Un fiume di violenze e tensioni sociali, con decine di vittime accertate. La morte del boss Nemesio Rubén Oseguera Cervantes, noto come “El Mencho”, ha stravolto l’ordine pubblico del Messico settentrionale nel giro di poche ore. E anche il calcio non è stato risparmiato dal degenerare degli eventi, dopo che domenica pomeriggio l’operazione di cattura da parte dell’esercito nazionale è sfociata nell’uccisione del signore della droga in seguito a uno scontro a fuoco. “El Mencho”, 59 anni, era uno dei narcos più potenti e temuti di tutto il Paese, leader del nuovo cartello di Jalisco: soprattutto a Guadalajara, capitale dell’omonimo Stato, la sua sfera d’influenza era tale che è bastata la notizia della sua scomparsa per far esplodere la situazione. Diversi gruppi armati vicini al supercriminale – su di lui pendeva un taglia da 15 milioni di dollari – hanno bloccato le strade e messo a ferro e fuoco i pubblici esercizi della regione, fomentando la rivolta nelle carceri e paralizzando ogni cosa. Dai mezzi di trasporto alle scuole. Che anche lo sport si sia preventivamente fermato per motivi di pubblica sicurezza, oggi è francamente il problema minore. Ma è pur vero che soltanto fra tre mesi, anche a Guadalajara, si svolgeranno i Mondiali 2026.
La Liga MX, il massimo campionato messicano, ha subito annunciato che il big match fra Queretaro e CF Juarez, in programma domenica sera, “è stato posticipato a data da destinarsi”. E anche i club coinvolti hanno ribadito ai rispettivi tifosi di stare a casa e non presentarsi allo stadio, proprio per evitare assembramenti rischiosi. Si tratta di una delle quattro partite finora rinviate, comprese anche quelle della Liga femminile: il derby fra Chivas e Club América avrebbe dovuto avere luogo proprio allo Stadio Akron di Guadalajara, vicino al cuore degli scontri. Mentre ad Aguascalientes, duecento chilometri più a nord, hanno fatto il giro del mondo le immagini di Necaxa-Querétaro, sospesa a causa degli spari uditi nei pressi dell’impianto, con le calciatrici costrette a cercare riparo negli spogliatoi.
Insomma, un quadro drammatico, aggravato dalle sparatorie fra gli Stati di Jalisco e Michoacan che hanno portato alla morte di almeno una sessantina di persone – fra cui 25 agenti della Guardia nazionale, una donna incinta e più di trenta sospetti criminali. E con le ambasciate di tutto il mondo indaffarate a mettere in allerta i propri connazionali sul territorio, salgono i dubbi sulla capacità del Messico di assorbire questa terribile ondata di violenze nei prossimi tre mesi. Perché dall’11 giugno inizieranno i Mondiali di calcio, e si tratta di una vetrina globale troppo grande e importante per avere a che fare con serie problematiche di sicurezza ai nastri di partenza. La partita inaugurale, fra Messico e Sudafrica, è in programma al leggendario Stadio Azteca di Città del Messico. Mentre l’Akron di Guadalajara dovrebbe ospitare quattro incontri della fase a gironi, fra cui Messico-Corea del Sud e Spagna-Uruguay.
Non solo: Guadalajara e Monterrey saranno anche le città in cui si giocheranno i playoff interzona con in palio gli ultimi slot per partecipare al grande torneo. E in questo senso la data cerchiata in rosso richiede un ripristino dell’ordine pubblico ancora più tempestivo: il 26 marzo, sempre a Guadalajara, scenderanno in campo Nuova Caledonia e Giamaica, poi la vincente dello spareggio affronterà il 31 il Congo nella stessa sede. Già prima dei fatti delle ultime ore, il Messico aveva garantito un dispiego di forze senza precedenti fra esercito e Guardia Nazionale. Ma se la morte di un solo uomo è in grado di mandare in tilt un intero Paese, la FIFA e le altre parti in causa dovranno necessariamente pretendere ulteriori misure precauzionali. O iniziare a valutare le alternative, anche se il tempo stringe.