Negli ultimi anni il PSG ha lanciato tanti giovani della sua Academy, ma adesso sta facendo fatica a trattenerli in squadra (e i motivi non sono solo economici)

L'enorme quantità di talento a disposizione del club parigino limita gli spazi in campo, ma agenti e giocatori lamentano anche una mancanza di chiarezza nel progetto.
di Redazione Undici 17 Marzo 2026 alle 16:00

Piccolo esperimento: prendete la rosa del Psg che, scorretela e guardate l’età media. Scoprirete che è bassissima, la più bassa di tutta la Champions League. Una volta fatto questo, guardate il numero di ragazzi che arrivano dal settore giovanile. Giusto per fare qualche nome: Zaire-Emery, Mayulu, Mbaye, Dro (appena acquistato dal Barcellona), senza contare l’infortunato Ndjantou. Tutta gente di neanche vent’anni e/o cresciuti nell’Academy del club, o magari comprati quando avevano a 15, 16 o 17 anni e poi “sviluppati” nel vivaio. Il PSG, insomma, ha a disposizione ina quantità di talento esagerata, da aggiungersi agli altri acquisti – giovani ma già fortissimi – fatti nelle ultime stagioni, i vari Doué, Barcola o Zabarnyi. Oltri a questi giocatori, poi, il club parigino ha disseminato in giro per l’Europa una serie di altri teenager molto interessanti e futuribili. Eppure in questo mix di qualità qualche problema c’è, perché pare che a Parigi facciano sempre più fatica a trattenere questi ragazzi.

Come sottolineato da L’Équipe, infatti, un discreto numero di teenager lo scorso anno ha lasciato il PSG: Axel Tape è andato al Bayern Leverkusen, Oumar Camara ha scelto i portoghesi del Vitoria Guimãraes e Mahamadou Sangaré ha accettato l’offerta del Manchester City. Per ovviare a questa fuga la dirigenza ha giocato d’anticipo proponendo, a fine anno, contratti professionistici ad altre promesse del settore giovanile: Martin James, Arthur Vignaud, Hermann Malonga, Samba Coulibaly, Mathis Jangeal, Pierre Mounguengue. Ad oggi, nessuno di loro, però, ha detto sì a un accordo. Le situazioni e le motivazioni differiscono.

Il punto, però, è che l’ingaggio di Dro Fernandez, 18enne arrivato a gennaio dal Barcellona, ha fatto e sta facendo presagire un cambio di strategia. Poi non è passato inosservato che Mbaye sia quasi scomparso dalle rotazioni, così come hanno fatto rumore i ritorni di Noah Nsoki, David Boly o Mathis Jangeal – che a un certo punto sembravano entrati a far parte delle rotazioni della prima squadra – nelle squadre giovanili. «Abbiamo spiegato loro che era logico uscire dalla prima squadra: con il rientro degli infortunati tutto sarebbe cambiato, ma a questa età non è facile essere pazienti», ha spiegato al giornale un tecnico del settore giovanile.

All’interno del PSG resiste ancora una certa serenità, soprattutto se pensiamo che le recenti partenze non hanno generato dei rimpianti e che la prima squadra non si è mai “appoggiata” così tanto sui prodotti del vivaio: «Noi facciamo il nostro lavoro», ha detto Yohan Cabaye, il responsabile del settore giovanile. «Proponiamo contratti. Chi ha preferito partire, si è fatto divorare dall’impazienza». Nonostante la società minimizzi, però, il discorso è valido: «Quello che colpisce», ha affermato un agente che lavora con diversi ragazzi dell’Academy, «è la povertà di ciò che il PSG propone in termini di progetto sportivo. L’impressione è che il club voglia solo blindare i suoi giocatori, più che farli crescere».

Un altro agente ha aggiunto che «bisogna essere lucidi: se non ci fossero stati questi infortuni, non ci sarebbero stati così tanti giovani coinvolti in prima squadra. Il PSG non dà alcuna garanzia in questo senso, ed è del tutto normale nei grandi club, ma ciò che manca è una visione. È andare dal giocatore e dirgli: “Ecco cosa faremo di voi nei prossimi tre anni”». Anche il fattore economico non è da trascurare: il PSG non vuole alzare troppo gli stipendi dei primi contratti professionistici, mentre club di altri Paesi, invece, sono pronti a essere più generosi. È anche per questo che i giovani francesi a trasferirsi all’estero. Il paradosso di chi ha così tanto talento che quasi non riesce più a tenerlo con sé.

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