Tutto è nato dal famoso sfogo di Coco Gauff agli Australian Open, filmato a tradimento dalle telecamere del torneo. Nel video, poi diventato virale sui social, si vedeva la tennista americana – ora testa di serie numero 4 a Indian Wells – che spaccava violentemente una racchetta dopo la sconfitta in due set contro Elina Svitolina in meno di un’ora di gioco. Nella successiva conferenza stampa, oltre a scusarsi per l’accaduto, Gauff aveva lanciato una frecciata all’eccessiva esposizione mediatica che a sua detta subiscono i tennisti, sostenendo di essersi recata in una parte dello stadio che riteneva “libera” da camere e occhi indiscreti. Ecco, proprio quella volontà di avere un posto in cui potersi sfogare, ovviamente senza correre il rischio di essere filmati, ha portato alla creazione di vere e proprie “rage room”, letterlamente stanze della rabbia, per le tenniste professioniste.
L’idea non poteva che arrivare dagli Stati Uniti. Un torneo WTA in Texas ha introdotto la curiosa novità: si tratta dell’ATX Open di Austin, che ha deciso di proporre l’originale soluzione alle tenniste. «Presentiamo la rage room dell’ATX Open, la prima del suo genere, dove le giocatrici possono esprimere frustrazione ed emozioni in modo privato e sicuro, in un ambiente senza telecamere» ha scritto sui propri canali social il torneo (vinto dall’americana Peyton Stearns) accompagnando il post con un cartello con le indicazioni «non sorridere» e «conta fino a tre» accanto all’immagine di una racchetta rotta.
Visualizza questo post su Instagram
Un’idea simile era stata proposta anche durante i Dubai Tennis Championships, dove gli organizzatori avevano allestito un camion “Smash Room” per permettere ai tifosi di rompere oggetti e scaricare lo stress. Tra i protagonisti dell’iniziativa anche il tennista cinese Shang Juncheng, che ha provato l’esperienza davanti alle telecamere. «Ho rotto diversi oggetti, tra cui DVD e grandi contenitori. È rumoroso e intenso, ma in senso positivo. Ti permette di liberarti di tutto quello che hai dentro invece di portare quella frustrazione in campo» ha raccontato. Secondo Shang, attività del genere durante un torneo possono aiutare i giocatori a rilassarsi e alleggerire la pressione: «Ti fa sentire più leggero. Finché resti sotto controllo quando giochi, è un modo piacevole per staccare».
Tra i giocatori che hanno chiesto maggiore privacy nel corso dei loro tornei ci sono anche Novak Djokovic e Iga Swiatek. Sempre nel corso degli ultimi Australian Open, Djokovic ha dichiarato di non sopportare più che i giocatori vengano filmati in ogni momento: «È triste non poter andare da nessuna parte per sfogare la propria frustrazione o rabbia senza che ci sia una telecamera» ha spiegato il serbo. «Viviamo in una società in cui il contenuto è tutto. Non credo che la tendenza cambierà, probabilmente ci saranno ancora più telecamere. Mi sorprende quasi che non ce ne siano anche nelle docce».
Non ci sono ancora certezze in merito all’espansione del progetto “rage room”, cioè se l’iniziativa sarà adottata da qualche altro torneo – specialmente quelli dello Slam, più carichi di stress per la maggior posta in palio. Ma intanto è stata lanciata una possibile soluzione a un problema che esiste. Anche se fa strano pensare che il rimedio più facile, diminuire le telecamere, non sia stato neanche preso in considerazione.