Entrare in uno staff tecnico di alto livello è generalmente il primo passo per un ex calciatore che vuole intraprendere la carriera da allenatore. Finito il corso di formazione, la maggior parte di chi ha giocato nei campionati più importanti punta a completare il curriculum con un’esperienza dietro le quinte, meglio se in un grande club. Questo vale per gli atleti più riconoscibili, ma anche per chi non è arrivato a disputare le massime competizioni internazionali, –basta pensare a un paio di esempi che riguardano l’Italia: Magnanelli, storico ex capitano del Sassuolo, da anni è nello staff di Allegri; Foti, dieci anni di carriera tra Serie A e B giocando poco (anche per colpa di numerosi infortuni) è stato il vice di Mourinho alla Roma e al Fenerbahce. Sono esempi rari, certo, ma comunque riguardano calciatori in grado di raggiungere le prime divisioni. È quasi impossibile partire dal basso, dai dilettanti e arrivare all’interno di un’organizzazione enorme come quella di un grande club oppure di una Nazionale di primo livello. Eppure qualcuno ce l’ha fatta.
Come racconta la BBC, nello staff dell’Inghilterra c’è un ex giocatore dilettante. Si tratta di Anthony Barry, che dieci anni fa era un calciatore delle serie minori. E che, ormai vicino al ritiro, mentre iniziava a muovere i primi passi da allenatore all’Accrington Stanley. Oggi Barry si prepara a partire per la Coppa del Mondo come vice di Thomas Tuchel, nonché come unico collaboratore di nazionalità inglese nello staff tecnico del ct tedesco: una parabola che rappresenta una delle ascese più sorprendenti del calcio moderno.
A 39 anni, Barry può già vantare un curriculum di altissimo livello, con esperienze al Chelsea, al Bayern Monaco e con le nazionali di Portogallo e Belgio. Nato a Liverpool, col tempo è diventato uno dei collaboratori più fidati di Tuchel: per quanto il loro legame possa apparire insolito, per differenze fisiche e di background, col tempo è diventato sempre più solido, sia sul piano professionale sia su quello personale. Il percorso che lo ha portato ai vertici del calcio internazionale è iniziato dopo il ritiro da giocatore, con il primo incarico da vice allenatore al Wigan. La svolta arriva durante il corso UEFA Pro Licence, cioè quanto impressiona Frank Lampard. Che, nel 2020, lo vuole e lo porta al al Chelsea. Quando Lampard viene esonerato nel gennaio 2021, Tuchel prende il suo posto e decide di confermare Barry nello staff: pochi mesi dopo, il club londinese vince la Champions League.
Parallelamente, Barry costruisce una significativa esperienza nel calcio internazionale, lavorando prima con l’Irlanda e poi con Roberto Martínez alla guida di Belgio e Portogallo. Questo gli consente di partecipare a Mondiali ed Europei e di allenare fuoriclasse come Cristiano Ronaldo e Kevin De Bruyne. Nel 2023 ritrova Tuchel al Bayern Monaco, rafforzando ulteriormente un rapporto che, come racconta lo stesso Barry, si è sviluppato attraverso il lavoro quotidiano, il confronto e la costruzione condivisa delle squadre. Considerato un tecnico innovativo ed entusiasta, Barry è noto anche per la sua specializzazione sui calci piazzati: nella sua tesi per ottenere la Pro Licence, ha analizzato 17mila rimesse laterali.
Al centro della visione condivisa con Tuchel c’è la costruzione dello spirito di squadra. L’obiettivo è creare un ambiente simile a quello di un club anche in Nazionale, dove i giocatori possano sentirsi a casa e sviluppare un forte senso di appartenenza. Con un numero limitato di giorni di allenamento a disposizione prima del torneo negli Stati Uniti, Barry ritiene che l’aspetto umano e relazionale sia determinante: «Il carburante della squadra è lo spirito di gruppo», ha confessato alla tv britannica. La selezione dei convocati per il Mondiale segue e seguirà un approccio meticoloso che non tiene conto solo delle qualità tecniche, ma anche degli equilibri psicologici e sociali, fondamentali per un gruppo destinato a convivere per settimane. L’obiettivo è costruire una squadra competitiva e al tempo stesso rappresentativa, capace di rendere orgogliosi tifosi e staff. La missione, tuttavia, resta chiara: vincere il Mondiale. Barry e Tuchel sanno che il giudizio passerà inevitabilmente da lì. L’ambizione è quella di regalare a giocatori e staff le migliori settimane della loro carriera, costruendo non solo un successo sportivo, ma anche un’esperienza condivisa destinata a lasciare il segno.