Il Barcellona non riesce a risolvere un grande problema: quello dei giovani talenti che decidono di lasciare la Masía

Il 18enne Dro sta per trasferirsi al PSG, come Xavi Simons e tanti altri giocatori prima di lui, senza che il suo club possa impedirlo.
di Redazione Undici 22 Gennaio 2026 alle 14:38

Il 18enne Pedro Fernández, gioiellino del Barcellona che tutti conoscono semplicemente come Dro, sta per passare al Paris Saint-Germain. Non è una notizia così assurda, in passato è già successo che un giovane cresciuto nella Masía – il florido vivaio del Barça – si trasferisse in un altro club europeo. E il problema è proprio questo: per quanto ci provi, e per quanto abbia ricominciato a inserire i migliori prodotti del suo settore giovanile in prima squadra dopo alcuni anni di “vuoto”, il Barcellona fa fatica a trattenere i talenti allevati in casa.

Basta guardare all’elenco di tutti i ragazzi che, negli ultimi anni, hanno lasciato la Catalogna ancora prima di imporsi davvero nelle rotazioni di Flick, Xavi e dei loro predecessori: André Onana, Héctor Bellerín, Eric García, Xavi Simons, Ilaix Moriba, Dani Olmo e Marc Guiu, tutti negli anni Dieci e negli anni Venti. Ne abbiamo dimenticato qualcuno di meno noto, è inevitabile, ma il senso è chiaro: l’addio di Dro sta confermando un trend che esiste da anni. E che a volte rasenta il grottesco, visto che in alcuni casi il Barcellona si è ritrovato a voler/dover riacquistare un giocatore perduto dopo averlo avuto in organico – dall’elenco precedente, in questo senso, potremmo pescare i nomi di Eric García e Dani Olmo.

Ma cosa c’è dietro questa diaspora del talento? Come in ogni situazione del genere, non c’è una sola motivazione. O meglio: si potrebbe condensare tutto il discorso nel termine “fretta”, intendiamo da parte dei giocatori, ma anche il Barça ha le sue responsabilità. Non dirette, non risolvibili, a volte paradossali, ma comunque esistenti. Prendiamo per esempio il caso di Dro: secondo quanto riportano i giornali catalani e spagnoli, la sua scelta di andare a Parigi è legata alla grande concorrenza per un posto da titolare o comunque da primo sostituto, “davanti” a lui ci sono infatti giocatori importanti come Fermín López, Dani Olmo e Gavi.

Il problema dello scarso minutaggio attiva il classico meccanismo del mercato in uscita: gli agenti di questi giovani talenti fanno leva sulla loro voglia di giocare, di essere protagonisti, e quindi si mettono in posizione d’attesa se non addirittura in modalità-caccia, nel senso che si rendono disponibili ad ascoltare le offerte di altri club. Offerte che spesso sono anche vantaggiose, specie se parliamo di un calciatore molto promettente come Dro. Il quale, esattamente come Xavi Simons prima di lui, ha suscitato l’interesse del PSG. A quel punto, beh, diventa difficile resistere a una proposta economica allettante e al progetto tecnico del club francese.

Il Barça, dal canto suo, può fare molto poco per chiudere questo canale di uscita. Perché è un club ancora in difficoltà dal punto di vista finanziario, ma anche per ragioni tecniche e di contesto: i giovani della Masía hanno tutti una clausola rescissoria, quella di Dro per esempio è di sei milioni di euro, che è ovviamente proporzionata all’ingaggio concordato in precedenza.

L’unico modo per scoraggiare gli altri club sarebbe lavorare a un aumento significativo di queste clausole, aumento che però sarebbe accettato dai giocatori – e dal loro entourage – solo a fronte di un aumento di stipendio. Inoltre, in alcuni casi – soprattutto quando parliamo di adolescenti – non ci sono dei veri e propri stipendi, piuttosto dei rimborsi spese, e quindi la situazione diventa ancora più aleatoria. E quindi più precaria, dal punto di vista del club.

Qualche anno fa, come racconta questo articolo di El País uscio nel 2017, il Barcellona aveva fatto un tentativo per “blindare” i contratti dei suoi giovani con l’inserimento di una penale – da addebitare ai genitori o ai tutori – in caso di addio precoce, ma la proposta fu ovviamente bocciata. E allora si può dire: il Barcellona non ha gli strumenti per evitare i “furti” dal suo settore giovanile, anche perché in questo momento, come detto, non ha non possiede la solidità economica necessaria per alzare il suo monte ingaggi.

Una soluzione potrebbe essere quella di implementare delle clausole di “recompra” nei contratti, in stile-Real Madrid, così da non perdere completamente il controllo sul cartellino del giocatore. Solo che l’approccio “storico” del Barça al suo vivaio non prevede questo tipo di strategia. Non ancora, quantomeno. E allora è realistico, guardando prossimi anni, che altri ragazzi della Masía finiscano per seguire l’esempio di Dro.

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