Roba da portarsi il pallone a casa. Una, due, tre volte in venti minuti. Prima con l’assist dolcissimo servito a Vitinha – su gentile omaggio di Jorgensen, va sottolineato. Poi con un assolo da campione assoluto, che sprinta, si accentra e insacca all’incrocio. Infine con l’opportunismo dell’attaccante puro, al posto giusto al momento giusto, a centro area in contropiede. Fino al 74esimo, PSG-Chelsea era stata una combattuta e appassionante sfida d’alto livello di Champions League, con i Blues capaci di riprendere per due volte la squadra di Luis Enrique. A quel punto, però, è entrato in campo Khvicha Kvaratskhelia. E la contesa s’è trasformata in mattanza: il tris con cui i londinesi si laureavano campioni del mondo qualche mese fa, oggi i parigini lo restituiscono con gli interessi in un finale da ko tecnico. Tutto nel segno del georgiano.
Non importa se gioca 90 minuti, se è titolare, se subentra o viene sostituito. L’ex attaccante del Napoli è uno di quei giocatori talmente dotati che gli basta un amen per accendersi e decidere la partita – o la stagione, nel caso di un ottavo di finale di Champions – grazie alle sue giocate di classe pura. Dopo la notte contro il Chelsea, siamo già a dieci gol e sette assist stagionali in tutte le competizioni. Certo, se in spogliatoio ci sono dei fenomeni del calibro di Barcola o Dembélé – anch’essi in gol contro il Chelsea, bellissimo quello dell’attuale detentore del Pallone d’Oro – è facile rischiare di smarrirsi o semplicemente di ridursi a un talento fra tanti. Eppure, dopo poco più di un anno dal suo arrivo a Parigi, Kvara si è dimostrato prontissimo soprattutto sotto il profilo mentale. Lucido, concreto, capace di incidere all’occorrenza e quando Luis Enrique gli fa capire che è il suo momento: «Questi ragazzi mi rendono orgoglioso», dice l’allenatore spagnolo. «È un piacere giocare insieme a certi fenomeni: ti senti comodo, attacchiamo e difendiamo da squadra», risponde l’attaccante.
Kvara ha iniziato a parlare aprendo il sorriso di chi sa di averla combinata grossa, mentre teneva fra le mani la palma di MVP della serata. Poi ha fatto un paragone che evoca bei ricordi, ai suoi vecchi tifosi: «Il mio primo gol di questa partita mi ha ricordato quello che segnai a Napoli contro il Monza». Il primo assoluto al Maradona, era l’agosto del 2022: altro capolavoro col destro a giro, un tiro di rara potenza e precisione. Certi brividi non si scordano mai, e Kvara continua a portare con sé il suo biennio in azzurro. Lo eleva a eccellenza europea, incidendo nel PSG più vincente di sempre con precocità ed efficacia – un’eventualità che qualche osservatore, magari, non avrebbe data per scontato. Invece ogni mese è più chiaro di avere a che fare con un artista del pallone. Con un jolly che più propizio non si può: la forza dei parigini si misura anche nel lusso di poter lasciare in panchina uno come Kvaratskhelia. Per poi sguinzagliarlo quando arriva il momento di mordere il match.
Certo, tre gol di scarto, con questi attacchi e queste difese, non sono ancora garanzia di qualificazione. E Stamford Bridge è sempre un pesante fattore avverso: Luis Enrique predica una maniacale prudenza, comprensibilmente. Ma il PSG della gioventù è troppo bello e sfrontato per preoccuparsene davvero. Ultimamente era incappato in qualche inconsueto passaggio a vuoto, soprattutto in Ligue 1. Eppure, se più di qualcuno iniziava a dubitare sullo stato di forma dei campioni d’Europa, la risposta è stata rapida e brutale come può essere soltanto una cinquina rifilata al Chelsea campione del mondo. Alla pari su tutto, a lunghi tratti. Tranne che per il fattore Kvara: non proprio un dettaglio da poco, in partite del genere.