Ci vuola una buona dose di lucida follia per gareggiare a un’Olimpiade con una lesione o una rottura del legamento crociato. Chiedere a Lindsey Vonn, l’indomita regina dello sci alpino che ha scelto di superare ogni limite pur di scendere dalla pista delle Tofane: la sua caduta dopo 13 secondi di gara è una delle immagini più tristi – per fortuna senza gravi conseguenze, oltre la lunga riabilitazione che seguirà – di Milano Cortina 2026. Flora Tabanelli, che anagraficamente di Lindesy potrebbe essere la figlia, ha scelto di fare lo stesso. D’accordo, il grave infortunio risale a tre mesi – e non a tre giorni – dal momento X. Ma il suo sport, rispetto alla discesa libera femminile, è ancora più spettacolare e potenzialmente pericoloso. Ci si catapulta in aria, piroettando con gli sci in pochi secondi di straordinarie coreografie aeree. E servono ginocchia di ferro per un atterraggio all’altezza. Ecco: a 18 anni appena compiuti, nonostante tutto, l’altra notte Flora ha conquistato la medaglia di bronzo più giovane della nostra fantastica spedizione olimpica. E la prima di sempre nel freestyle big air.
Ben inteso, sarebbe assurdo attribuire particolari colpe a Lindsey Vonn mentre la ragazzina è riuscita laddove la campionessa ha fallito. Sport diversi, età diverse, infortuni simili ma mai gli stessi. A volte ci vuole anche quel pizzico di buona sorte – soprattutto in discipline ad alta velocità, decise al centimetro – che accompagna sempre i vincitori e mai chi non arriva a bordo pista. Il paragone sportivo è tutto nell’atteggiamento: osare, andare in fondo, magari rischiando oltre quel che gli altri avrebbero fatto. Se per l’americana il pericolo concreto era tutto sul versante fisico – in una pista da lei dominata innumerevoli volte, tra l’altro –, per Tabanelli l’inoscienza finale è stata a forte trazione tecnica. In cima al trampolino di Livigno, con la pressione addosso di non aver più salti a disposizione e quel corpo che rispondeva soltanto a mezzo servizio, l’azzurra decide di cimentarsi in un esercizio dall’enorme coefficiente di difficoltà: “Se non ora, quando?”, dirà poi con la medaglia al collo.
Riesce alla perfezione. Sarà il salto con il punteggio più alto di tutta la finale femminile – ma la graduatoria finale è definita dalla somma dei migliori due score personali, e per questo Flora finisce terza. Terza ma col peso di un oro, sfidando gli infortuni con la stessa serenità del doppio oro di Federica Brignone. Ma ecco, di nuovo, a proposito di paragoni: il semplice accostamento a una delle più forti sciatrici di tutti i tempi, di sicuro la più straordinaria dal punto di vista clinico, fa venire i brividi. E non a caso la ragazza, che nel suo sport definiscono una predestinata, dopo il suo exploit ha raccontato al Corriere della Sera che fra i vari complimenti ricevuti i messaggi più belli sono stati due: “Quello di Federica e quello di Alberto Tomba”. La leggenda del presente e quella del passato, per coincidenza un amico di famiglia dei Tabanelli sin da quando Flora era piccola.
E a proposito di infanzia: questa medaglia arriva sin da laggiù, sull’Appennino tosco-emiliano dove Flora è stata sempre educata alla montagna. “Vivevamo a Sestola, ma i miei genitori hanno anche un rifugio a 1800 metri: da lì scendevamo direttamente con gli sci per andare a lezione sulle piste o a scuola. Poi tornavamo a piedi”. Senza smartphone o videogiochi. “Il primo cellulare l’ho ricevuto in prima superiore: l’età giusta, perché inizi a capirne l’uso corretto. Ma la mia felicità era in mezzo alla natura. E a casa avevamo un giardino enorme, piena di tappeti elastici e giochi. Ce la spassavamo con i miei fratelli: si possono fare cose molto più interessanti che stare davanti a uno schermo”.
L’ambiente aiuta, la famiglia pure: mamma sportiva per vocazione, papà acrobata con dei trascorsi in un circo. Fu il fratello maggiore Miro, sciatore freestyle anche lui, a iniziarla all’amore per i salti e i trick. La chiusura del cerchio è arrivata allo Snowpark di Livigno, quando Flora si rende conto di aver centrato la medaglia e ormai sorride a bordo pista: “Questo bronzo lo dedico prima di tutto a Miro”, che il giorno prima aveva mancato l’accesso alla finale olimpica maschile. Una motivazione in più per andare a podio tutti insieme. Flora oggi si gode il record, fra qualche mese avrà l’esame di maturità allo ski college. Poi il futuro del big air sarà tutto dalla sua. Anche se non ha nemmeno più alcun bisogno di dimostrarlo.