Per anni il Barcellona ha impedito agli abbonati di rivendere i loro posti allo stadio, ma adesso non potrà più farlo

La Corte Suprema spagnola ha rovesciato un vecchio provvedimento del club blaugrana, e al club blaugrana non piacerà affatto.
di Redazione Undici 23 Febbraio 2026 alle 20:10

Come se nulla fosse. Nell’ottobre del 2018 il Barcellona aveva modificato lo statuto del club per impedire ai soci di cedere i propri i posti in cambio di un compenso economico per le partite di cartello, tecnicamente evitare situazioni di sovrapprezzo e bagarinaggio. Oggi però, come racconta El País, la Corte Suprema della Spagna ha annullato l’articolo in questione con una sentenza definitiva – rovesciando completamente il verdetto dei precedenti gradi di giustizia, che sin qui avevano dato ragione al Barça. Il risultato? In termini legali, l’annullamento prevede che qualunque effetto provocato da un emendamento nullo sia da considerarsi mai avvenuto. Con notevoli implicazioni economiche, perché ora il club blaugrana potrebbe essere pesantemente in debito coi suoi tifosi più affezionati.

L’iniziativa del Barcellona, quando il presidente era ancora Josep Maria Bartomeu, era arrivata in seguito alla scoperta di una rete di vendita clandestina di tagliandi in occasione di un Clásico del 2017/18, per un giro d’affari milionario e il conseguente sequestro di 2.823 tessere contraffatte. “Ci sarà un prima e un dopo questa faccenda”, avevano dichiarato all’epoca i vertici societari. E in effetti così è stato, con la rapida introduzione della riforma statutaria: in base alle novità introdotte dal Barça, dal campionato successivo si sarebbero applicate sanzioni pecuniarie per qualsiasi trasferimento di abbonamenti che comportasse guadagni economici. In altre parole, i soci di volta in volta impossibilitati a presenziare al Camp Nou avrebbero potuto soltanto prestare i propri posti attraverso il programma ufficiale Seient lliure (posto gratuito), in cambio di una cifra irrisoria.

Cos’è successo in seguito? Naturalmente i tesserati coinvolti, esclusi dallo stadio per una stagione a causa del presunto trasferimento irregolare dei propri abonamenti, non sono rimasti a guardare. 26 di loro hanno deciso di andare per vie legali e hanno visto le loro istanze accolte dall’ultimo grado della giustizia ordinaria: la sentenza di oggi spalanca così uno scenario di lunghe e annose rivendicazioni. Perché se il Barça lamentava di aver sopportato “perdite da 1,5 milioni di euro”, in quell’occasione, i mancati guadagni degli abbonati negli otto anni successivi rischiano di essere esponenzialmente di più.

Ben inteso, la rivendita con sovrapprezzo – cioè la cosiddetta “cresta” sui biglietti, per intenderci – non era e non sarà consentita. Fino all’ottobre 2018 però lo statuto del Barcellona consentiva la cessione temporanea di un abbonamento a un prezzo pari o inferiore a quello ufficiale stabilito dal club per ogni partita. Ed è questo che i soci interessati hanno preteso fino in fondo: una tessera fedeltà per seguire un’intera stagione dei blaugrana al Camp Nou costa quasi un migliaio di euro. E il valore ammortizzato diventerebbe ancora più caro, qualora i portatori del titolo si trovassero impossibilitati ad andare allo stadio. Trasferire l’abbonamento per una singola partita, al prezzo di listino, permetterebbe semplicemente di tutelare i tifosi dagli sprechi – garantendo loro una spesa proporzionale alla somma già versata. Se la sentenza – e sembra che sia così – dovesse avere valore retroattivo, il Barça oggi sarebbe costretto a compensare tutti quei tifosi costretti ad affidarsi al programma Seient lliure in termini economicamente assai meno convenienti.

La motivazione della Corte Suprema, all’interno della sentenza, poggia sull’argomento che le modifiche redatte dal Barça non avevano soddisfatto i requisiti legali e staturari necessari all’approvazione. In particolare, non sarebbero state rispettate le disposizioni relative al diritto dei soci di ricevere informazioni in proposito. Da qui l’emendamento risulta nullo, dunque non valido. Nulla ora vieta al Barcellona di approvare una nuova modifica al proprio statuto, identica nei contenuti ma stavolta entro i parametri previsti dalla legge. Eppure, nel frattempo, oltre gli innumerevoli strascichi patrimoniali lasciati in dote dall’annoso restauro del Camp Nou, dagli spalti di quello stesso stadio potrebbero arrivare altri salatissimi grattacapi. Con i tifosi in prima linea a chiedere il conto al club.

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