L’Eurolega è pronta a partecipare attivamente alla creazione di NBA Europe, ha scritto The Athletic

Il nuovo CEO di Euroleague, Chus Bueno, ha parlato con la testata americana e ha tracciato uno scenario ideale in cui le due istituzioni lavorano insieme per questo nuovo progetto.
di Redazione Undici 10 Aprile 2026 alle 13:27

Nel corso della prossima settimana, l’Eurolega (la massima competizione europea per i club di pallacanestro) e l’NBA si incontreranno per discutere e valutare possibili collaborazioni sul progetto NBA Europe. Lo ha scritto The Athletic, in un articolo in cui sono riportate anche diverse dichiarazioni dirette. Tra cui quella di Chus Bueno, che da alcune settimane è il nuovo CEO di Euroleague: «So cosa offre l’NBA e so che vorrebbe gestire un campionato. Se ha senso per le squadre, perché no? Parliamone! Deve però avere senso e tenere conto di tutte le ragioni commerciali e di quelle cestistiche. È ancora troppo presto, prima voglio sentire l’NBA. Ma siamo aperti a qualsiasi scenario».

Si tratta di un cambio di rotta netto, rispetto a qualche tempo fa. La NBA (che aveva un legame diretto con FIBA) ed Euroleague sembravano infatti destinate a non incastrarsi mai, su questo nuovo format, ma ora i rapporti sarebbero decisamente più distesi. Del resto Bueno è stato per anni nel direttivo NBA, quindi ha dei rapporti consolidati con la tutta la dirigenza e con il team che sta lavorando a NBA Europe – a cominciare da George Aivazoglou, Managing Director di NBA per l’Europa e il Medio Oriente.

È ancora presto per parlare di come si strutturerà questa collaborazione, ma l’Eurolega sembrerebbe disposta a valutare tutte le possibili opzioni. Tra le quali anche una possibile fusione con con NBA Europa e/o l’’acquisizione, da parte della lega americana, di quote azionarie di Euroleague. Ma molto, se non tutto, dipenderà dalle squadre europee. Che al momento non hanno ancora rinnovato la licenza per la prossima stagione: «Per come stanno le cose ora come ora», ha dichiarato Bueno a The Athletic, «pensiamo che lo faranno: i contratti in essere scadranno a fine giugno, a un certo punto i dirigenti dovranno decidere cosa fare. Se dovessimo raggiungere un accordo o stipulare una partnerhsip con NBA, potranno interagire anche con loro. Penso che raggiungeremo un accordo, del resto credo che NBA abbia  già raccolto le offerte e i fondi necessari per far partire il progetto, ora resta da capire uandqando partiranno. E che tipo di accordo faremo con loro».

Bueno ha fatto riferimento alle offerte già ricevute da diversi investitori, che si sarebbero detti disponibili a finanziare la creazione di alcune squadre nelle maggiori città europee, con cifre di partenza che toccherebbero – e in certi casi supererebbero – il miliardo di euro. In particolare, il Fondo PIF dell’Arabia Saudita (già molto attivo nel calcio locale e internazionale) avrebbe mostrato interesse per una squadra a Londra. Qatar Sports Investment, il fondo proprietario del PSG, punterebbe invece a rilevare una squadra di basket nella capitale francese; RedBird Capital, che invece possiede il Milan, avrebbe avviato l’iter per mettere Milano sulla mappa di NBA Europe. Da parte sua, la lega americana vorrebbe includere nel nuovo campionato anche club storici come il Real Madrid e il Fenerbahçe.

Insomma, gli incontri in programma e le parole di Bueno hanno creato uno scenario per cui è facile immaginare NBA ed Eurolega che lavorano in sinergia, con la nascita di un unico grande campionato che racchiuda al suo interno squadre vecchie e nuove. «Il nostro consiglio a tutti i club», ha concluso Bueno, «è quello di sedersi tutti insieme e parlare con l’NBA, così da ascoltare tutto ciò che hanno da offrire gli investitori in termini di fusioni e collaborazioni. Avere due realtà frammentate non sarebbe un bene per nessuno. Io penso di poter fare da collante, conosco bene entrambe le organizzazione e so che c’è fiducia reciproca. Si può pensare a una grande lega, ma ciò che conta non è tanto l’accordo in sé, piuttosto costruire bene ciò che accadrà dopo. E credo che entrambe le organizzazioni possano aiutarsi a vicenda in modo significativo».

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