Qualcuno avrà pensato che andasse a fuoco qualcosa, vedendo una sottile colonna di fumo alzarsi dal centro di allenamento di London Colney. E quel qualcuno aveva ragione: era proprio fuoco, acceso durante una delle sessioni dell’Arsenal di questa settimana. Nessun istinto piromane, nessun rito propiziatorio – più o meno – per scacciare il malaugurio alla vigilia del big match contro il Manchester City, che per i Gunners vale una buona fetta di stagione e di storia recente. È soltanto l’ultima, ennesima trovata di Mikel Arteta per tirare fuori il meglio dai suoi ragazzi. Anzi, pare che questa volta l’iniziativa sia arrivata proprio da loro.
«Prima di ogni partita utilizziamo diversi approcci tematici per prepararci e arrivare alla sfida nel miglior modo possibile», ha spiegato l’allenatore spagnolo. «Molto dipende da quello che facciamo: le migliore idee arrivano dai giocatori, sono quelle che apprezzo di più». Prima del match di ritorno contro lo Sporting, che grazie al pareggio per 0-0 è valso all’Arsenal l’accesso alle semifinali di Champions League, Arteta aveva chiesto a Gyokeres e compagni di «giocare con il fuoco dentro». Ecco. Diciamo che è stato preso decisamente alla lettera. Non soltanto per la solida prestazione che ha permesso ai londinesi di passare il turno: rientrati alla base, i calciatori infatti hanno deciso di accendere un fuoco al campo di allenamento. Radunandosi attorno, contemplativi. Un modo per fare gruppo, trarre ispirazione e dare forma alla dialettica della loro guida tecnica (o se tutto ciò non vi convince, anche un gesto da invasati).
In un certo senso però l’ambiente Arsenal va capito: la vittoria della Premier League manca da 22 anni, i Gunners non sono mai stati così vicini a rompere il digiuno quanto oggi eppure, soprattutto dopo l’inatteso ko interno contro il Bournemouth appena prima dello scontro diretto con il City, tifosi e addetti ai lavori sono tornati a vedere i sorci verdi. Ci potrebbe essere aria di psicodramma, insomma. E allora ben venga un falò pur di darsi la carica e allontanare i brutti pensieri.
Certamente Arteta ha apprezzato, ed è il caso di dire – in termini di trovate calcistiche poco ortodosse – che gli allievi ormai stanno superando il maestro. Che non è affatto nuovo a escogitare metodi motivazionali alternativi. Una volta si presentò in spogliatoio con una lampadina, chiedendo ai suoi giocatori di brillare ed essere energetici. Un’altra arruolò dei borseggiatori professionisti durante una cena societaria per far scomparire telefoni e portafogli dalle tasche dei giocatori: una trovata per tenerli sempre all’erta, ha spiegato poi. C’è stato spazio pure per la pet therapy: nel 2023 portò a London Colney un cane chiamato Win per spronare il morale delle truppe. «Sento che siamo come una famiglia, e abbiamo bisogno di un cane che rappresenti questa famiglia», Arteta disse allora. Qualcuno potrebbe definirlo un po’ cringe. Ma i suoi ragazzi lo seguono col massimo affiatamento. E questa alla fin fine è l’unica cosa che conta: aspettare domenica, per vedere il vero effetto del fuoco sulla Premier League.