Grazie alla sua nuova proprietà e alle docuserie sulla squadra, il Wrexham ha attirato tantissimi nuovo tifosi da tutto il mondo (che hanno cambiato l’economia del club e della città)

Una fanbase globale costruita dentro e fuori dal campo, destinata soltanto a crescere se il sogno Premier League dovesse diventare realtà.
di Redazione Undici 24 Aprile 2026 alle 20:00

Nel Regno Unito calcistico si fa largo una domanda: com’è possibile che un piccolo club, sperduto fra le montagne del Galles, possa aver accumulato nel giro di pochi mesi un appeal di respiro addirittura globale? Eppure il Wrexham ce la sta facendo. Da assoluta meteora delle serie minori inglesi: una striscia aperta di tre promozioni consecutive – record nazionale –, la quarta ancora clamorosamente alla portata, qualora i ragazzi di Phil Parkinson dovessero centrare i playoff di Championship e poi sorprendere tutti ancora una volta. Dietro la favola naturalmente c’è di più. E cioè una proprietà fuori dal comune: due attori di spicco – Ryan Reynolds e Rob Mac, l’uno canadese l’altro statunitense, nessun nesso apparente col Galles – con un sogno matto nel cassetto e tutte le risorse per realizzarlo. Serve ribadire? “Scalare le gerarchie del calcio inglese fino alla Premier League”.

Per ora il Wrexham non ha messo il carro davanti ai buoi: sta prendendo le misure con un campionato sconosciuto e una dimensione molto più vasta rispetto a quella a cui il club era abituato nella sua storia. La rosa biancorossa, per esempio, è quasi interamente composta da giocatori britannici. Nessun nome altisonante, nessun grillo per la testa (non ancora, almeno). Eppure una crescita strutturale ormai esponenziale: il Wrexham vanta già ricavi da Premier League e una conoscibilità internazionale difficile da immaginare. Il merito è soprattutto di una docuserie dedicata, in grado di fare da catalizzatore societario anche per nuovi investitori.

E soprattutto per nuovi tifosi. Oggi il Wrexham, per qualche contorta ragione da rintracciare nella capillarità del broadcasting, conta fan club disseminati per tutto il mondo. Dalla Norvegia a Dubai, dall’Australia all’Islanda. Una curiosità calcistica nata quasi per gioco, presto però trasformatasi nell’entusiasmo di un appuntamento fisso, di weekend in weekend, con la squadra a dimostrare un’ottima tenuta nella nuova categoria. Perché dunque due attori di Hollywood hanno scelto il Wrexham, e una così sfaccettata comunità ha deciso di seguirli? “Parliamo della storia di un underdog”, spiegano gli addetti ai lavori. “Vuoi sempre che le piccole abbiano successo. E il Wrexham è un club di grande tradizione: uno dei più antichi di sempre”, il terzo al mondo e il primo nel Galles (fondato nel 1864).

Ne consegue che l’esposizione mediatica contribuisce al ciclo virtuoso che sta investendo la squadra, con ripercussioni positive anche sull’economia cittadina: soltanto nel 2024, gli arrivi turistici a Wrexham hanno generato oltre 200 milioni di euro di introiti, con tassi di crescita superiori al 6% annuo. E l’aumento dei ricavi calcistici – per la maggior parte provenienti fuori dall’Europa – ha toccato cifre assai consistenti per la Championship: quasi 40 milioni a stagione, al ritmo attuale. Cifre destinate soltanto a salire, se il sogno dei Red Dragons dovesse davvero diventare realtà. Visto l’andazzo e la solidità finanziaria alle spalle, non sembra tanto questione di se ma di quando. Questo però non ditelo ai tifosi del Wrexham: qualunque docuserie che si rispetti non ammette spoiler. Figurarsi se si tratta di calcio vero.

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