In Ligue 1, Paris Saint-Germain a parte, di soldi ne sono sempre girati pochini. Certo, Olympique Marsiglia e Lione hanno provato a tenere il passo dei parigini, ma anche queste due big sono incappate in diversi momenti di conti in rosso, per non parlare di Nizza, Le Havre e Auxerre che qualche anno fa hanno rischiato di non potersi neanche iscrivere. La crisi relativa ai contratti televisivi, dopo il contratto non proprio riuscito con Mediapro, ha fatto il resto. E così i club francese si sono dovuti trasformare in vere e proprie formichine, oculate nei conti e brave a usare l’ingegno per trovare nuovi modi di risparmiare. Anche nelle cose più impensabili.
Come analizzato da L’Équipe, a causa della fine imminente degli accordi con DAZN e beIN, i club sono costretti a limare ogni spesa possibile. Anche interventi apparentemente marginali assumono grande importanza, considerando che oltre l’80% del monte salari complessivo di una squadra di Ligue 1 è destinato a giocatori e staff. A Nizza, per esempio, in attesa di liberarsi in estate dei contratti più onerosi, la società ha proseguito una politica di riduzione dei costi in tutti i settori. Negli ultimi mesi l’area amministrativa è stata tagliata e il reparto scouting ha subito la stessa sorte, tra accordi consensuali e mancati rimpiazzi. Al Le Havre la parola d’ordine è versatilità: il direttore della comunicazione ricopre anche il ruolo di responsabile marketing, l’addetto stampa funge da speaker e una delle persone assunta per tenere i raporti con i tifosi si occupa anche dei contenuti scritti per il sito ufficiale. A Metz, invece, il rinnovo dei seggiolini dello stadio Saint-Symphorien è stato più volte rinviato e i giovani del settore giovanile utilizzano ancora le maglie della stagione precedente.
Anche il Rennes ha cercato di fare economia con metodi creativi: il parco auto del club è stato convertito all’elettrico per evitare l’aumento del prezzo dei carburanti, mentre sono stati effettuati investimenti per il recupero e il trattamento dell’acqua, con l’obiettivo di rendere sostenibili, dal punto di vista idrico, il centro di allenamento. La squadra bretone ha privilegiato gli spostamenti in treno per le trasferte a Parigi e ha eliminato i voli per viaggi inferiori alle quattro ore di pullman; dalla prossima stagione, inoltre, non utilizzerà più il bus ufficiale per le lunghe distanze.
Alcuni ambiti restano però intoccabili, come i servizi VIP, inclusi nei pacchetti destinati ai partner pluriennali. Tagliare in modo indiscriminato può rivelarsi controproducente nel lungo periodo. Ridurre le spese in altri settori chiave come il digitale o il commerciale significherebbe perdere competenze e generare un vortice negativo, alimentando un circolo vizioso che aumenterebbe la dipendenza dalle entrate dei trasferimenti. In certi casi, risparmiare non significa spendere meno, ma preservare risorse per affrontare periodi di incertezza, anche se ciò non sempre viene compreso dai tifosi. A Brest, ad esempio, i ricavi derivanti dalla partecipazione alla Champions League sono stati sopravvalutati. Come spiegato dal direttore sportivo Grégory Lorenzi, una parte consistente dei circa 50 milioni incassati è stata destinata a premi, costi logistici, investimenti e aumenti salariali, oltre che all’acquisto di nuovi giocatori, mentre una quota è stata accantonata come riserva finanziaria, scelta però comunicata in modo poco efficace.
A Lorient si respira un clima simile, in una fase di transizione legata al cambio di proprietà: il club dice di concentrarsi sull’aspetto sportivo e sulla prima squadra, assicurando l’assenza di restrizioni di bilancio e rivendicando una gestione prudente. Diversa la situazione del Nantes, che ha già cambiato due allenatori nel corso della stagione e modificato la rosa durante l’inverno, trovandosi ora a dover ridurre drasticamente i costi con lo spettro della retrocessione. Un destino che il Lione ha rischiato di vivere per ragioni finanziarie, che l’anno scorso ha rischiato di retrocedere e ha dovuto adottare misure drastiche lo scorso anno, tra cui un piano di esuberi che ha coinvolto quasi un centinaio di dipendenti.