Albacete in Coppa del Re, squadra appena sopra la zona retrocessione della Segunda División. Il 28 gennaio è arrivata un’altra notte negativa: il Benfica ha battuto il Real Madrid 4-2, relegandolo agli spareggi di Champions League.
All’interno del club, inclusa una parte dello spogliatoio, qualcuno ha pensato che fosse necessario rinforzare la squadra. Ma il consiglio direttivo non ha cambiato posizione. E visto che le decisioni sul mercato restano saldamente nelle mani della dirigenza, con il presidente Florentino Pérez ad avere l’ultima parola, alla fine il Real non ha concluso nessun acquisto. Il messaggio dei vertici è sempre stato chiaro, negli ultimi anni: come detto l’ultimo colpo di mercato fatto nel mese di gennaio risale al 2019, quando arrivò Brahim Díaz dal Manchester City. Con il contratto in scadenza in estate, il Real aveva preferito muoversi in anticipo per evitare aste nei mesi successivi.
Nel corso dell’ultimo mercato, diversi calciatori sono stati proposti al Real Madrid da vari agenti. Tutti, però, sono stati respinti. Le motivazioni addotte dal club si ripetono ogni anno: il mercato invernale è inflazionato, le poche opzioni valide hanno costi eccessivi. Inoltre, la dirigenza ritiene che la rosa sia sufficientemente competitiva per puntare a tutti i grandi trofei stagionali — un’idea messa in discussione dalle recenti eliminazioni e sconfitte nelle competizioni nazionali ed europee.
La visione immobilistica del Real non è condivisa nel resto del mondo del calcio. Nelle ultime settimane, un bel po’ di procuratori, osservatori e direttori sportivi di diversi club europei hanno raccontato a The Athletic di non comprendere fino in fondo la politica del Madrid, di non capire perché Florentino Pérez abbia chiuso completamente il mercato. Non solo in entrata, ma anche in uscita: cedere giocatori poco utilizzati come Fran García o Dani Ceballos, tanto per fare due esempi, avrebbe alleggerito il monte ingaggi e contribuito a finanziare nuovi acquisti.
Dietro questa mossa c’è anche la scaramanzia: i dirigenti del Real rispondono che i tifosi criticarono le strategie di pianificazione della rosa anche nel 2022 e nel 2024, ma poi però entrambe le stagioni si conclusero con la vittoria della Champions League. Il punto, però, è che la strategia del Real Madrid è unica nel suo genere: se guardiamo alla Liga, il Barcellona ha preso João Cancelo in prestito, mentre l’Atlético Madrid ha ingaggiato Ademola Lookman, Rodrigo Mendoza e Obed Vargas; se guardiamo alle altre big d’Europa, il Paris Saint-Germain ha chiuso per Dro Fernández, il Manchester City ha acquistato Antoine Semenyo e Marc Guéhi, il Chelsea ha tentato l’assalto a Jeremy Jacquet e ha richiamato Mamadou Sarr dal prestito allo Strasburgo, il Liverpool ha investito 55 milioni di sterline per assicurarsi Jacquet in vista dell’estate.