Il New York Post, la seconda testata newyorchese più prestigiosa dopo il New York Times, ha scritto che «gli USA hanno subito una sconfitta imbarazzante e sorprendente ai Mondiali di baseball». Dall’altra parte del campo c’era l’Italia, una squadra che non può essere neanche lontanamente paragonata – per tradizione, per qualità, per esperienza – alla rappresentativa americana. Eppure, eppure, il «massive upset» – sempre per usare le parole del Post – è arrivato con un 8-6 finale dopo che gli Azzurri sono stati in vantaggio (fino all’8-0 dopo cinque inning e mezzo) per tutta la partita.
Si tratta di un risultato clamoroso. Anche perché è maturato in casa degli americani, per la precisione al Daikin Park di Houston, Texas, uno dei uno dei quattro stadi che sta ospitando il gruppo in cui è inserita l’Italia del World Baseball Classic (che può essere considerato come il Mondiale di baseball) insieme a quelli di San Juan (Portorico), Tokyo (Giappone e Miami (Florida) – la fase a eliminazione diretta, invece, si terrà tutta negli USA. In realtà, però, per l’Italia non è una prima volta assoluta: gli Azzurri avevano già battuto gli americani nel 2007, sempre ai Mondiali. Solo che allora si trattava della versione “in tono minore” del torneo, organizzato senza il contributo e – soprattutto – senza i giocatori della MLB, la grande lega del Nord America. Stavolta, invece, il capovolgimento dei pronostici è davvero enorme: la rappresentativa statunitense è arrivato a questo World Baseball Classic (che in realtà non è un Mondiale vero e proprio, ma lo è de facto da quanto l’IBAF non organizza più un suo torneo per rappresentative senior) con uno dei roster più ampi e completi di sempre, con tantissime stelle di prima grandezza della MLB.
Da parte sua, però, anche l’Italia ha una squadra di buona qualità. Il manager Francisco Cervelli, a sua volta ex ricevitore di NY Yankees, Pittsburgh Pirates, Atlanta Braves e Miami Marlins, ha potuto contare su diversi giocatori naturalizzati – ovvero nati in America ma con origini italiane – che militano proprio in MLB: nel roster composto da Cervelli ci sono Aaron Nola (Philadelphia Phillies), Vinnie Pasquantino (Kansas City Royals), Micheal Lorenzen (Colorado Rockies), Gordon Graceffo (St.Louis Cardinals), Adam Ottavino (NY Yankees), Dan Altavilla (Minnesota Twins), Joe La Sorsa (Pittsburgh Pirates) e diversi altri “oriundi” – per usare un termine mutuato dal vocabolario calcistico – che hanno fatto carriera in America. I nati su suolo italiano sono tre, Samuel Aldegheri, Claudio Scotti e Gabriel Quattrini: i primi due hanno giocato e/o giocano in MLB, il terzo invece è parte del roster degli Hotsand Macerata.
Questa prossimità tra l’Italia – intesa come squadra di baseball – e la MLB è frutto di un progetto iniziato nel ciclo tecnico precedente, guidato da Mike Piazza: membro della MLB Hall of Fame e nono giocatore più pagato della lega nel 2005, Piazza è stato nominato ct nel novembre 2019, dopo la mancata qualificazione degli Azzurri per le Olimpiadi di Tokyo. Grazie alla sua influenza e ai suoi agganci, l’ex manager riuscì a convincere molti italoamericani a unirsi alla Nazionale azzurra, rendendola più competitiva rispetto al passato. Non a caso, viene da dire, l’ultimo World Baseball Classic (disputatosi nel 2023) si è concluso con l’accesso ai quarti di finale, il miglior risultato di sempre per l’Italia. Ma il processo di crescita e sviluppo non si è fermato: prima e dopo l’arrivo di Cervelli, lo staff tecnico si è arricchito di numerose figure con un grande passato in MLB, tra i quali Jorge Posada (che da giocatore ha vinto cinque World Series, vale a dire la finale della lega nordamericana), Dave Righetti (coach vincitore di tre World Series), Sal Fasano (campione MLB sia da giocatore che da coach), Ron Wotua e Allan Baird (tre trionfi a testa in MLB).
Il successo contro gli USA, dopo quelli contro Brasile e Gran Bretagna, ha fatto in modo che gli Azzurri abbiano in mano il destino di tutto il girone: nell’ultima e decisiva gara col Messico, che si disputerà giovedì 12 marzo a mezzanotte (ora italiana), un’ulteriore vittoria sancirebbe la conquista del primo posto in classifica e la qualificazione ai quarti di finale, ma anche l’eliminazione dei messicani e il passaggio del turno degli americani. In caso di vittoria del Messico, invece, per determinare chi passerà il turno sarà decisivo il numero di punti segnati. E quindi gli americani sono di fronte a un concreto rischio-eliminazione. Anche per questo, forse, il New York Post è stato così caustico nei suoi commenti.