La FIFA sta pensando da tempo di ingrandire il Mondiale per Club, anzi addirittura se ne parlava già durante l’edizione 2025 del torneo. Ma ora pare che stia per iniziare una battaglia forte con la UEFA, decisa a opporsi a questo cambiamento. L’idea di Infantino e degli atri dirigenti FIFA sarebbe quella di ingrandire la Club World Cup del 2029, che si giocherà in Spagna e Marocco, fino a 48 squadre qualificate: dato il successo dela prima manifestazione, quantomeno in termini di business e sponsorizzazioni, la FIFA spingerebbe dunque per replicare quanto fatto per la Coppa del Mondo per Nazionali, che dall’edizione 2026 avrà un format a 48 squadre. Secondo il Times, l’ente del pallone europeo bloccherà qualsiasi tentativo in questo senso. Ma non solo: anche l’idea di accorciare la distanza tra due edizioni del torneo, portandola a essere biennale, dovrebbe essere osteggiata.
Proprio il presidente FIFA Infantino, questa settimana, ha dichiarato che la prossima edizione del Mondiale per Clib «potrebbe essere più ampia» di un evento a 32 squadre. Il segreto di Pulcinella, poi, è che la FIFA desidera che il torneo si giochi ogni due anni – se non addirittura ogni estate. Ma, come detto, la UEFA si opporrà in maniera decisa a questa proposta. Inoltre, la confederazione europea sarebbe contraria anche all’aumento del numero di squadre europee ammesse al torneo (al momento gli slot UEFA sono 12).
Sempre secondo il Times, e questa è un’altra notizia importante, anche i club europei condividerebbero la visione dei dirigenti UEFA: giocare il CWC ogni due anni intaserebbe ancor di più un calendario già fittissimo, con il serio rischio di aumentare gli infortuni. Lo stesso discorso vale per un allargamento dei club presenti, dato che la durata della manifestazione inevitabilmente si allungherebbe. La UEFA, inoltre, considera inaccettabile l’adesione di più di due squadre di un singolo paese europeo di competere.
Di sicuro la questione è lunga e anche abbastanza complessa. Se la FIFA ha capito che il calcio mondiale ha bisogno di questi grandi eventi per essere sostenibile, a meno di una profonda revisione delle spese e dei costi di stipendi e cartellini, dall’altra la UEFA sta giustamente facendo notare come sia fondamentale preservare la salute fisica e psicologica dei giocatori, quelli che alla fine mandano avanti il prodotto. Inoltre guardando sempre alla confederazione europea, c’è anche un altro brand da preservare: quello della Champions League. Quel che è certo, in ogni caso, è che FIFA e UEFA non si metteranno d’accordo tanto velocemente. In fondo, a pensarci bene, è sempre così.