Anche se sembra assurdo, l’Australia sta diventando sempre più forte negli sport invernali

La prima medaglia è arrivata solo nel 1994, ma da allora le cose sono cambiate, soprattutto in alcune discipline. Il rischio, però, è che le sovvenzioni diminuiscano. Anzi: sono già diminuite.
di Redazione Undici 17 Febbraio 2026 alle 14:05

Scorrendo il medagliere di Milano Cortina 2026 alla data del 17 febbraio 2026, scopriamo che l’Australia ha più ori del Canada, della Repubblica Ceca, della Cina, della Finlandia. Sembra assurdo, ed effettivamente lo è. A dirlo sono la geografia e la cultura del Paese più grande dell’Oceania, che si traducono in una storia olimpica che non può essere florida: la prima medaglia di sempre, guardando naturalmente ai Giochi Invernali, è arrivata solo nel 1994 (bronzo nella staffetta di pattinaggio maschile sui 5000 metri). Da allora, però, Team Australia ha vinto almeno una medaglia in tutte le edizioni delle Olimpiadi Invernali. E a Milano Cortina sono già arrivati il nuovo record di ori (tre) e di medaglie complessive (cinque).

A questo punto è inevitabile chiedersi: ma com’è possibile? Come sono arrivati i successi di Cooper Woods (oro nella gara di gobbe dello sci freestyle), Jossie Baff (oro nello snowboard cross) e Scotty James (oro nell’halfpipe di snowboard) e di tutti gli altri componenti della squadra australiana? La risposta è semplice solo in apparenza: il merito è da attribuire a una strategia intelligente, fatta di investimenti mirati. Sia nelle strutture che, soprattutto, nella crescita corporativa in alcune discipline, ovvero lo sci freestyle e lo snowboard. In Australia hanno avviato un programma specifico legato a questi due sport fin dal 1998, e da allora sono arrivate 12 medaglie mondiali e quattro ori olimpici.

Dal punto di vista puramente strategico, l’idea è stata quella di convertire dei ginnasti in atleti di sport invernali. Inevitabile per un Paese che non dispone di un impianto di salto con gli sci: gli investimenti a livello infrastrutturale si sono concentrati sulla costruzione di una pista di gobbe di livello mondiale e sull’acquisto di cannoni sparaneve. Per il resto, a Brisbane è stato allestito un trampolino acquatico per permettere ai saltatori di esercitarsi anche in assenza di neve. È lì che degli aspiranti ginnasti si sono trasformati in saltatori sulla neve.

Con questo sistema, le possibilità di scovare e coltivare il talento aumentano in maniera esponenziale. Persino in Australia. Ed è per questo che adesso c’è un po’ di preoccupazione in vista del futuro: l’assegnazione delle Olimpiadi estive del 2032 alla città di Brisbane ha già determinato un aumento del denaro stanziato per supportare quelle che saranno le discipline più seguite. Alisa Camplin, capodelegazione a Milano Cortina 2026, ha detto parole piuttosto significative al Guardian: «Speriamo che gli sport invernali non vengano dimenticati». Insomma, c’è la paura che il patrimonio costuito finora venga dilapidato. E ci sono anche degli elementi a supporto di questa ipotesi: Snow Australia, l’ente nazionale che segue lo sci e lo snowboard, ha ricevuto solo 1,7 milioni di dollari come supporto per gli atleti di alto livello. Una cifra inferiore a quella stanziata per lacrosse e boxe. Non c’è che dire: i timori sono giustificati.

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