Calum McFarlane è il terzo allenatore stagionale del Chelsea, dopo Maresca e Rosenior, e sarà alla guida dei Blues almeno fino a lunedì 4 maggio, giorno della sfida a Stamford Bridge contro il Nottingham Forrest. Nel mezzo, guiderà la squadra anche nella semifinale di FA Cup contro il Leeds. Il vero obiettivo, però, centrare la qualificazione in Champions League, ma le cinque sconfitte di fila in Premier League hanno reso difficilissima la missione. Perché in questo momento il Chelsea ha sette punti di svantaggio dal Liverpool quinto, e al netto dello scontro diretto ad Anfield Road è difficile ipotizzare una rimonta. A meno che McFarlane non ripeta quanto già fatto in passato. Sì, perché la sua storia è davvero incredibile.
Lo stesso McFarlane definisce la sua carriera come «un vero e proprio “vortice”». Non è mai stato un calciatore professionista, non ha ancora guidato una prima squadra, eppure è un tecnico molto quotato. Lo dice la sua storia recente, la sua scalata dal calcio di base fino all’élite, lo dicono le due esperienze da Caretaker del Chelsea – dopo quella a cavallo tra l’esonero di Maresca e l’esonero di Rosenior, appena tre mesi fa – ad appena 38 anni. Lo dice, infiine, il fatto che esordirà di nuovo a Wembley, palcoscenico che finora aveva conosciuto solo da spettatore.
Una storia incredibile, dicevamo. McFarlane, infatti, era il tecnico dell’Under 21 del Chelsea ma poi Rosenior l’aveva “promosso” nello staff della prima squadra. Prima ancora c’è una carriera fatta di intuizioni, incontri fortuiti e anni di lavoro silenzioso. Cresciuto a Forest Hill, nel Sud di Londra, McFarlane si definisce ironicamente un «calciatore mancato», passato presto al coaching giovanile. Mentre collaborava part-time con i vivai di Crystal Palace e Fulham, iniziò ad allenare i Lambeth Tigers, dove un incontro casuale cambiò il suo destino. Due giovani calciatori norvegesi, figli dell’ex giocatore del Tromsø Thomas Hafstad, lo misero in contatto proprio con il Tromso. Che, giusto per chiarire un po’ la geografia, è il club più settentrionale del calcio professionistico mondiale. Lo stesso Hafstad racconta di aver intuito subito il talento di McFarlane, colpito soprattutto dalla sua capacità di relazionarsi con i giovani e dalla profondità della sua lettura del gioco. Fu lui a portarlo in Norvegia come allenatore dell’Under 14, esperienza che nel giro di poco si trasformò in un salto all’Under 19 e persino in alcune sedute con la prima squadra, in un periodo in cui il club era impegnato anche nelle competizioni europee.
Dopo l’avventura al Circolo Polare Artico, McFarlane ha vissuto sei anni in un contesto completamente diverso: la Kinetic Foundation, realtà londinese che unisce calcio e formazione per giovani provenienti da contesti difficili. Qui McFarlane ha contribuito alla crescita di molti talenti, ma soprattutto ha affinato una reputazione di educatore e sviluppatore di prospetti che ancora oggi molti gli riconoscono. Dalla Kinetic sono emersi giocatori approdati a livelli importanti del calcio inglese, e McFarlane era proprio uno dei tecnici incaricati di accompagnare i ragazzi verso le accademie professionistiche. James Fotheringham, tra i fondatori dell’organizzazione, ha ricordato alla BBC come il tecnico tornò a Londra dopo l’esperienza norvegese e come, pur non essendo stato possibile trattenerlo economicamente, il suo lavoro aprì inevitabilmente nuove porte.
Poi sono arrivati degli incarichi prestigiosi nelle Academy di Manchester City e Southampton, prima dell’approdo al Chelsea all’inizio di questa stagione per guidare l’Under 21. Non sono mancate critiche per il fatto che McFarlane abbia solo la licenza UEFA A, e che quindi sia sprovvisto di patentino Pro: una condizione che gli impedisce di restare oltre 12 settimane da allenatore ad interim e di aspirare, per ora, a una nomina permanente in Premier League. Ma chi ha lavorato con lui, tra dirigenti, famiglie e agenti di giovani calciatori, ne sottolinea il valore tecnico e umano.
Anche al Chelsea, secondo fonti vicine al club, il suo primo periodo da traghettatore aveva impressionato per professionalità e compostezza, qualità emerse persino nella gestione dei media. A gennaio, il richiamo alla prima squadra arrivò all’improvviso: il giorno di Capodanno stava programmando una serata con la famiglia quando ricevette la chiamata che lo dirottò verso una sfida di Premier contro il Manchester City (finita in parità, per altro). McFarlane è il prodotto di anni di gavetta tra settori giovanili, campi periferici e contesti complessi. Un profilo fuori dagli schemi, forse ancora enigmatico, ma che oggi si ritrova a guidare il Chelsea in uno dei momenti più delicati della stagione, con la possibilità di trasformare una storia già straordinaria in qualcosa di ancora più grande.