Il ritorno del Paris FC in Ligue 1 sta andando molto peggio del previsto, anche perché la partnership con Red Bull non ha inciso granché

Anche una delle squadre più ricche del mondo può fare un po' di fatica.
di Redazione Undici 24 Febbraio 2026 alle 11:35

È stato l’incanto di un derby di mezzo inverno. Per una notte e una soltanto, a Parigi la prima squadra della capitale era stata il Paris FC. E non il PSG, battuto ed eliminato dalla Coppa di Francia grazie a un gol dell’ex Fiorentina Jonathan Ikoné. Era il 12 gennaio scorso e da allora sono cambiate parecchie cose: il Paris è a sua volta fuori dalla Coppa – eliminato nel turno successivo dal Lorient – e in campionato ha vinto una sola delle ultime undici partite. E così è arrivato l’esonero di Stéphane Gilli. Non un allenatore comunque: l’artefice della storica promozione in Ligue 1, al timone dei biancoblù da tre stagioni. Una decisione che la famiglia Arnault, proprietaria del club, non deve aver preso alla leggera. Ma a detta dei dirigenti andava pur presa: oggi il Paris è quartultimo, a +6 dalla zona playout. Una settimana alla volta, ci si è resi conto che non era l’annata che ci si aspettava.

Al posto di Gilli arriva Antoine Kombouaré: destino curioso, perché 15 anni fa era l’allenatore del PSG prima che il PSG diventasse tale, con Carlo Ancelotti a succedergli in panchina nel 2011. Ecco. Qualcuno potrebbe pensare che l’altro club parigino oggi sogna una parabola analoga, ma fatti alla mano non è così semplice. Innanzitutto perché Kombouaré, in questi anni, si è preso la reputazione di “Ballardini di Francia”: specialista in salvezze, arriva e risolve problemi – perfetto nel breve periodo, come sottolinea il Guardian, ma senza esperienze recenti nei meandri più alti nella classifica. E poi va considerato, oltre qualunque guida tecnica, che il Paris può iniziare a tirare le somme sulla squadra costruita per il gran ritorno in massima serie: fra tutti i nuovi innesti e le riconferme, l’unico giocatore ad aver brillato con continuità è Ilan Kebbal, centrocampista col bel vizio del gol. Per il resto più delusioni che note liete. Tra i rinforzi arrivati nelle ultime settimane c’è anche Ciro Immobile, che ha scelto di trasferirsi in Francia nel momento decisamente meno propizio.

Insomma, nei prossimi mesi sarà tutto da decidere: tra i vertici societari non si ammette lo scenario dell’eventuale retrocessione e la classifica per ora dà ancora ragione al Paris. Ma è chiaro ormai che non sarà un campionato in scioltezza, affacciandosi addirittura nella prima metà della classifica, come avevano illuso le prime giornate. È il precario equilibrio che contraddistingue le esigenze dell’oggi con la progettazione sportiva di domani: dietro la sua facoltosa proprietà, il Paris sogna in grande e non può mancare gli step intermedi per arrivarci. Finora la presenza di Red Bull – e quindi di Jurgen Klopp – dietro le quinte si è sentita poco, forse anche perché l’azienda austriaca, di fatto, è un’azionista di minoranza. Ed è questo che forse deve più preoccupare i tifosi.

Il ruolo della casa austriaca resta infatti in fase di definizione. L’Équipe spiega che Red Bull continua a possedere il 10,6% del capitale del Paris FC, una quota destinata a salire al 15% alla fine della stagione 2026/27. Niente che però indichi un più massiccio coinvolgimento in società, o un ruolo più incisivo da parte di Klopp, direttore calcistico del mondo Red Bull, all’interno del club francese. Il sentore comune è che dunque i manager austriaci stiano ancora sondando il terreno per capire fino a che punto il proprio modello sia replicabile nel calcio transalpino. E finché ci saranno questi contorni di incertezza attorno al Paris, anche il futuro della squadra resta tutt’altro che proiettato verso un concreto dualismo con il PSG ai vertici della Ligue 1. Quella notte di Coppa era stata una pia illusione, e al momento non basta nemmeno tutta la sconfinata fortuna degli Arnault per spingere oltre le fortune del Paris.

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