Piccola premessa: stiamo per parlare di un’abitudine molto americana. E infatta a raccontarla sono stati i giornalisti del New York Times. Detto questo, resta il fatto che molti olimpionici finiscono per conservare le medaglie vinte ai Giochi accanto ai loro calzini. «I miei genitori volevano che comprassi una cassaforte, ma mi sembrava ridicolo», racconta Alex Hall, 27 anni, campione olimpico di slopestyle ai Giochi Invernali del 2022. La sua medaglia d’oro riposa dentro un cassetto, sotto una pila di calzini e biancheria termica. «Non vede la luce del sole da molto tempo», ammette. E ora dovrà trovare spazio anche per l’argento conquistato la scorsa settimana.
Quello di Hall non è un caso isolato. Mikaela Shiffrin, tra le più grandi sciatrici alpine di sempre e vincitrice di tre medaglie olimpiche, conserva le sue nello stesso modo. Anche Ryan Lochte, secondo nuotatore più medagliato nella storia dei Giochi con 12 podi, ha scelto una soluzione poco appariscente. Stessa soluzione anche per Christopher Mazdzer, argento nello slittino nel 2018, che tiene la medaglia in un mobile IKEA insieme a cinture, cravatte e perfino un paio di occhiali da sole.
Per chi l’ha appena vinta, separarsi dalla medaglia sembra impensabile. «La terrei al collo il più a lungo possibile», ha ammess Danny O’Shea, pattinatore artistico statunitense, dopo l’oro vinto nella gara a squadre di Milano Cortina 2036. Ma col passare del tempo, l’emozione si attenua. «Il sogno di ogni bambino che diventa olimpionico è salire su quel podio», osserva Chris Fogt, argento nel bob a Sochi 2014. «Poi però, crescendo, ti rendi conto che il viaggio è stato più importante del risultato». C’è chi sceglie il comodino, chi un cassetto della scrivania, chi addirittura quello della cucina. Valerie Fleming, argento nel 2006, alterna tra comodino e cassettiera.
Le ragioni sono diverse: praticità, modestia, talvolta semplice disinteresse per l’ostentazione. Molti olimpionici non sentono il bisogno — né tantomeno hanno i mezzi — di allestire sale trofei come accade nelle case delle superstar sportive. «Non sono una persona che ama mettersi in mostra», spiega Matt Antoine, bronzo nello skeleton nel 2014. La sua medaglia è custodita in un cassetto della biancheria, dentro un sacchetto cucito dalla madre. Prima, era avvolta in un calzino. Una scelta condivisa anche da Oksana Masters, campionessa paralimpica con 19 medaglie, e da Jack Wallace, due ori nell’hockey paralimpico.
Per alcuni atleti, le medaglie non sono oggetti da museo ma simboli da mettere nelle mani degli altri. Jessie Diggins, bronzo nella 10 km stile libero, conserva le sue quattro medaglie olimpiche dentro un cappello a casa dei genitori. Sono graffiate e segnate, racconta, perché le lascia spesso toccare ai bambini. Non tutti, però, restano fedeli al cassetto. Lochte ha recentemente venduto tre delle sue medaglie, sostenendo di «non aver mai nuotato per l’oro», definendole solo «la ciliegina sulla torta» della carriera.
La pattinatrice Mirai Nagasu, bronzo nel 2018, dopo una riflessione personale ha deciso di donare la propria medaglia allo Skating Club of Boston, ricordando quanto l’avesse ispirata, da giovane, vedere i cimeli di Michelle Kwan nella pista dove si allenava. Altri, forse, cambieranno idea col tempo. Ashley Caldwell e Justin Schoenefeld, ori nel team misto di sci acrobatico nel 2022, avevano pensato a teche personalizzate. Poi hanno lasciato perdere. Oggi le loro medaglie riposano sui comodini ai lati del letto.