70 punti, 20 vittorie e 10 pareggi in 44 partite. Con 67 gol fatti e 63 subiti: a prima vista una squadra di Championship come tante, che si gioca fino alla fine l’accesso ai playoff per tornare in Premier League. Eppure, oltre alla semplice classifica, quello dell’Hull City è diventato un vero e proprio caso di studio. Perché non solo le Tigers, ai nastri di partenza, erano tra le principali indiziate per la retrocessione – dopo averla scampata la scorsa stagione soltanto al fotofinish, grazie a una differenza reti favorevole. Ma anche i dati più avanzati confermerebbero un ruolino di marcia tra le ultime posizioni del campionato: soltanto il fanalino di coda Sheffield Wednesday precede l’Hull alla voce differenziale dei gol attesi – cioè quanti gol avrebbe dovuto segnare una squadra in base alle occasioni create rispetto ai gol che avrebbe dovuto subire, uno dei parametri sempre più considerati nella statistica del pallone.
Dunque come spiegare l’anomalia? L’Hull City è la formazione più fortunata della stagione? Il modello teorico presenta elementi di debolezza? Oppure, al di là degli indicatori, i giocatori dell’Hull dimostrano una formidabile combinazione di elementi tecnici – cinismo sotto porta e tenuta difensiva sotto pressione – difficile da catturare in termini numerici?
Qualche altro dato in più, che conferma come l’Hull – allenato da Sergej Jakirovic e con Oliver McBurnie miglior realizzatore a quota 15 – sia una squadra effettivamente molto precisa o baciata dalla buona sorte: è 19esima in Championship per numero di tiri, eppure vanta il quarto miglior attacco. Al contempo, concede ben 653 conclusioni complessive verso la propria porta: soltanto Charlton e Sheffield Wednesday fanno peggio – e in effetti quella arancionera è la quarta peggior difesa del torneo, questo sì in linea con i numeri. Ecco allora l’altro aspetto interessante del cosiddetto xG differential: non solo l’Hull sarebbe penultimo in base a questo parametro, ma sarebbe cinque gol dietro la 22esima posizione. Cioè sarebbe penultimo di parecchio.
La questione, per l’appunto, è che gli expected goals così estrapolati rischiano di essere fuorvianti. All’Hull City è andata decisamente bene in una lunga serie di circostanze: su X circola perfino una compilation sulle palle gol sprecate dagli avversari. Parliamo però di una squadra che deliberatamente fa del pressing e del contropiede le proprie armi migliori: fattori che peggiorano il gioco degli avversari, riducono all’osso il numero di occasioni nel proprio, ma quelle poche sono nitide, pulite, da concretizzare senza troppi complimenti. I pochi tiri creati dall’Hull spesso infatti finiscono nello specchio, a fronte di un possesso palla tra i più bassi dell’intero campionato. Insomma, è una formazione con i propri punti di forza, compatta nel collettivo e capace di assimilare i chiari precetti del suo allenatore: Jakirovic vuole questo, McBurnie e compagni lo mettono in pratica sul campo. E passare da una quasi retrocessione a una promozione ancora portata di mano, fa capire che in casa Hull City è decisamente cambiata la musica. Se la realtà funziona, al diavolo le statistiche che tentano di descriverla.