L’Italia ha conquistato tutti ai Giochi di Milano Cortina 2026, al punto di poter sperare di tornare in pista anche per le prossime Olimpiadi Invernali, quelle del 2030 che saranno organizzate sulle Alpi Francesi. La novità è che ci potrebbe essere uno scorcio tricolore grazie a Torino, che si è candidata per ospitare le gare di pattinaggio di velocità. Premesso che nelle scelte delle sedi di gara non ci sono limitazioni alla possibilità di connessione con mete estere, la proposta del capoluogo piemontese è legata all’assenza di un impianto indoor, nell’area montuosa transalpina, che sia in linea con le direttive tecniche richieste dal Comitato Olimpico Internazionale.
Una lacuna che, come riportato da Il Sole 24 Ore, ha aperto uno spiraglio per una presenza italiana anche nel prossimo appuntamento a cinque cerchi. A favorire l’eventuale scelta di Torino è un altro input voluto dai piani alti del CIO: i massimi dirigenti dello sport mondiale vogliono che vengano rispettati i termini sulla sostenibilità finanziaria delle Olimpiadi, un evento sottoposto a una costante escalation di costi. In poche parole: non sarebbe ben accetta l’idea per cui debbano essere costruite nuove strutture. Quest’ultimo, del resto, è diventato uno dei requisiti principali nell’assegnazione dei Giochi Olimpici: nel 2019, uno dei motivi per cui venne accolta la candidatura di Milano Cortina riguardò proprio un netto risparmio sull’impiantistica, verso che il 90% delle venue olimpiche era già esistente.
E quindi, dopo aver accarezzato l’idea di condividere con Milano l’edizione in essere, Torino torna a pregustare l’atmosfera olimpica puntando proprio sui grandi ricordi suscitati dai Giochi organizzati nel 2006. Per rimediare alla mancanza dei francesi, infatti, la capitale sabauda ha proposto l’Oval Lingotto, costruito nel 2005 proprio per ospitare le gare di pattinaggio di velocità dell’anno successivo. Uno spazio noto e già testato con soddisfazione dal CIO, anche se non è l’unico in ballo per accaparrarsi il posto libero per Alpi Francesi 2030. L’alternativa è la Thialf Arena di Heerenveen (Paesi Bassi), uno dei templi del ghiaccio europeo, che riscuote grandi consensi a livello internazionale.
Con i primi sopralluoghi già effettuati in entrambe le sedi, pare che l’opzione olandese si lasci preferire per l’immediatezza operativa e la capienza superiore: 12.500 posti contro i circa 8,500 dell’Oval Olympic Arena piemontese. A sfavore di quest’ultimo gioca il piano di adeguamenti che prevede investimenti per complessivi 12 milioni di euro. Questo è però solo il primo step di una disputa che si annuncia accesa, poiché le due località stanno preparando un dossier tecnico, da consegnare entro le prossime tre settimane al CIO.
A pesare sulla decisione saranno anche gli aspetti logistici e strutturali, con trasporti e collegamenti rapidi mediante l’aeroporto e la rete metropolitana: altri due punti che vanno a favore della candidatura di Torino. In tal senso, inoltre, non va tralasciata l’opportunità di sfruttare la residenza Edisu del Lingotto, situato a breve distanza dall’impianto, per ospitare i circa 300 atleti (e staff tecnici) delle rappresentative qualificate alle gare. Tra le due città aspiranti, tuttavia, potrebbe spuntare la soluzione a sorpresa, con la stessa Francia protagonista. «Dipende dal comitato organizzatore», ha spiegato in proposito Giovanni Malagò, presidente della Fondazione Milano Cortina 2026. «Stanno facendo le loro valutazioni per capire se c’è la possibilità di ricorrere agli impianti indoor esistenti a Nizza».