Un colpo proibito sul volto del compagno, il contatto diretto con l’autore del fallo, qualche parolina a commento e poi il duello serrato, che inizia con reciproci spintoni e prosegue a suon di pugni. Le immagini della rissa tra Pierre Crinon e Tom Wilson, durante la gara di hockey sul ghiaccio tra Francia e Canada, hanno rapidamente scalato la classifica degli highlights più virali dei Giochi Olimpici Invernali 2026. Per un motivo semplice: il fair play a cinque cerchi è stato cancellato in pochi attimi. Nonostante la rigidità delle norme imposte dalla Federazione Internazionale di Hockey su Ghiaccio (IIHF) che vietano espressamente gli scontri tra giocatori, Milano Cortina sarà ricordata dagli appassionati anche come l’edizione delle nuove botte, a quasi trent’anni dall’ultimo combattimento sul terreno di gioco.
Il dibattito innescato dalla scazzottata (in una gara a senso unico, conclusa 10-2 per il Canada) ha riacceso i contrasti tra etici e puristi dell’hockey, poiché a certe latitudini – cioè in NHL – i colpi sono parte integrante del gioco (seppur rispettando un determinato codice di condotta), mentre in Europa e in particolare alle Olimpiadi picchiarsi sul ghiaccio non è un’opzione ammessa. Dopo l’evidente fatica consumata per placare i due contendenti — e aver regalato attimi d’oro ai fotografi, una volta finiti a terra insieme ai giocatori — gli arbitri hanno giudicato antisportivo il gesto e perciò espulso i protagonisti. Tuttavia non ci saranno conseguenze per Wilson, che sarà regolarmente a disposizione del suo coach, Jon Cooper, per i quarti di finale.
I meno avvezzi ai cavilli che regolano il gioco tra bastoni e disco sono rimasti sorpresi dalla furia di Wilson, abituato a scatenare risse in NHL, perché nelle leghe americane è riconosciuta la figura dell’enforcer, il picchiatore della squadra, che entra in gioco quando bisogna difendere un compagno, vendicare uno scalpo, ma anche per spezzare il ritmo e tentare di cambiare l’inerzia della gara. In Nord America le risse sono tollerate dal regolamento, con l’articolo 46 che disciplina il corpo a corpo: fare a botte è permesso, quindi, a patto di un accordo tra i giocatori, spesso sancito da un gesto eloquente, come il lancio dei guantoni sul ghiaccio. Che è quanto accaduto tra Wilson e Crinon, con il francese che ha giocato d’anticipo e sorpreso uno dei più popolari bad boy della NHL. Rispettato e amato dai compagni anche e soprattutto per le modalità con cui esercita la sua leadership.
«Siamo abituati a situazioni ben peggiori, alla fine è stato un episodio quasi innocuo, anche perché conosciamo Tom e sappiamo che è il primo a difendere i suoi compagni di squadra», ha detto Cooper nel post partita. «Sappiamo che Willy ci copre le spalle e farebbe qualsiasi cosa per proteggere ognuno di noi», hanno chiosato aggiunto i giocatori canadesi, meravigliati per l’attenzione riservata dai media europei all’accaduto. La testa dei canadesi corre altrove, perché c’è una medaglia d’oro da vincere contro gli unici avversari ritenuti tali: gli Stati Uniti. Con il ritorno delle stelle NHL ai Giochi dopo dodici anni, l’unico obiettivo è battere Team USA per mandare un messaggio forte in un momento di inedita tensione tra i due Paesi, ben oltre il rettangolo di ghiaccio. A poco più di un anno dal tesissimo 3-2 centrato dai canadesi nell’ultimo atto del 4 Nations Face-Off (con tre risse nei primi nove secondi della sfida), le premesse per una finale da ricordare ci sono tutte. Con scazzottate incluse perché, anche se si giocherà a Milano con le regole dell’IIHF, come chiarito dal portiere canadese Jordan Binnington, il Canada vuole solo «giocare a hockey, con tutto ciò che ne consegue».