Dopo due settimane trascorse a osservare gli altri festeggiare, i tifosi spagnoli celebrano le prime due medaglie conquistate a Milano Cortina 2026. Un evento da ricordare a fronte dello scarso bottino nella storia del paese iberico, che finora contava appena cinque podi in 21 partecipazioni olimpiche invernali.
Basta questo per intuire perché gli spagnoli abbiano benedetto l’arrivo dello sci alpinismo tra le discipline a cinque cerchi. Al debutto assoluto, la versione confezionata ad uso e consumo della televisione (rispetto all’idea originaria della prolungata esplorazione montana) ha premiato gli sforzi di Oriol Cardona Coll e di Ana Alonso Rodriguez, due degli interpreti più abili nei saliscendi che caratterizzano la specialità Sprint.
Poco inclini agli sport su ghiaccio e culturalmente più interessati (e dislocati) verso le attività costiere, gli spagnoli stanno cercando di costruire un feeling con la montagna per superare l’atavica mancanza di strutture e disponibilità di investimenti (infatti la maggior parte degli atleti si paga gli allenamenti all’estero). Seppur a piccole dosi, lo sviluppo degli sport invernali sta progredendo e l’evoluzione olimpica che allarga le maglie per abbracciare nuove discipline è una mano santa per le ambizioni di Madrid.
Delle sette medaglie complessive, cinque sono arrivate nel corso degli ultimi otto anni. A PyeongChang 2018 i colpi di coda sono stati firmati dal pattinaggio di figura e nello snowboard, mentre quattro anni fa a Pechino l’unica medaglia (d’argento) è stata centrata nell’halfpipe grazie alle evoluzioni su tavola di Queralt Castellet. Prima di loro, invece, il libro olimpico iberico era composto da una sequela di pagine bianche, con l’eccezione dei prodigi della famiglia Fernández Ochoa. Con i capitoli degni di nota firmati da Blanca, sciatrice di bronzo nello slalom speciale di sci alpino ad Albertville nel 1992, e dal fratello Paquito, storica medaglia d’oro nella stessa disciplina a Sapporo 1972.
L’uno-due di Milano Cortina 2026 maturato in poco più di un’ora resterà un momento di sacralità per il Comitato Olimpico Spagnolo, che fiuta un potenziale tris grazie alla staffetta mista di sci alpinismo in programma sabato. Merito di una specialità giovane e ancora poco diffusa nel formato olimpico, in cui gli iberici primeggiano insieme a francesi e svizzeri. Il nome caldo per gli habitué della Sierra Nevada è Oriol Cardona, a suo modo storico nel salire sul gradino più alto del podio nella prima gara olimpica della nuova disciplina.
Dietro al suo dominio, racchiuso nei due titoli mondiali e altrettanti europei, c’è lo zampino di Kilian Jornet, l’ultramaratoneta più noto del mondo nonché uno dei profeti dello sci alpinismo in tempi in cui lo skimo (l’abbreviazione inglese con cui è nota la disciplina) era circoscritto a un nugolo di coraggiosi esploratori. Per preparare le gare olimpiche Oriol Cardona è andato in Norvegia, dove vive Jornet, per confrontarsi con un percorso tecnico inedito, tra allenamenti in maschera per misurare il livello di ossigeno, sprint in salita con bastoncini da trekking e ripidi fiordi da scalare (come il Letlefjellet).
Felicità e fatica è la ricetta condivisa dei podi spagnoli sullo Stelvio perché il bronzo di Ana Alonso è una medaglia che ripaga sforzi e amarezze. Quelle covate a lungo dopo che lo scorso settembre un’auto l’ha investita mentre pedalava sulle montagne di Granada, mandando in frantumi il ginocchio e un sogno cullato da quattro anni. Come fatto da Brignone e Tabanelli, Alonso ha lavorato senza soste e chiuso a doppia mandata ogni spazio di vita sociale. Così si è presa la sua rivincita e non ha ancora finito: perché c’è la gara a squadre, in cui affiancherà proprio Oriol Cardona, per aggiungere un altro capitolo al non più sottilissimo libro degli allori invernali iberici.