Non è un caso che Roberto De Zerbi dica di essere di fronte alla sfida più importante della sua carriera. Da oggi si trova anche nel club più importante della sua carriera – con tutto il rispetto per Shakhtar, Sassuolo, Brighton o Marsiglia. Perché sarà anche un Tottenham disastroso e disastrato, con appena un punto di margine sulla zona retrocessione, ma resta pur sempre il Tottenham. Un organismo calcistico da oltre 800 milioni di euro – soltanto per valore della rosa – con uno degli stadi più all’avanguardia del mondo – il New White Hart Lane – e la solidità economica necessaria per spendere 200 milioni all’anno sul mercato senza battere ciglio – avere alle spalle il patrimonio di un magnate come Joe Lewis aiuta, per usare un eufemismo.
Dunque per De Zerbi si presentava chiaramente un’occasione d’oro. L’allenatore era reduce dalla burrascosa rottura col Marsiglia, ma soprattutto in Premier League resta molto apprezzato e gli addetti ai lavori – a partire dai colleghi come Pep Guardiola – non hanno dimenticato il suo rendimento alla guida del Brighton, condito da un gioco moderno e ambizioso. Gli Spurs in questa stagione stanno sbagliando tutto, a partire dalle scelte tecniche: se Thomas Frank poteva essere una scommessa interessante, infelice soltanto col senno di poi, i cinquanta giorni da horror di Igor Tudor hanno messo a nudo il totale disorientamento della dirigenza. Più dell’uomo della provvidenza, serve l’uomo per ricostruire. E se costui riuscirà a ricostruire, sarà anche l’uomo della provvidenza.
De Zerbi raccoglie così un ambiente scarico, tramortito da prestazioni in caduta libera e contraddistinto da giocatori in piena involuzione psicologica prima ancora che prestazionale. Sarà dura invertire la tendenza, quando ormai questo Tottenham ha tutto da perdere e non ha la minima idea di come si lotta per la salvezza – non è nella sua natura, nel suo calcio, nei suoi standard, eppure questo dovrà fare. C’è da raddrizzare con urgenza un rendimento casalingo da incubo – 2 vittorie su 16 gare – e da ritrovare quei tre punti che mancano ormai da 13 giornate. Cioè ormai dal 2025.
A parte qualche fiammata di Richarlison, difficile intravedere un leader sul campo da cui ripartire. Il nuovo allenatore ha poco tempo per riuscirci. Ma se dovesse rispettare le aspettative – per mezzi tecnici, sulla carta, il Tottenham è di gran lunga superiore alle dirette avversarie –, la posta in palio nel medio-lungo termine si profila ghiottissima. “Resto alla guida degli Spurs anche l’anno prossimo, anche in caso di retrocessione”, puntualizza De Zerbi, che ha firmato un contratto quinquennale. “So che questo è un momento difficile, ma abbiamo le qualità per uscirne. Credo nei giocatori, ricordiamoci chi siamo e che valore abbiamo. Sono qui per vincere partite e, soprattutto, per portare la mentalità giusta”. Al Tottenham non serve altro: se club e allenatore riusciranno a stringere i denti e restare in Premier, quest’estate sarà tempo di carta bianca. Con l’obiettivo di rimettere in sesto i detentori dell’Europa League – quasi ce lo si dimentica, ormai – e inaugurare un nuovo ciclo tecnico, sulla base di una rosa giovane – 25,8 anni di età media – e da sistemare meno di quel che i risultati recenti lasciano presupporre. Comunque andrà a finire, per De Zerbi vale la pena provarci. Anzi: non c’è scelta più razionale di questa.