Siamo nell’era dello sport in pillole, delle partite e degli eventi raccontati tramite highlights. Nel caso specifico della finale dell’ATP Master 1000 di Miami, quella conquistata da Jannik Sinner contro Jiri Lehecka con il punteggio di 6-4 6-4, il momento più significativo – quello che spiega perché Sinner ha vinto il match e il torneo – è il quarto game del primo set: dopo il break conquistato da Sinner, Lehecka si è portato sullo 0-40 e quindi a un solo punto dall’immediato contro-break; a quel punto, con le spalle al muro, Jannik ha messo in fila cinque prime vincenti, una dietro l’altra. Così si è portato sul 3-1 e ha ipotecato la vittoria del parziale e della finale.
Perché questo game è così importante nell’economia della partita e nel racconto dell’ATP Master 1000 di Miami? Semplice: perché ha dimostrato – per l’ennesima volta – che Sinner è un cobra, un killer spietato, una macchina che si inceppa molto raramente. Il tennista italiano a volte viene anche messo con le spalle al muro, certo che può succedere, ma quasi sempre riesce a ribaltare la situazione. A rimettere la testa davanti, a manganellare dei colpi – in molti casi si tratta di servizi – che abbassano le ali dei suoi avversari. Un po’ come il cucchiaio di Andrea Pirlo contro Joe Hart a Euro 2012, in un’indimenticabile sequenza di rigori dopo i supplementari, solo che Sinner lo fa in ogni partita di ogni torneo. O quasi.
Il resto della finale di Miami è stato un lungo inseguimento a un epilogo che, dopo lo schiaffo iniziale già raccontato qualche riga più su, è sembrato ineluttabile. Nemmeno un’interruzione di 90 minuti causa pioggia ha cambiato l’inerzia della partita. E il punto è proprio questo: Lehecka in realtà ha giocato un match intelligente e creativo, ha cercato di variare il suo tennis per mettere in difficoltà Sinner, in alcuni game è anche riuscito a sorprenderlo, a stordirlo, a venir fuori dalla sua morsa, ma poi alla fine ha dovuto cedere alla forza straripante del suo avversario. Alla sua prima palla devastante, alla sua capacità di tenere un ritmo sempre alto, alla sua precisione da fondo e ad alcuni colpi di grande coraggio ed estrema tecnica.
Non c’è molto altro da dire sulla partita, l’ampia distanza tra i due giocatori in campo ha fatto e fa in modo che il racconto della finale possa esaurirsi qui. E allora diventa molto più interessante analizzare quello che è successo tra Indian Wells e Miami, il fatto che Jannik Sinner sia diventato il primo tennista di sempre a realizzare il Sunshine Double senza perdere neanche un set e abbia una striscia di 32 set consecutivi vinti ai tornei Master 1000. Questi sono i numeri e i primati di un tennista mostruoso. Di un talento assoluto e quindi generazionale, di un genio che fa sembrare tutto facile, tutto scontato, e invece sta compiendo delle imprese strepitose.
Certo, c’è anche da considerare che la sensazione di dominio assoluto trasmessa da Sinner va letta anche in relazione alla crisi momentanea di Alcaraz, battuto negli USA prima da Medvedev e poi da Korda. In verità la differenza tra i due re del tennis mondiale sta proprio in certe partite di certi tornei, nel fatto che Alcaraz è una specie di supereroe che però può perdere i suoi superpoteri, mentre Sinner è un congegno a sangue freddo che però tiene sempre, sempre, sempre un rendimento altissimo. Così alto che solo i supereroi, cioè Alcaraz (e/o al massimo Djokovic) in condizione e in giornata di grazia, riescono a fermarlo. E non è neanche detto che basti.
Ora è chiaro che tutti questi discorsi potranno/potrebbero essere ribaltati completamente nel giro di qualche settimana, nel senso che la stagione sulla terra battuta e – soprattutto – i risultati del Roland Garros e di Wimbledon saranno decisivi per eleggere chi, tra Alcaraz e Sinner, debba essere considerato il migliore del 2026. Ma adesso le distanze sono tornate a essere risicate per non dire minime, e se alla fine il discorso sul tennis maschile si riduce – o si eleva, scegliete voi – a un duello così siderale, beh, vuol dire che ci ritroviamo di fronte a due fuoriclasse veri. A due fenomeni che possono alternarsi e che si alternano e che si alterneranno in cima al mondo, su questo non c’è dubbio, ma quello che toccherà ad Alcaraz per tutta la carriera è un compito difficilissimo: i dati, il palmarés e le percezioni relative a Sinner dicono che lo spagnolo dovrà tenere testa al giocatore più continuo e spietato della nostra epoca.