Il Bologna è approdato ai quarti di finale di Europa League dopo una doppia sfida combattutissima contro la Roma (1-1 al Dall’ara e 4-3 all’Olimpico dopo i tempi supplementari). E lo ha fatto con merito, mostrando qualcosa che va oltre il semplice risultato: un’evidente superiorità atletica, una maggiore lucidità nei momenti chiave e, soprattutto, una nuova identità tattica. Il periodo complicato di gennaio e febbraio ha avuto un grande impatto, sulla squadra di Italiano: alle soglie della primavera è nato un Bologna di adattarsi, di evolversi. E, in un certo senso, di reinventarsi, lasciandosi alle spalle alcune rigidità del passato per diventare un gruppo più concreto e difficile da affrontare.
Il primo elemento che salta all’occhio del nuovo Bologna, del Bologna visto all’Olimpico è la condizione fisica. I rossoblù sono arrivati a questa partita con più energie, con più brillantezza, soprattutto nei momenti decisivi. Questo non è un caso, ma il risultato diretto della situazione di relativa tranquillità in campionato. A differenza della Roma, impegnata in una rincorsa Champions League più dispendiosa e continua, Italiano ha potuto gestire le rotazioni con maggiore libertà. Un dato su tutti racconta bene questa scelta: contro il Sassuolo, domenica scorsa in campionato, ben dieci giocatori su undici erano diversi rispetto alla formazione schierata contro la Roma nel match d’andata giocato al Dall’Ara. Un turnover massiccio che ha permesso ai titolari di arrivare alla sfida decisiva con più forza, mentre gli avversari hanno pagato qualcosa in termini di intensità e brillantezza.
Ma la vittoria arrivata all’Olimpio non è stata solo una questione fisica. Il Bologna ha dimostrato anche una grande forza mentale. Dopo essere scappato sull’ 1-3 con i due grandi conclusioni di Rowe e Castro, più con il rigore di Bernardeschi, ha saputo resistere al ritorno della Roma proprio nel momento più difficile della partita. Lo ha fatto senza scomporsi, interpretando la gara con maturità. La squadra di Italiano ha tenuto la barra dritta, non ha perso le distanze, e soprattutto ha mostrato una capacità nuova: quella di difendere basso senza rinunciare a essere intenso. Il blocco arretrato è stato fatto in modo non passivo, ha permesso ai rossoblù di chiudere gli spazi e, una volta recuperato il pallone, di lanciare gli esterni offensivi – Rowe e Bernardeschi – in ripartenza. Le transizioni offensive, insomma, sono state una delle armi principali. E in questo contesto tattico alcuni singoli hanno fatto la differenza.
Su tutti ha spiccato Jonathan Rowe, protagonista di una prestazione da MVP. L’ex Marsiglia ha aperto il match con un gol di straordinaria qualità: un destro potente e preciso che si è infilato all’incrocio dei pali, fulminando Svilar. Ma il suo contributo non si è fermato lì: l’attaccante inglese è stato un pericolo costante per la difesa della Roma, soprattutto nelle situazioni di campo aperto. Dopo i primi venti minuti in cui ha sofferto gli anticipi e la marcatura corpo a corpo di Celik, è uscito progressivamente dalla pressione, facendosi trovare pronto a scattare, a puntare l’uomo e creare superiorità numerica. La sua velocità e la sua capacità di leggere le transizioni hanno messo in grande difficoltà la linea difensiva di Gasperini. Rowe è stato determinante anche in occasione del terzo gol, quando ha recuperato un pallone fondamentale dando il via all’azione finalizzata da Castro. Un episodio che sintetizza perfettamente la sua partita: aggressività, qualità e senso del momento.
Accanto a lui, molto positiva anche la prova delle due punte, Castro e Dallinga. I centravanti alternati da Italiano hanno lavorato in maniera complementare, offrendo sempre soluzioni di appoggio e contribuendo sia alla fase offensiva che a quella difensiva. Non si sono limitati a occupare l’area, ma hanno partecipato attivamente alla manovra, venendo incontro, facendo salire la squadra e creando spazi per gli inserimenti dei compagni. Castro, oltre al gol, ha mostrato grande intelligenza nei movimenti, mentre Dallinga ha garantito presenza fisica e continuità, risultando prezioso soprattutto in occasione del gol di Cambiaghi, quando per due volte ha scambiato palla col compagno e poi l’ha messo solo davanti a Svilar.
Il gol decisivo della gara l’hanno confezionato proprio Dallinga e Cambiaghi, ed è una notizia importante: anche senza Bernardeschi, Castro e Rowe, sostituiti nel corso della ripresa, il Bologna non ha perso qualità – il terzo componente del tridente a trare dalla panchina è stato Riccardo Orsolini. Da Roma, in questo senso, è arrivato un segnale chiaro: il Bologna di Italiano è una squadra in cui tutti possono essere protagonisti, in cui la qualità non si esaurisce negli undici titolari ma si estende a tutto il gruppo. Ed è proprio questa profondità che, alla lunga, ha fatto la differenza contro la Roma e, in generale, nell’ambito di una competizione massacrante come l’Europa League.
Il fatto che queste integrazioni e la nuova profondità dell’organico, soprattutto in avanti, abbiano determinato un’evoluzione tattica visibile a tutti, beh, è un merito che va ascritto a Vincenzo Italiano. Che, di fatto, ha riscritto il suo approccio in molti punti: tradizionalmente le sue squadre si basano su principi ben definiti, sulla riaggressione immediata, sil pressing alto, su inserimenti centrali continui e sviluppo del gioco attraverso catene laterali ben strutturate. In questa fase della stagione, come detto, qualcosa è cambiato. L’ex tecnico di Spezia e Fiorentina ha rinunciato, almeno in parte, al pressing costante e alla ricerca ossessiva del recupero alto del pallone, privilegiando invece un approccio non meno intenso, ma decisamente più elastico.
Ne è venuto fuori un Bologna più pragmatico, capace di leggere le partite e di adattarsi agli avversari. Una squadra che a Roma aveva contezza di quello che doveva fare, di quali fossero i momenti giusti per alzare il ritmo o per abbassarlo, per pressare o per difendere bassa, per tenere o lasciare un po’ il possesso. Poi, come detto, la qualità ha fatto la differenza, ha lanciato Italiano e i suoi giocatori verso una vittoria piena, legittima, incontestabile. Verso un quarto di Europa League che, oggi come oggi, è un risultato in linea col valore del Bologna. Dei suoi giocatori, del suo allenatore. Di un club che cresce in maniera vertiginosa da anni, ed è arrivato davvero in alto.