Soltanto pochi giorni fa, la NBA rendeva noto che gli introiti derivanti dal suo nuovo progetto europeo potrebbero aggirarsi attorno ai 5 miliardi dollari. Ecco: già oggi, quella stima sembra essere decisamente conservativa. Perché martedì c’è stata una prima deadline sulle offerte non vincolanti da parte dei potenziali proprietari delle nuove franchigie di NBA Europe. E come racconta The Athletic, stando ad alcune fonti interne alla lega, moltissimi di questi investitori hanno presentato cifre superiori al miliardo di dollari. E mai al di sotto di quei 500 milioni che in precedenza i dirigenti NBA ritenevano essere il target atteso per la buona riuscita dell’iniziativa – a questo punto, un calcolo al ribasso.
Non solo: sempre le stesse fonti hanno reso noto che i soggetti “concretamente interessati” sarebbero più di 120. Per 10-12 slot complessivi, fra le squadre che prenderanno parte alla prima edizione del torneo. Insomma, un successo notevole, oltre ogni previsione degli organizzatori stessi. E fra i grandi offerenti si registrano sia diverse proprietà degli attuali club di Eurolega – destinata a un rimpiazzo senza troppi complimenti, a questo punto –, sia quelle calcistiche, riflettendo l’intenzione di alcune big – dal Milan al PSG passando per il Newcastle – di approdare anche sul mercato della palla spicchi. Puntando da subito in alto, sotto il fascino di un format competitivo del tutto inedito per questo sport.
“Abbiamo ricevuto un significativo entusiasmo da parte di club e investitori per le nuove franchigie permanenti in Europa”, spiega Mark Tatum, vicecommissario della NBA. “Il livello di engagement e la dimensione di queste offerte riflette la profonda fiducia dei mercati nei confronti del modello da noi proposto. E l’enorme, inesplorato potenziale per il basket europeo. Ora valuteremo queste offerte nei dettagli, per definire una shortlist di quei partner commerciali che condividono la nostra visione e il nostro impegno per accelerare la crescita della pallacanestro nel vecchio continente”.
Come accennavamo, per il momento si tratta di offerte non vincolanti. Cioè dichiarazioni d’intenti, più che veri e propri impegni economici aziendali per ottenere le licenze dall’NBA. Andranno dunque valutati altri aspetti determinanti, a partire dagli investimenti progettuali: infrastrutture, broadcasting, grado di commistione sportiva con la stessa NBA. Restano però segnali molto incoraggianti, soprattutto per il gran numero di risposte positive all’appello degli organizzatori e per la disponibilità economica diffusa attorno all’iniziativa. Seguiranno settimane di negoziati fra tutte le parti in causa, scremando il processo di selezione fino alla composizione definitiva delle magnifiche dodici. Le città designate dovrebbero essere Londra, Parigi, Roma, Milano Barcellona, Madrid, Atene, Istanbul, Berlino, Monaco di Baviera, Lione e Manchester. Ma in che termini e con quali colori per le squadre in gioco, è ancora tutto da stabilire. In ballo c’è l’intero futuro del basket europeo, e stando alle cifre che girano nessuno vuole restarne fuori.