L’Italia sta vivendo la miglior Olimpiade Invernale della sua storia, e forse c’entra anche il fatto che gli Azzurri giocano in casa

Battuto il record del '94, l'Italia sogna ora 30 medaglie. Un trionfo guidato dalle donne e dal fattore casa: conoscere le piste ed evitare lunghi viaggi sta facendo la differenza.
di Redazione Undici 18 Febbraio 2026 alle 16:37

Record di medaglie per l’Italia a una settimana dalla fine dei Giochi Olimpici Invernali. Un dato clamoroso e inaspettato che sintetizza l’unicità della rassegna nella storia dello sport italiano. Prima del via il CONI sperava di superare i 20 podi centrati nel 1994 a Lillehammer (Norvegia), ora con alle porte gli ultimi cinque giorni di gare si sogna addirittura di toccare quota 30 medaglie. Un exploit senza precedenti che arriva quattro anni dopo l’edizione coreana, quando gli Azzurri conquistarono 17 medaglie, frutto di 2 ori, 7 argenti e 8 bronzi.

L’impennata è evidente e capillare perché, a differenza del passato in cui una disciplina trainava il movimento (nove medaglie sulle venti di Lillehammer arrivarono dallo sci di fondo), stavolta il tricolore ha sventolato in quasi tutte le discipline di scena tra Milano e Cortina. Al momento si contano 25 medaglie complessive, con cinque podi arrivati dallo sci alpino, quattro da slittino e pattinaggio di velocità, tre dallo snowboard, due da biathlon, sci di fondo e short track, più una medaglia ciascuna per sci acrobatico, pattinaggio di figura e curling. Con l’eccezione di salto con gli sci e combinata nordica, inoltre, l’Italia è finita nella top 10 di ogni sport (hockey incluso, con i quarti di finale per le donne).

Tra i complimenti per le strutture e gli apprezzamenti per l’Italian style a corredo di quanto offerto sui campi di gara, la stampa internazionale si interroga sul successo degli atleti di casa. Valutare l’andamento di un Paese in una manifestazione che raggruppa sedici discipline e 116 eventi che assegnano medaglie implica un’analisi che abbracci diversi aspetti, non solo sportivi.
Una prima, quasi naturale, risposta riguarda le dimensioni XXL della rassegna, con nuovi eventi messi in calendario che offrono maggiori opportunità di vincere medaglie. Allargare il sistema significa aprire le porte al debutto di nuovi Paesi (come accaduto a Bormio per il Benin, rappresentato dallo sciatore Nathan Tchibozo) e consentire ai movimenti con maggiore tradizione di incrementare il proprio bottino. La dimostrazione sta nei podi ottenuti finora dall’Italia, ma anche da Francia, Stati Uniti, Germania e dalla stessa Norvegia capolista incontrastata del medagliere. Paesi accomunati dall’aver già superato o pareggiato a Milano Cortina 2026 il numero di medaglie vinte rispetto alla spedizione in Cina del 2022.

Il momentaneo secondo posto assoluto dell’Italia rimane, però, difficilmente spiegabile, senza analizzare il fattore casalingo. La storia insegna che ogni Paese trae vantaggi nell’organizzare i Giochi Olimpici (sia invernali, sia estivi). È successo con gli Stati Uniti a Salt Lake City nel 2002 (34 medaglie rispetto alle 25 ottenute quattro anni dopo) e in tempi più recenti alla Corea del Sud (17 medaglie nell’edizione di PyeongChang 2018 a fronte dei 9 podi complessivi del 2022) e alla Cina (15 medaglie vinte a Pechino, più del doppio delle 7 centrate finora in questa edizione).
Nonostante i numeri dicano il contrario, tuttavia, i benefici del fattore casalingo si sono ridotti nel tempo. A sostenerlo è Carl Singleton, docente di economia all’Università di Stirling, in Scozia, che ha ripercorso le tappe dei Giochi Olimpici estivi e invernali tra il 1896 e il 2021 per pesare i benefici di chi disputa l’evento sul proprio territorio.

«Se si guarda alla lunga storia dei Giochi Olimpici, il vantaggio di giocare in casa è oggi forse più ridotto che mai, anche se ovviamente è ancora presente e sostanziale», ha detto Singleton alla DW. Secondo i suoi dati, nelle Olimpiadi Invernali tra il 1988 e il 2016 il vantaggio casalingo era molto più marcato nelle gare maschili, toccando in certi casi il 50%, ma pressoché inesistente in campo femminile. Un trend completamente rovesciato a Milano Cortina dalle protagoniste azzurre, grazie alle prestazioni straordinarie di Federica Brignone, Francesca Lollobrigida, Lisa Vittozzi, Arianna Fontana e Michela Moioli. Ampliando il raggio del discorso al gentil sesso, per Singleton la novità è nella “maggiore competitività degli sport femminili, che godono di maggiori finanziamenti e più sostegno”.

Al di là delle teorie, sarebbe utile mettersi d’accordo su cosa si intende per fattore casalingo? La risposta arriva dallo stesso esperto, che ha delineato quattro aspetti in grado di agevolare gli atleti locali: il tifo, l’assenza di viaggi, la conoscenza dei luoghi di gara e un pregiudizio favorevole da parte degli arbitri. Nel caso italiano, per Singleton la svolta più utile è legata alle strutture, con la possibilità per gli atleti di casa di allenarsi più e meglio degli avversari. Ma c’è di più, perché giocare in casa significa sfruttare il miglior contesto per ottimizzare la prestazione sportiva. Conoscere il clima, dosare alla perfezione il cibo e gestire le fasi di riposo nei propri spazi garantisce un vantaggio di partenza in confronto a chi arriva da fuori e deve necessariamente prendere confidenza con un nuovo ambiente.

Nelle molteplici sfumature che integrano il fattore casalingo va inserita pure la sete di vittoria dei protagonisti. I Giochi Olimpici sono la somma del percorso quadriennale per gli atleti di molte discipline, che trasforma la gara in programma nel luogo del cuore nell’appuntamento della vita. Se a tale stimolo si aggiunge la piena maturità di una generazione ricca di fuoriclasse, consapevoli di poter aggiungere il sigillo più significativo a carriere già eccellenti, ecco che si materializza il miracolo italiano a cinque cerchi.

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