Travolgendo l’Atalanta, il Bayern ha dimostrato di essere la miglior squadra d’Europa

Il 6-1 colto a Bergamo, senza Harry Kane e altri giocatori fortissimi, è un segnale chiaro sulla qualità e sulla consapevolezza della squadra di Kompany.
di Redazione Undici 11 Marzo 2026 alle 02:07

Le facce dei giocatori dell’Atalanta a metà primo tempo sono lo spot perfetto di una serata da incubo. Espressioni attonite e incredule di fronte a un’onda anomala che ha travolto la Dea. Un’onda di nome Bayern Monaco. A Bergamo sapevano che sarebbe stata dura. Eppure, forse per quelle vibrazioni che si portavano dietro dalla rimonta contro un’altra tedesca, il Borussia Dortmund, non pensavano che l’andata degli ottavi di finale di Champions potesse trasformarsi in un incubo. Ma è andata esattamente così: il Bayern ha stritolato l’Atalanta con ferocia, dominando la partita dal punto di vista fisico, tecnico, tattico. E lo ha fatto lasciando in panchina, almeno dall’inizio, Guerreiro, Goretzka, Musiala, Davies e soprattutto Harry Kane. È forse questa la notizia più preoccupante, per le avversarie del Bayern: la squadra di Kompany è arrivata con assoluta serenità a giocarsi un ottavo di finale di Champions, confidando nella forza della sua rosa e nel valore delle sue rotazioni. E ha vinto 6-1 in trasferta.

Nonostante la scelta di mettersi a quattro con le due punti centrali in avanti, Krstovic e Scamacca, i concetti dell’Atalanta sono rimasti sempre gli stessi: grande aggressività a tutto campo, il solito Kolasinac a inseguire Gnabry fino alla sua trequarti e verticalità estrema, agevolata dalla velocità di Zalewski e Sulemana sugli esterni, una volta recuperato il pallone. I giocatori di Palladino volevano imporre un ritmo altissimo alla partita, se ne sono accorti tutti fin dal riscaldamento, solo che però il Bayern ha accettato volentieri questo contesto: dopo i primi cinque minuti di osservazione e di studio, i giocatori in maglia tossa si sono presi il campo e si sono sistemati nel modo giusto. Da lì in poi, è servito pochissimo tempo perché la squadra di Kompany cominciasse a vincere tutti i duelli individuali, mettendo grande pressione in zona palla e portando tanti giocatori nell’area di rigore dell’Atalanta.

Un traffico che i campioni di Germania hanno risolto sfruttando l’uno contro uno sugli esterni. Olise e Luís Díaz, isolati quasi sulla riga, hanno cominciato a puntare dritto Zappacosta e Bernasconi, saltandoli quasi sempre e creando una doppia soluzione: o il tiro una volta entrati dentro il campo, opzione tentata più spesso dal colombiano, o il cross teso nell’area piccola per l’inserimento di Gnabry, Nicholas Jackson e Pavlovic. La continua riaggressione ha generato un intenso stress tecnico per i centrocampisti dell’Atalanta, che nei primi venti minuti non sono mai riusciti ad appoggiarsi sugli attaccanti.

La Dea ha quindi perso un po’ lucidità. E così, alla prima disattenzione, su un corner battuto velocemente, ha pagato il taglio di Stanisic che ha portato in vantaggio i tedeschi. Anche dopo aver sbloccato il risultato, il Bayern non ha diminuito di un singolo watt l’energia del suo gioco, anzi, ha studiato dei piani alternativi per liberare Gnabry, perché sapeva che era lui l’uomo che poteva strappare la fase offensiva. In fase di costruzione, Kompany chiedeva a Pavlovic di allargarsi e generare un corridoio centrale per arrivare rapidamente dal 7, molto bravo a ricevere spalle alla porta e lavorare di sponda con i compagni. E proprio in una corsia liberata da Gnabry si è infilato Upamecano che ha sfruttato il cattivo posizionamento di Kolasinac, ritrovatosi nella terra di nessuno, per bruciarlo sul tempo e scaricare su Olise che ha fatto tutto il resto, cercando il duello con Bernasconi, costringendolo ad abbassarsi e calciando splendidamente con il mancino sul secondo palo. Dopo 22 minuti i bavaresi erano già sullo 0-2, la New Balance Arena si è ammutolita e sullo stadio è calata una nuvola di rassegnazione – questo non vuol dire che i tifosi bergamaschi abbiano smesso di sostenere la loro squadra, è solo che l’hanno fatto coscienti di come sarebbe andata. a finire la partita. Pochi minuti dopo, quando sul solito taglio di Olise – questa volta direttamente dal rinvio di Ulreich – Gnabry è scappato a Kolasinac, si sono creati i presupposti per il gol del tre a zero.

Venticinque minuti di lezione di pallone che poteva diventare ancor più pesante se Carnesecchi non avesse chiuso lo specchio a Jackson, e se poi Díaz non avesse stretto troppo il destro finito largo da buona posizione. Certo, l’Atalanta ha provato a farsi vedere con un paio di buoni traversoni di Zappacosta non sfruttati da Scamacca e Krstovic, ma poca roba rispetto alle chance prodotte dai bavaresi. La facilità con cui i giocatori del Bayern riuscivano a costruire azioni pericolose è stata impressionante. Gnabry ha scaldato i guanti di Carnesecchi un altro paio di volte e ha scheggiato una traversa, Upamecano per poco con il destro non ha trovato il quarto gol.

Uno 0-4 centrato dopo sette minuti della ripresa, giusto per strozzare anche solo l’ultimo piccolo frammento di speranza rimasto alla Dea. Un Olise in versione extraterrestre ha messo in porta pure il quinto con un’azione copia e incolla a quelle che abbiamo visto fare a Robben per una vita. Quello che fino a poche ore fa in Germania sembrava un paragone un po’ azzardato, forse adesso non lo è più. Il secondo gol in cinque giorni di un ritrovato Musiala ha chiuso il set sullo 0-6, costringendo l’Atalanta alla peggior sconfitta europea della sua storia. Poi Jackson ha incredibilmente mandato alto un pallone a 30 cm dalla porta e Upamecano ha colpito un palo di testa prima degli ultimi 20 minuti, un lento ammaraggio verso i quarti di finale. Un turno a cui il Bayern arriverà forte di questa incredibile prova di solidità e qualità, con un Harry Kane in più – Kompany l’ha lasciato in panchina per tutta la gara – e con la consapevolezza di essere la miglior squadra d’Europa, almeno in questo momento.

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