La dimensione del fenomeno è tutta in una frase di Mohamed Ouahbi, carica di aspettative: “Non vogliamo aspettare i Mondiali del 2030 per diventare campioni. Il Marocco ci proverà nel 2026”, sostiene l’allenatore che ha già portato al titolo iridato l’Under 20 e ora ha sostituito Walid Regragui alla guida della Nazionale maggiore. Dunque servono rinforzi. Letteralmente: negli ultimi tredici giorni ben sei calciatori hanno ottenuto la cittadinanza, per consolidare così la rosa di Hakimi e compagni. Si tratta di Rayane Bounida, Said Eddien Lazar, Ayoub Ouarghi, Oualid Agougil, Sami Bouhoudane. Hanno tutti tra i 18 e i 21 anni, provengono da Paesi Bassi e Belgio – dove la comunità marocchina è particolarmente presente. Sono già stati convocati per i prossimi impegni della squadra. E puntano dritto al torneo americano fra pochi mesi.
Il più talentuoso, quello da cui ci si aspetta di più, è il 20enne Bounida: centrocampista offensivo, scuola Ajax, già protagonista in Eredivisie – 2 gol e 8 assist a referto in questa stagione – e con tutte le carte in regola per dare nuova creatività anche al Marocco. Un tassello fra tanti, visto che la Nazionale ha tanti altri giocatori futuribili nel mirino: il prossimo nella lista, già da diversi mesi, è Thiago Pitarch, proveniente dalle giovanili del Real Madrid – e atteso dal Marocco al pari del compagno di squadra Ayyoub Bouaddi.
Sono le tappe di un percorso intrapreso ormai da diversi anni, nei quali il Marocco ha saputo emergere come nazione calcistica grazie a investimenti di primo piano fino a rendere l’accademia Mohammed VI una fucina di talenti di oggi e di domani: da En-Nesyri ad Aguerd, da Ounahi a Zabiri, stellina dell’Under 20 destinata a un ruolo da protagonista anche nella Nazionale maggiore. Questo è il presupposto fondamentale per caricare di appeal un progetto che fa sempre meno fatica ad attirare talenti di origine marocchina sparsi nel continente europeo. Sfidando così la Spagna, la Francia e altre superpotenze del pallone. Sin dal 2010, gli scout di Rabat stanno facendo un lavoro di arruolamento certosino e il blocco dei nuovi sei disposti a rinunciare a Belgio e Olanda – non delle squadre di secondo piano, né troppo ricche di talento per non accogliere il loro – pur di abbracciare il Marocco è il segnale di come il progetto sia tutti gli effetti una realtà concreta. Oltre il quarto posto ai Mondiali del 2022, oltre lo storico exploit in quelli U20.
“Stiamo iniziando a raccogliere i frutti di tutto questo”, dice Ouahbi. “Le infrastrutture giovanili, i centri federali: fanno parte di una visione di lunga data”. L’obiettivo è che nessun potenziale giocatore da Nazionale sfugga agli osservatori marocchini. Come sosteneva Regragui, l’artefice della gran cavalcata in Qatar, “alcune parti di questo processo non sono ancora concluse. Se diversi calciatori non si trovano in questo elenco è perché stiamo effettuando svariati cambiamenti di nazionalità sportiva e alcuni richiedono tempo”. C’è insomma una lista d’attesa, nel senso più burocratico del termine. Ma per giocare in questo Marocco, al giorno d’oggi, questo e altro. Le giovani promesse passano da qui.