Un grande allenatore si misura anche dalla qualità degli assistenti di cui si circonda. Nel calcio del 2026 è fondamentale, perché sono aumentati a dismisura la quantità di dettagli da prendere in considerazione nel preparare una partita, la mole di dati da esaminare e saper spiegare alla squadra, il numero di video delle situazioni di gioco dell’avversario da analizzare. E se, come ha fatto Mikel Arteta, si va a pescare tra i migliori, il livello degli allenamenti e della lettura del match si alza vertiginosamente. Il manager dell’Arsenal, che in estate ha dovuto sostituire Carlos Cuesta (passato ad allenare il Parma), è andato a botta sicura: e così Gabriel Heinze, libero dopo l’esperienza al Newell’s Old Boys, è approdato nel Nord di Londra.
Heinze è un allenatore dal curriculum già importante: il suo Vélez Sarsfield, tra il 2018 e il 2020, ha giocato il miglior calcio d’Argentina e la stagione in MLS, agli Atalanta United, ha rafforzato il cv internazionale dell’ex difensore argentino, che da giocatore ha vestito le maglie di Paris Saint-Germain Manchester United, Real Madrid, Olympique Marsiglia e Roma. Insomma, stiamo parlando di un professionista che dunque conosce bene i metodi di lavoro europei e soprattutto la Premier League.
Arteta, evidentemente, ha pensato che per fare il definitivo salto di qualità – quello che potesse riportare i Gunners a vincere – servisse un professionista del genere. Ma Heinze è anche un amico: lui e il manager dell’Arsenal, infatti, si sono incontrati per la prima volta al PSG nel 2001 sotto la guida dell’allenatore Luis Fernández: proprio l’allenatore francese, intervistato dalla BBC, ha detto che «parliamo di due ragazzi davvero fantastici. È stato un piacere allenarli. La cosa più bella è che non sono cambiati. Sono rimasti esattamente gli stessi ancora oggi: persone leali e grandi lavoratori. Quando ho visto quello che hanno fatto all’Arsenal, sono stato molto orgoglioso».
Arteta, di fatto, si è rivolto una figura importante per lui: ai tempi del PSG, Mikel aveva solo 18 anni e di recente ha descritto il suo anno e mezzo a Parigi come un’esperienza che è rimasta con lui per sempre, che ha plasmato ciò che voleva diventare come giocatore e ha acceso in lui qualcosa che lo ha spinto verso la carrriera da allenatore dopo il ritiro. Quel PSG era pieno di grandi nomi e personalità forti. Oltre a Heinze, Arteta ha condiviso lo spogliatoio con Ronaldinho, Mauricio Pochettino, Jay-Jay Okocha e Nicolas Anelka. I primi mesi sono stati difficili per Mikel, un basco timido e introverso, nonostante la presenza e il sostegno dei suoi genitori. Heinze era parte di quella colonia di giocatori ispanofoni che l’hanno aiutato ad adattarsi. Anche se ha solo quattro anni più di Arteta, l’ex difensore argentino è stato per lui una sorta di fratello maggiore: «Sono stati insieme in allenamento e hanno passato tempo insieme anche fuori dal campo con le loro famiglie», ha ricordato Fernandez.
Questo rapporto, evidentemente, è rimasto saldo nel corso degli anni. E adesso sta vivendo un nuovo capitolo a Londra, dove Heinze è stato scelto come coach per la fase di non possesso, in particolare sul posizionamento e sui contrasti. Il fatto che l’Arsenal abbia il miglior rendimento difensivo dell’intera Premier League e della Champions League (per un totale di 26 gol subiti in 38 partite delle due competizioni) sottolinea come la scelta fatta da Arteta sia stata proprio quella giusta.