Altro che passatempo da gentiluomini. In questi giorni, oltre alle belle storie di campo e alla crescita strutturale del movimento, il curling sta scaldando le Olimpiadi invernali con diversi episodi densi di nervosismo. Su tutti l’alterco fra Canada e Svezia durante il match della fase a gironi del torneo maschile, un paio di giorni fa: gli scandinavi campioni del mondo hanno accusato uno dei giocatori americani di aver barato, toccando la stone con le dita oltre il rilascio della medesima (una pratica non consentita dal regolamento). La risposta di Marc Kennedy? Un laconico fuck-off in mondovisione, inevitabilmente diventato virale a passo di social. Il match prosegue, gli americani battono gli scandinavi campioni olimpici in carica per 8-6 ma la tensione non si placa nemmeno a bocce ferme.
Per risolvere la controversia, è dovuta intervenire la stessa World Curling Federation: “Non ci sono state violazione della hog line”, cioè la linea di rilascio del tiro, “né tocchi multipli della stone durante l’osservazione”, la sentenza. Il dito si appoggia sulla pietra oppure no? Le immagini non chiariscono del tutto, ma la Federazione ha ammonito verbalmente Kennedy per linguaggio scurrile. E soprattutto, ha deciso di cambiare il regolamento a torneo in corso: “Per verificare che non ci siano irregolarità nel tocco della stone fuori dai limiti consentiti, d’ora in poi saranno disposti due arbitri aggiuntivi”. Insomma, un singolo direttore di gara, con un lungo campo visivo da coprire, sin qui non è bastato. Ma il rinforzo dell’ultim’ora non depone in favore di un regolamento ferreo, finora rispettato confidando principalmente nel senso di sportività dei protagonisti – evidentemente non sempre impeccabile.
Intanto in Inghilterra si domandano se sia il caso di introdurre il Var anche nel curling, a scanso di ulteriori polemiche, ma le cose in campo non sono migliorate nei round successivi. Con il Canada e Kennedy finiti nel mirino anche degli avversari svizzeri per lo stesso motivo. Mentre le colleghe della squadra femminile vengono accusate a loro volta di doppio tocco nel corso del loro torneo – e a questo punto o è un vizio nazionale, o una particolare tecnica di tiro ai limiti del lecito. Vedremo se man mano che ci si avvicina alla zona medaglie si ricomporrà anche il tradizionale aplomb della competizione. Va detto: rispetto alle risse nell’hockey su ghiaccio o al grottesco putiferio istituzionale che ha seguito il derby d’Italia, nel curling la caduta di stile resta in ogni caso tiepida e moderata.
Anche se nemmeno vincere, talvolta basta a rasserenare gli animi. Quando Stefania Constantini ha centrato il bronzo olimpico insieme ad Amos Mosaner, nel torneo di coppia, non ci ha pensato un attimo a dedicare la medaglia “alla collega e miglior amica Angela Romei: avrei voluto condividere con lei questa esperienza olimpica la prossima settimana, ma non sarà così e allora la porterò nel mio cuore”. Visto che nel Team Italia non c’è presente in seguito alle convocazioni del direttore tecnico Marco Mariani, che ha preferito portare a Cortina la figlia 19enne Rebecca (la mamma di Constantini, consigliere comunale nell’Ampezzano, ha addirittura presentato una petizione online contro la decisione dell’allenatore). Non sapremo mai come sarebbe andata in caso contrario, ma per la cronaca, oggi le azzurre sono ultime nel girone qualificatorio. E questo non aiuterà a placare nemmeno queste polemiche.