Seguire le orme di Sócrates, Rivaldo, Carlos Tevez e Ronaldo il Fenomeno: può essere un sogno, alla fine della propria carriera? È la nuova sfida che attende Jesse Lingard al Corinthians, il primo inglese di sempre a giocare in Brasile. Tanto affascinante quanto carica di pressioni. Perché il 33enne scuola Manchester United è reduce da un’esperienza nel campionato sudcoreano, trovando continuità tardiva – e un buon numero di gol: 19 in 67 presenze – con la maglia del Seul. Ma il Brasileirão è un’altra cosa. Il club paulista, poi, non ne parliamo. Ed essere la stella designata per risollevare le sorti della squadra rischia di essere un’arma a doppio taglio.
Parliamoci chiaro: teoricamente Lingard è sbarcato in Brasile con un pedigree da top player. Ha firmato a parametro zero, dopo che il suo contratto in Sud Corea era scaduto lo scorso dicembre. Con il nuovo club ha trovato un accordo annuale con opzione di rinnovo fino al 2027, al raggiungimento di certe condizioni. Il fantasista inglese aveva anche altre offerte. Ma una volta sentito il parere di Memphis Depay, suo ex compagno ai tempi dei Red Devils e oggi pregiato attaccante del Corinthians, non ha avuto dubbi. E per far capire alla piazza che fa sul serio, ha scelto il numero 77: non uno qualunque, nella storia del club. Si tratta dell’anno in cui il Timão ruppe un digiuno di trofei lungo 23 anni. E anche la data in cui il leggendario Socrates iniziò a vestire la maglia bianconera, preludio di quell’eccezionale avventura calcistica nota come democrazia corinthiana (ma questa è un’altra storia).
Insomma, Lingard si è addossato un bel po’ di aspettative. E non tutti da quelle parti hanno apprezzato (lo racconta bene la BBC in questo approfondimento). Anzi: i tifosi – un popolo caldissimo, senza paragoni in Europa, sempre a detta di Depay – in passato non si erano fatti remore a fischiare i vari Roberto Carlos, Tevez, Mascherano. Perfino Ronaldo. Non è necessariamente questione di risultati, ma di alchimia con una maglia pesante. E con tutto il rispetto, nemmeno nel suo prime time Lingard aveva i colpi dei suoi illustri predecessori. «C’erano migliori giocatori da acquistare, sia in Brasile sia all’estero: calciatori che costavano meno e avrebbero funzionato lo stesso», dice senza mezze misure Luisão, ex Benfica che affrontò Lingard da avversario in Champions League. Gli scettici si moltiplicano: secondo Ilsinho, altro ex difensore brasiliano, «nessuno si fermerà fuori dallo stadio per chiedere una foto a Lingard». Mentre Mauro Cezar Pereira, un autorevole giornalista locale, sottolinea che «il ragazzo è stato lontano dai massimi livelli per parecchio tempo. Non so quanto valore aggiunto possa dare al Corinthians. È un acquisto un po’ strano».
Se dunque Jesse si aspettava di lasciare la periferica Sud Corea per venire accolto da star nel Paese del calcio, beh, potrebbe scottarsi presto con la realtà. Il pubblico è senz’altro curioso di vederlo all’opera e si mostra pronto a incoraggiarlo. Ma certamente il giocatore non gode di fiducia condizionata: anzi, il suo nome pesa ancora di più e se le prestazioni dovessero tardare a farsi vedere, il suo potrebbe presto venire additato come caso di mala gestione. Anche perché la pazienza in casa Corinthians non è esattamente ai massimi storici: è vero, la squadra ha appena centrato un buon tripletino – Coppa più Supercoppa del Brasile più campionato paulista. Eppure nel Brasileirão, cioè quello che conta davvero, è reduce da un deludente 13esimo posto. E dopo essersi laureato campione nazionale per l’ultima volta nel 2017, il Corinthians non è più riuscito a classificarsi fra le prime tre. La torcida più impegnata del Paese cerca la svolta. Per alcuni Lingard non è il profilo giusto per centrarla, ma ha pur sempre ottimi piedi per provare a smentire ogni dubbio.