Piccolo esperimento: prendete la rosa del Psg che, scorretela e guardate l’età media. Scoprirete che è bassissima, la più bassa di tutta la Champions League. Una volta fatto questo, guardate il numero di ragazzi che arrivano dal settore giovanile. Giusto per fare qualche nome: Zaire-Emery, Mayulu, Mbaye, Dro (appena acquistato dal Barcellona), senza contare l’infortunato Ndjantou. Tutta gente di neanche vent’anni e/o cresciuti nell’Academy del club, o magari comprati quando avevano a 15, 16 o 17 anni e poi “sviluppati” nel vivaio. Il PSG, insomma, ha a disposizione ina quantità di talento esagerata, da aggiungersi agli altri acquisti – giovani ma già fortissimi – fatti nelle ultime stagioni, i vari Doué, Barcola o Zabarnyi. Oltri a questi giocatori, poi, il club parigino ha disseminato in giro per l’Europa una serie di altri teenager molto interessanti e futuribili. Eppure in questo mix di qualità qualche problema c’è, perché pare che a Parigi facciano sempre più fatica a trattenere questi ragazzi.
Come sottolineato da L’Équipe, infatti, un discreto numero di teenager lo scorso anno ha lasciato il PSG: Axel Tape è andato al Bayern Leverkusen, Oumar Camara ha scelto i portoghesi del Vitoria Guimãraes e Mahamadou Sangaré ha accettato l’offerta del Manchester City. Per ovviare a questa fuga la dirigenza ha giocato d’anticipo proponendo, a fine anno, contratti professionistici ad altre promesse del settore giovanile: Martin James, Arthur Vignaud, Hermann Malonga, Samba Coulibaly, Mathis Jangeal, Pierre Mounguengue. Ad oggi, nessuno di loro, però, ha detto sì a un accordo. Le situazioni e le motivazioni differiscono.
Il punto, però, è che l’ingaggio di Dro Fernandez, 18enne arrivato a gennaio dal Barcellona, ha fatto e sta facendo presagire un cambio di strategia. Poi non è passato inosservato che Mbaye sia quasi scomparso dalle rotazioni, così come hanno fatto rumore i ritorni di Noah Nsoki, David Boly o Mathis Jangeal – che a un certo punto sembravano entrati a far parte delle rotazioni della prima squadra – nelle squadre giovanili. «Abbiamo spiegato loro che era logico uscire dalla prima squadra: con il rientro degli infortunati tutto sarebbe cambiato, ma a questa età non è facile essere pazienti», ha spiegato al giornale un tecnico del settore giovanile.