Momo Salah è stato il simbolo di un grande Liverpool, e anche per questo il suo addio poteva essere gestito meglio

La nostalgia e la paura di scontentare i tifosi si sono rivelati dei boomerang: Momo ha perso uno stipendio faraonico, il club un incasso enorme. E oggi il finale è meno dolce del previsto (a meno che i Reds non vincano la Champions).
di Redazione Undici 25 Marzo 2026 alle 17:39

Di troppo amore si può pure ferire, e ferirsi. Almeno nel calcio, quando l’icona di un grande club, la storia che avanza palla al piede, si trova davanti al più grande ostacolo della propria carriera: il tempo che passa. E allora scatta la trappola: sfidarlo a oltranza, entro i limiti fisici del possibile? Congedarsi all’acme del proprio percorso? Oppure optare per una dolce planata, sull’onda lunga della reciproca riconocenza, fino a quando l’addio non resta l’ultima opzione rimasta? Mohamed Salah, al Liverpool, avrebbe scelto questa strada. Il condizionale è d’obbligo, però, perché dopo i malumori degli ultimi mesi i trofei (nove) e i gol (255 in 435 presenze) restano e resteranno per sempre. Ma con qualche cicatrice sopra.

«Purtroppo questo giorno è arrivato», ha annunciato il 33enne egiziano ha annunciato sui social martedì. «Lascerò il Liverpool a fine stagione: questo club sarà sempre casa mia. Non avrei mai immaginato quanto questi colori, questa città, questi tifosi, sarebbero diventati parte di me. Il Liverpool non è solo una società di calcio: è passione, storia, uno spirito che non si può esprimere a parole a chi non fa parte di questa famiglia. Lasciare tutto questo non è facile: voi tifosi mi avete fatto vivere i momenti migliori della mia vita». E l’attaccante ha trascinato i Reds ai traguardi più importanti della loro storia recente. Fino alla Premier League della scorsa stagione.

Un anno fa a quest’ora infatti la squadra correva implacabile verso il titolo, mentre la situazione contrattuale di Salah – a scadenza nel giugno 2025 – rischiava di lasciare una punta di malinconia sui festeggiamenti in vista: col senno di poi, forse sarebbe stato il male minore. Perché Momo, per amor di Liverpool, ha scelto di rinunciare a un’offerta da sballo dall’Arabia Saudita. Qualcosa al di fuori di ogni grazia divina – o del principe ereditario – anche per gli standard locali: circa 575 milioni di euro, secondo le prime ricostruzioni della stampa inglese. E il Liverpool, per amor di Momo, ha snobbato un incasso altrettanto scintillante – non si sarebbe mai permesso di perdere a zero un campione del genere – e, al contrario, ha deciso di accollarsi un rinnovo biennale importante anche come voce a bilancio. 13 milioni di euro più tre di bonus: briciole, in confronto ai petroldollari. Ma per un giocatore dell’età di Salah, eh, si tratta comunque di una chiara eccezione rispetto alle politiche manageriali del club con i suoi over 30 – la stessa sorte, e la stessa estensione contrattuale, è toccata anche a Virgil van Dijk, leggenda del club alla pari con l’egiziano.

Per profili del genere, così carismatici, con leadership e tecnica decisamente superiori, l’eccezione può ben valere la regola. Eppure un po’ di lucida razionalità in più – soprattutto nel caso di Salah, viste le offerte di mercato – avrebbe potuto portare entrambi alla soluzione migliore: lasciarsi sulla cresta dell’onda, da campioni, con le tasche piene e i ricordi immacolati. Il sacrificio reciproco sul piano economico era ben chiaro al club quanto al giocatore. Quanto però è successo nei mesi a venire, nessuno lo avrebbe mai immaginato. La macchina perfetta del Liverpool di Slot si è incappata, lo stesso Salah è calato drasticamente nel rendimento. Nel 2024/25 era ancora il trascinatore assoluto della squadra: 34 gol e 23 assist stagionali. Oggi quei numeri sbalorditivi sono diminuiti di tre volte: 10+9, al momento in cui scriviamo. Nel mezzo, eresia ad Anfield, a inizio dicembre Salah era finito addirittura fuori rosa per qualche giorno. Lo stesso Momo arrivò a utilizzare parole dure, dense di delusione, nei confronti del club. Mentre in Egitto era scoppiata addirittura una rivolta popolare in difesa del suo faraone calcistico. La crisi diplomatica è presto rientrata. Ma da lì in poi, nulla è tornato più come prima.

Dopo la Coppa d’Africa, il numero 11 ha ripreso a giocare e segnare con una certa continuità. Senza tuttavia l’aura dell’intoccabile, del faro tecnico della rosa. Così da settimane allo stadio si respira un’aria da ultimo tango, come se i tifosi stessi fossero ormai consapevoli di doversi godere le giocate definitive del loro campione generazionale. L’annuncio dell’addio – a freddo, alla vigilia del break per le nazionali – magari spiazza tutti. Ma sotto sotto, tutti se l’aspettavano. E, forse, le porte girevoli della scorsa primavera avrebbero potuto portare a un happy ending scevro da polemiche.

L’unica possibilità che riscriverebbe tutto, dando ragione al Liverpool e a Salah in blocco? Vincere la Champions League. Momo era rimasto anche per questo, non è un mistero. E se i Reds in campionato arrancano al quinto posto, in Europa le cose sembrano andare diversamente. La squadra c’è, gira fluida, ha un conto in sospeso con la passata stagione – quando, sbattendo sui guantoni di Donnarumma, ad Anfield perse l’occasione di un Double alla portata. Ad aprile, ai quarti di finale, avrà l’occasione di riscattarsi proprio contro il PSG. E di inseguire un sogno più grande di tutto il resto, di partita in partita. La decisione di Salah potrebbe dare quella carica in più. Lo sa anche la Kop.

>

Leggi anche

Calcio
La Real Sociedad ha vinto la Copa del Rey grazie al contributo di 13 giocatori cresciuti nel vivaio
Anche la finale contro l'Atlético Madrid, non a caso viene da dire, è stata decisa da quattro canterani.
di Redazione Undici
Calcio
Timo Werner ha segnato il suo primo gol in gare ufficiali dopo 18 mesi di digiuno assoluto
A 30 anni appena compiuti, una parabola discendente che in pochi avrebbero immaginato.
di Redazione Undici
Calcio
Lo Strasburgo ha schierato l’undici titolare più giovane di sempre
La squadra alsaziana ha iniziato il match contro il Rennes con una formazione dall'età media di 20,5 anni.
di Redazione Undici
Calcio
Il Bayern Monaco ha vinto la sua ennesima Bundesliga, ma il grande protagonista della festa è stato un uccello di porcellana
L'inizio di questa storia risale a un anno fa, ai festeggiamenti del titolo 2025, quando alcuni giocatori hanno portato via una statuetta da un locale bavarese. Quella statuetta, ora, è finita sulle maglie che celebrano il titolo nazionale.
di Redazione Undici