Sei partite per evitare un fiasco senza precedenti nella storia del calcio moderno – perché retrocedere dalla massima serie con una rosa da oltre 800 milioni di euro, cioè la nona più ricca del mondo, non si era mai visto. Eppure la stagione da incubo del Tottenham, diciottesimo in Premier League nel momento in cui scriviamo, affonderebbe le radici proprio in un calciomercato gestito male e calibrato su una serie di dati… semplicemente sbagliati. O meglio, i dirigenti degli Spurs hanno fatto una serie di scelte in base ad alcuni parametri statistici che consideravano rilevanti, e che invece non lo erano poi così tanto. Tralasciandone altri invece fondamentali.
L’abbaglio nasce da alcuni errori in sede di analytics: oggi ci si affida sempre di più ai dati, ma è essenziale saperli leggere e integrarli a dovere. Come racconta ESPN, nelle ultime sessioni di mercato il Tottenham ha prestato particolare attenzione ad alcuni fattori-base: velocità, prestanza fisica, propensione all’allenamento. Il rischio dell’approccio moderno, tuttavia, è che anziché quantificare le statistiche che portano alla vittoria, ci si tende a focalizzare su quelle che scout e allenatori tendono ad apprezzare di più. Ma rappresentano un dato puntuale, quasi sempre imperfetto, sinonimo di un’istantanea e non dell’intero film della partita.
Succede allora che il Tottenham è cascato nel tranello con tutte le scarpe. Perché è vero, c’è un motivo calcistico ben chiaro se giocatori del calibro di Kudus, Xavi Simons o Solanke valgono quello che valgono – cioè molto: il cartellino di 13 elementi degli Spurs si aggira dai 30 milioni di euro in su. Allo stesso tempo però allestire una squadra funzionale non equivale alla somma aritmetica dei singoli talenti, che potrebbe bastare magari per la modalità carriera su FIFA. Il calcio reale è fatto anche di match e mismatch, cioè armonie e disconnessioni fra giocatori valutabili soltanto nel loro insieme. E in questo senso, dalle parti di New White Hart Lane gli addetti ai lavori hanno tralasciato un aspetto di macroscopica importanza: il passaggio. Un parametro basilare per la riuscita di qualunque progetto di calcio – la precondizione del cross, del tiro, della gestione del ritmo: serve aggiungere altro?
Il paradosso clamoroso è che per quanto il Tottenham per valore complessivo abbia sulla carta una delle migliori rose nel panorama mondiale, di fatto potrebbe esserlo a stento. Perché i suoi giocatori, semplicemente e drammaticamente, non sanno passare il pallone. In base a questo parametro, il migliore di loro è Cristian Romero, capitano e difensore centrale: 19esimo in assoluto nell’attuale Premier League. Segue Micky van de Ven, altro difensore, all’87esimo posto. Tutti gli altri sprofondano dalla 150esima posizione in giù. Ed è abbastanza incredibile che nessuno se ne sia accorto, in sede di calciomercato. Sarebbe come assemblare una Ferrari da sogno per la Formula 1: pneumatici all’ultimo grido, telaio in fibra di carbonio, volante multifunzione, aerodinamica a regola d’arte. Poi però a Gran Premio iniziato ci si rende conto che il motore è quello di un’utilitaria.
Al Tottenham stanno realizzando qualcosa del genere, che giustifica la terribile posizione in classifica di una squadra che anche in base ad altre statistiche – il gap fra differenza reti e differenza reti attesa – non sta vivendo la classica stagione sfortunata, in cui tutto sembra andare storto oltre ogni ragionevolezza. Gli Spurs vanno male perché non riescono a costruire e a passarsi il pallone. Inventarsi qualcosa da qui alla fine sarà dura, ma il destino è ancora nelle loro mani. Auguri a De Zerbi. E alla dirigenza sportiva, per la prossima sessione di mercato.