Chiamatela pure ingerenza Blues. Perché da qualche tempo a questa parte, i giocatori del Chelsea si stanno simbolicamente appropriando del disco del centrocampo, appena prima del calcio d’inizio, finendo letteralmente al centro dell’attenzione – e dei mormorii dei tifosi avversari. Di rituali scaramantici, nel pallone, se ne sono visti di tutti i tipi. E di per sé, quello scelto nelle ultime settimane da Palmer e compagni non avrebbe nulla di particolarmente clamoroso: un cerchio umano, compatto, per darsi la carica fra tutti i giocatori sul terreno di gioco. Immagini così se ne vedono di continuo, in qualsiasi sport, in infinite situazioni – un classico prima della lotteria dei rigori in situazioni da dentro o fuori, per esempio. Il problema è quando e dove il Chelsea ha deciso di esibirsi. Lì nel mezzo, circondando la sfera prima di dare il via alla partita, anche se a battere magari tocca agli avversari: un’immagine impossibile da ignorare, e con vaghi contorni di arroganza se non manie di protagonismo. Come a dire: questa è roba nostra, non la facciamo vedere a nessuno e nei prossimi 90 minuti ve ne accorgerete – e giusto per ribadire il concetto, il Chelsea ripete il gesto anche prima del secondo tempo. Una dichiarazione d’intenti calciatori-pallone, senza alcun filtro.
In Inghilterra ormai, chiunque debba affrontare i Blues perde la pazienza ancora prima che cominci il match. Succede in Premier League, succede addirittura in FA Cup dove lo squadrone di Londra non ha avuto riguardi nemmeno del modesto Wrexham – rischiando grosso, perché la formazione di Championship ha spaventato il Chelsea cedendo soltanto ai supplementari. Dagli spalti di qualsiasi stadio che non sia Stamford Bridge piovono puntualmente bordate di fischi. I giocatori avversari si innervosiscono – e forse questo è proprio uno degli intrighi psicologici che sprona i ragazzi di Rosenior a proseguire con la messinscena, di partita in partita. Come racconta The Athletic, non si tratta di un’iniziativa dell’allenatore, ma dello spogliatoio stesso. Anche se Rosenior approva, dando una chiave di lettura inevitabilmente benevola: “Quel cerchio mi piace molto perché mostra l’unità, la compattezza e lo spirito dei miei giocatori”, dice l’ex Strasburgo. “C’è bisogno di tutto questo: prima ancora di parlare di tattiche o di schemi, occorre un gruppo di atleti desiderosi di correre forte e lottare gli uni per gli altri. E nella mia breve esperienza su questa panchina, devo dire, non c’è stato alcun incontro in cui loro non abbiano dato tutto o mi abbiano deluso in termini di dedizione. Siamo una rosa sana, affiatata, a cui piace stare in compagnia. E questa è già metà dell’impresa”.
Curiosamente, il siparietto era stato inaugurato al Maradona di Napoli, il 28 gennaio scorso: al Chelsea serviva una vittoria per blindare la qualificazione diretta agli ottavi di Champions League. E la vittoria è arrivata, per 3-2, al termine di una gara molto combattuta. Stesso copione e stesso risultato pochi giorni dopo in campionato, nel London derby contro il West Ham. A quel punto i giocatori, tra scaramanzia ed entusiasmo per quell’iniziativa spontanea, hanno deciso di farne un appuntamento fisso e sordo a ogni critica. Com’è proseguito il cammino dei Blues dopo l’introduzione del cerchio umano? Niente di trascendentale, naturalmente: 6 vittorie, 2 pareggi e 2 ko, tra cui l’eliminazione dalla EFL Cup per mano dell’Arsenal – e un gap dai Gunners in campionato ormai incolmabile. Insomma, la cabala non c’entra. Tutta questione di divertimento interno, e irritazione altrui.
Circling the ball before kick off is an all new tactic from Chelsea! ⚽️👀 pic.twitter.com/aDWuJHE4UE
— Football on TNT Sports (@footballontnt) March 6, 2026
L’immagine simbolo è arrivata qualche giorno fa in Premier League, con il Chelsea a far immattire il Villa Park già prima del match che l’avrebbe visto travolgere i padroni di casa, riaprendo così il discorso quarto posto. James e gli altri, nell’occasione in maglia nera, si chiudono a riccio davanti al pallone. Ollie Watkins e altri giocatori dell’Aston Villa vanno su tutte le furie, sembrano chiedere all’arbitro “What the f*** is that?”. Ma tecnicamente, in termini di regolamento, i Blues non commettono alcuna infrazione disciplinare e continuano imperterriti. Per l’irritazione di pubblico, avversari e pure addetti ai lavori – in telecronaca si parla di “comportamento ridicolo, un’idea stupida”. Chissà allora come sarà l’accoglienza del Parco dei Principi, quando mercoledì il Chelsea affronterà il PSG per la prima volta dalla finale del Mondiale per Club. Il pubblico paragino sarà già bello fumante, senza bisogno di stramberie in mezzo al campo.