Quanto può durare l’eco di un canestro? Se a tirare è stato Michael Jordan, anche due decenni e più: altrimenti non si spiega come il suo nome – per quanto altisonante – possa comparire nella classifica dei dieci atleti più pagati al mondo nel 2025. Anzi: in cima a questa classifica. Con 4,15 miliardi di dollari – aggiustati all’inflazione – di patrimonio accumulato. Cifre del tutto fuori scala, anche per il gotha dello sport. Figurarsi se parliamo di un 63enne che non gioca una partita ufficiale dal 2003. E il suo prime time era stato nei lontani anni Novanta, quando dominava la NBA con la canotta dei Chicago Bulls.
Il peso simbolico di certe leggende però va contro ogni logica economica e temporale. Basti pensare che la seconda posizione in questa stessa graduatoria, pubblicata da Sportico, è il golfista Tiger Woods: a sua volta signore assoluto del proprio sport, che gli ha garantito introiti complessivi da 2,88 miliardi. Segue, a breve distanza, Cristiano Ronaldo: il primo fra gli sportivi attualmente in attività, a quota 2,52. Poi ecco LeBron James (2,03) e Lionel Messi (1,99). Altre due superstar del golf – Arnold Palmer e Jack Nicklaus – precedono David Beckham all’ottavo posto (1,68). Di un soffio davanti a Roger Federer, mentre Floyd Mayweather chiude la top ten a quota 1,57 miliardi di dollari. Briciole, in confronto a His Airness.
Come si configura l’enorme ricchezza di Michael Jordan? Basti pensare che soltanto nel 2025 ha guadagnato 275 milioni, principalmente grazie all’accordo commerciale di lunga data con Nike – le cui scarpe da basket brandizzate con il suo nome sono un must in tutti i parquet del mondo. Per intenderci, i faraonici introiti sauditi di CR7, tra stipendio e sponsorizzazioni, si fermano a 260. E parliamo già di una performance fuori dal comune: il terzo sportivo a questa voce, su base annuale, è il pugile Canelo Alvarez, distantissimo a 137 milioni. L’aspetto incredibile insomma, non è tanto che il numero 23 sia il più ricco atleta della storia. Ma che la forbice tra lui e tutti gli altri si continua ad allargare, nonostante il suo debutto da professionista risalga al 1984 e il suo ritiro al 2003.
Un profilo non solo di travolgere gli annali del basket, ma anche quelli dell’abbigliamento sportivo. Prima della sua ascesa infatti Nike non era la superpotenza estetica della pallacanestro che vediamo oggi: dominava Adidas, seguita da Reebok, mentre Converse era ancora un brand scelto da molti campioni come Larry Bird, Magic Johnson o Julius Erving. Quando però Nike decise di scommettere su Mike, con un precoce contrattone da mezzo milione di dollari all’anno, mai intuizione si sarebbe rivelata più azzeccata. E sarebbe sopravvissuta alla carriera stessa del cestista, che soprattutto dopo l’addio alla NBA ha intensificato le sue attività imprenditoriali e di testimonial.
“Jordan è uno degli atleti più straordinari sempre, capace di instaurare un legame emozionale profondo con tutta la sua enorme fanbase”, spiegano gli addetti ai lavori. “Anche se per la maggior parte del tempo sceglie di stare lontano dai riflettori, il suo nome continua a essere dappertutto”. E infatti è anche lo sportivo più conosciuto al mondo, dal 78% degli esseri umani a qualunque latitudine del pianeta – una notorietà associata inoltre a sentimenti positivi, altro dato importante per comprendere i numeri finanziari. Potrebbe forse andare diversamente, quando i muri delle palestre continuano a essere tappezzati di frasi motivazionali come La chiave del successo è il fallimento? Indovinate chi l’ha detto. Senza pensare al suo conto in banca.