Per fronteggiare la crisi economica, i club di Ligue 1 hanno inventato tanti modi creativi per risparmiare su qualsiasi cosa

I club stanno tagliando le spese diversi reparti, privilegiando sostenibilità ambientale e ruoli multitasking.
di Redazione Undici 04 Aprile 2026 alle 12:10

In Ligue 1, Paris Saint-Germain a parte, di soldi ne sono sempre girati pochini. Certo, Olympique Marsiglia e Lione hanno provato a tenere il passo dei parigini, ma anche queste due big sono incappate in diversi momenti di conti in rosso, per non parlare di Nizza, Le Havre e Auxerre che qualche anno fa hanno rischiato di non potersi neanche iscrivere. La crisi relativa ai contratti televisivi, dopo il contratto non proprio riuscito con Mediapro, ha fatto il resto. E così i club francese si sono dovuti trasformare in vere e proprie formichine, oculate nei conti e brave a usare l’ingegno per trovare nuovi modi di risparmiare. Anche nelle cose più impensabili.

Come analizzato da L’Équipe, a causa della fine imminente degli accordi con DAZN e beIN, i club sono costretti a limare ogni spesa possibile. Anche interventi apparentemente marginali assumono grande importanza, considerando che oltre l’80% del monte salari complessivo di una squadra di Ligue 1 è destinato a giocatori e staff. A Nizza, per esempio, in attesa di liberarsi in estate dei contratti più onerosi, la società ha proseguito una politica di riduzione dei costi in tutti i settori. Negli ultimi mesi l’area amministrativa è stata tagliata e il reparto scouting ha subito la stessa sorte, tra accordi consensuali e mancati rimpiazzi. Al Le Havre la parola d’ordine è versatilità: il direttore della comunicazione ricopre anche il ruolo di responsabile marketing, l’addetto stampa funge da speaker e una delle persone assunta per tenere i raporti con i tifosi si occupa anche dei contenuti scritti per il sito ufficiale. A Metz, invece, il rinnovo dei seggiolini dello stadio Saint-Symphorien è stato più volte rinviato e i giovani del settore giovanile utilizzano ancora le maglie della stagione precedente.

Anche il Rennes ha cercato di fare economia con metodi creativi: il parco auto del club è stato convertito all’elettrico per evitare l’aumento del prezzo dei carburanti, mentre sono stati effettuati investimenti per il recupero e il trattamento dell’acqua, con l’obiettivo di rendere sostenibili, dal punto di vista idrico, il centro di allenamento. La squadra bretone ha privilegiato gli spostamenti in treno per le trasferte a Parigi e ha eliminato i voli per viaggi inferiori alle quattro ore di pullman; dalla prossima stagione, inoltre, non utilizzerà più il bus ufficiale per le lunghe distanze.

Alcuni ambiti restano però intoccabili, come i servizi VIP, inclusi nei pacchetti destinati ai partner pluriennali. Tagliare in modo indiscriminato può rivelarsi controproducente nel lungo periodo. Ridurre le spese in altri settori chiave come il digitale o il commerciale significherebbe perdere competenze e generare un vortice negativo, alimentando un circolo vizioso che aumenterebbe la dipendenza dalle entrate dei trasferimenti. In certi casi, risparmiare non significa spendere meno, ma preservare risorse per affrontare periodi di incertezza, anche se ciò non sempre viene compreso dai tifosi. A Brest, ad esempio, i ricavi derivanti dalla partecipazione alla Champions League sono stati sopravvalutati. Come spiegato dal direttore sportivo Grégory Lorenzi, una parte consistente dei circa 50 milioni incassati è stata destinata a premi, costi logistici, investimenti e aumenti salariali, oltre che all’acquisto di nuovi giocatori, mentre una quota è stata accantonata come riserva finanziaria, scelta però comunicata in modo poco efficace.

A Lorient si respira un clima simile, in una fase di transizione legata al cambio di proprietà: il club dice di concentrarsi sull’aspetto sportivo e sulla prima squadra, assicurando l’assenza di restrizioni di bilancio e rivendicando una gestione prudente. Diversa la situazione del Nantes, che ha già cambiato due allenatori nel corso della stagione e modificato la rosa durante l’inverno, trovandosi ora a dover ridurre drasticamente i costi con lo spettro della retrocessione. Un destino che il Lione ha rischiato di vivere per ragioni finanziarie, che l’anno scorso ha rischiato di retrocedere e ha dovuto adottare misure drastiche lo scorso anno, tra cui un piano di esuberi che ha coinvolto quasi un centinaio di dipendenti.

>

Leggi anche

Calcio
Il PSG e Netflix dovevano fare uscire un documentario, ma il progetto si è arenato
Secondo L'Équipe, ci sarebbero state delle divergenze sui contenuti e sull'accesso garantiti alla troupe.
di Redazione Undici
Calcio
Per Gravina e Buffon le dimissioni dalla FIGC erano l’unica strada possibile
La sconfitta in Bosnia e la mancata qualificazione al terzo Mondiale di fila hanno portato a un doppio addio inevitabile: un atto politico, come succede sempre, ma soprattutto il frutto di tutta una serie di errori.
di Alfonso Fasano
Calcio
De Zerbi al Tottenham può sembrare una scelta assurda, ma non lo è per niente
Nel caso di una non impossibile salvezza, l'allenatore italiano avrà a disposizione mezzi tecnici ed economici pressoché illimitati per ricostruire la squadra. Gli Spurs sono ben diversi dal Marsiglia.
di Redazione Undici
Calcio
Mudryk è ancora sospeso per il caso doping, ma intanto si allena da solo afittando il campo di una squadra dilettantistica
L'attaccante ucraino del Chelsea non gioca da quasi un anno e mezzo, ma vuole farsi trovare pronto in caso di assoluzione.
di Redazione Undici