Vincendo a Shanghai, Kimi Antonelli è andato oltre l’etichetta di predestinato: ora è un pilota intelligente e maturo

La sua Mercedes è di gran lunga la miglior macchina della Formula Uno, ma il pilota italiano l'ha guidata con una lucidità straordinaria. Soprattutto se pensiamo che non ha ancora vent'anni.
di Redazione Undici 15 Marzo 2026 alle 12:07

Per capire la giornata di Andrea Kimi Antonelli in Cina, la cosa più significativa, per una volta, è il silenzio. Quello del suo team radio a fine gara, quando stava riportando la sua auto ai box. Gli unici rumori che si percepivano erano quelli del lungo pianto del pilota della Mercedes, 19 anni e sei mesi, in lacrime per quella che è la sua prima vittoria in Formula Uno. Antonelli, inoltre, è il primo italiano a salire sul gradino più alto del podio dopo vent’anni (l’ultima volta ci era riuscito Fisichella in Malesia nel 2006). Ma non è tutto: Antonelli ha anche sfruttato al meglio la prima pole della sua vita (anche qui c’è da festeggiare un record assoluto: prima di lui, il più giovane a partire dalla prima posizione era stato Max Verstappen a 21 anni e quattro mesi) ed è finito davanti al suo compagno di squadra, George Russell.

C’è poi tutto il discorso che riguarda le delusioni dell’anno scorso, quando la Mercedes non aveva la potenza che ha adesso. Antonelli deve aver assorbito, metabolizzato ma non dimenticato i tanti weekend problematici del 2025, quando Russell piazzava la macchina costantemente nelle prime cinque e lui finiva invece ad arrancare nelle retrovie. Il Team Principal Toto Wolff, criticato per aver dato il sedile di Hamilton a un diciottenne, lo ha sempre difeso e ha chiesto tempo perché il ragazzo aveva qualità, doveva solo imparare a stare in Formula Uno. Dodici mesi dopo, anche grazie all’arrivo di una vettura-astronave, la profezia si è avverata: Wolff ha vinto la sua scommessa.

In Cina, infatti, Kimi ha corso da pilota esperto. La domenica di Shangai ha mandato in tilt quasi tutti. Le due McLaren non sono neanche partite, bloccate da problemi alle centraline elettriche; Verstappen si è dovuto ritirare quando si trovava al sesto posto; Hadjar, con l’altra RedBull, si è girato in avvio. Le insidie, quindi, c’erano eccome. Eppure Antonelli le ha schivate tutte, marcando stretto Russell alla partenza, anche a costo di cedere la prima posizione alla Ferrari di Hamilton, tanto sapeva che sarebbe andata a riprenderla – come successo poi al secondo giro.

Neanche il tempo di cominciare a costruire un vantaggio consistente che Antonelli si è trovato davanti il primo turning point della gara. L’Aston Martin di Lance Stroll ha accusato un problema tecnico che lo ha costretto a fermarsi in pista, rendendo necessario l’ingresso della Safety Car. In quel momento il muretto Mercedes ha preso una decisione cruciale: richiamare entrambe le frecce d’argento ai box per anticipare la sosta. Una mossa rischiosa, perché significava percorrere gran parte della gara con lo stesso set di gomme, ma anche potenzialmente molto vantaggiosa grazie al tempo risparmiato con il gruppo neutralizzato.

Antonelli è rientrato con precisione e senza errori, il suo obiettivo era chiaro: cominciare a scappare, ma con lucidità. Il fattore chiave sarebbe stato portare gradualmente le gomme nella finestra ideale di temperatura. Spingere subito avrebbe significato stressare troppo gli pneumatici e rischiare un degrado eccessivo nella parte finale del gran premio. È in questo punto esatto che Antonelli ha dimostrato grande maturità. Nei primi giri dopo la ripartenza, ha mantenuto un ritmo controllato, cercando di far lavorare progressivamente le ruote. Questa scelta ha avuto però una conseguenza evidente: il distacco su Leclerc ha iniziato a ridursi. Il pilota monegasco, forte di gomme già in temperatura e di una macchina con una turbina più piccola, che si scalda prima, ha recuperato diversi decimi al giro e si è avvicinato con decisione.

In quel frangente Antonelli ha dimostrato un autocontrollo notevole. Non ha reagito in modo impulsivo all’attacco del rivale, ma ha continuato a seguire il piano stabilito con il team, consapevole che la gara si sarebbe decisa più avanti. Era un investimento sul lungo periodo, una scelta che avrebbe pagato nella seconda metà della corsa. Quando le gomme hanno finalmente raggiunto la finestra di funzionamento ideale, la gara di Antonelli ha cambiato volto. Il passo è diventato improvvisamente molto competitivo e il gap da Leclerc è progressivamente aumentato. Da quel momento il pilota italiano ha iniziato a creare la sua leadership con grande precisione, giro dopo giro, trovando un ritmo martellante.

Antonelli non stava semplicemente difendendo la posizione, ma aveva ancora margine per spingere quando necessario. Nella seconda parte George Russell, rimasto indietro dopo la Safety Car, ha iniziato una rimonta poderosa sfruttando la potenza del suo motore. Giro dopo giro, il britannico ha recuperato terreno sul gruppo di testa, avvicinandosi progressivamente alle posizioni di vertice. Antonelli, però, ha gestito la situazione con grande maturità. Il suo vantaggio non è mai stato enorme, ma è rimasto sempre intorno ai sei secondi: il segnale più evidente di una gara sotto controllo. Russell ha forzato per qualche giro, ma quando ha capito che non sarebbe riuscito a farsi vedere negli specchietti, ha lasciato andare il compagno di scuderia. Antonelli ha proseguito senza errori e senza stressare inutilmente la vettura. Fino all’ultimo giro, vissuto in apnea.

La vittoria nel Gran Premio di Cina non è stata soltanto una questione di velocità pura. È stata soprattutto una dimostrazione di maturità. Antonelli ha gestito una partenza complessa, ha preso la decisione giusta durante la fase di Safety Car, ha resistito alla pressione di Leclerc quando le gomme non erano ancora nella finestra ideale e ha controllato la seconda metà della gara con grande sicurezza. Sono elementi che raramente si vedono in un pilota così giovane. A Shanghai l’italiano ha dimostrato di possedere una qualità fondamentale in Formula 1: la capacità di leggere la gara e adattarsi alle situazioni, restando sempre lucido anche nei momenti più delicati. Il successo nel Gran Premio di Cina potrebbe rappresentare molto più di una semplice vittoria di tappa. In un campionato sempre più competitivo, risultati come questo hanno un valore enorme sia dal punto di vista della classifica sia da quello psicologico. Per Antonelli è la conferma di poter competere stabilmente ai massimi livelli. «Ci avevo pensato stanotte, speravo in una giornata così, fortunatamente è andata bene» ha detto a Sky Sport dopo la gara. Poche parole, ma va bene così: per lui hanno parlato gli occhi ancora lucidi, quelli che ci hanno fatto capire il rumore del silenzio di un team radio che non dimenticherà mai. E che, forse, confermano quello che diciamo da tempo: Andrea Kimi Antonelli è un predestinato, il suo arrivo tra i grandi era solo questione di tempo. Quel tempo è arrivato.

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