La vittoria contro Zverev ha un valore enorme per Flavio Cobolli, che adesso può puntare davvero all’élite del tennis

La finale raggiunta a Monaco è un segnale chiaro, inequivocabile: siamo di fronte a un (altro) giocatore italiano che ha tutto per entrare nella Top Ten. E per rimanerci.
di Redazione Undici 18 Aprile 2026 alle 17:07

Quella di oggi contro Alexander Zverev è senza probabilmente la vittoria più importante della carriera di Flavio Cobolli. Non solo per il prestigio del palcoscenico o per il peso specifico della semifinale di un ATP 500 come Monaco di Baviera, ma per il modo in cui è arrivata. Con un doppio 6-3, infatti, Cobolli ha letteralmente demolito il numero 3 del mondo, giocando un tennis di altissimo livello dall’inizio alla fine, mostrando una maturità tecnica e mentale che fino a pochi mesi fa si era manifestata solo a tratti.

Il successo a Monaco è così significativo per diversi motivi. Il primo è evidente: battere uno dei migliori giocatori del circuito, e farlo con questa autorità, rappresenta un salto di qualità enorme. Il secondo è legato alla superficie: la terra rossa non è mai stata considerata la superficie ideale per Cobolli, più incline a esprimersi su campi erba e cemento. Eppure in Baviera ha costruito una delle prestazioni più complete della sua carriera. Un altro dato impressionante riguarda il servizio. Per tutta la partita, Cobolli ha mantenuto una velocità costante sopra i 200 km/h, un dettaglio che non solo evidenzia la sua crescita fisica e tecnica, ma che gli ha permesso di ottenere tantissimi punti facili, togliendo ritmo e sicurezza alla risposta solida di Zverev. Ma non è stato solo il servizio a fare la differenza: la sua aggressività in risposta è stata altrettanto decisiva. Cobolli ha costantemente preso l’iniziativa anche nei turni di battuta dell’avversario, accorciando gli scambi e mettendo pressione fin dal primo colpo.

Questa vittoria avrà anche un impatto concreto sulla classifica: da lunedì Cobolli sarà numero 12 del mondo, il suo miglior ranking di sempre. Un traguardo importante, che certifica la crescita di un giocatore che sta finalmente trovando continuità ad altissimo livello. Ma se dal punto di vista tecnico la prestazione è stata straordinaria, è sul piano mentale che Cobolli ha fatto vedere i progressi più evidenti. Il finale del match ne è la dimostrazione perfetta. Arrivato a servire per l’incontro sul 5-2, ha subito il controbreak, una situazione che in passato avrebbe potuto incrinare le sue certezze. Invece questa volta non si è disunito, ha mantenuto lucidità e aggressività, ha ripreso a giocare il suo tennis senza arretrare di un centimetro.

Nel game successivo, con una determinazione impressionante, è riuscito a strappare nuovamente il servizio a Zverev, chiudendo il match con grande freddezza. Un segnale fortissimo: Cobolli non solo è capace di costruire il vantaggio, ma ora sa anche gestire i momenti di difficoltà senza perdere identità. Al termine dell’incontro, tutta la tensione accumulata è esplosa come un petardo. Cobolli è scoppiato in lacrime, lasciandosi andare a un’emozione sincera e potente. Una reazione che ha colpito tutti, resa ancora più toccante dalle sue parole nel post-partita. La vittoria è stata dedicata a Mattia, un ragazzo di 13 anni del suo circolo, il Parioli di Roma, scomparso ieri. Un momento di grande umanità, che ha dato un significato ancora più profondo a quello che era successo in campo.

Guardando al percorso che lo ha portato fin qui, è chiaro che questa semifinale non è un episodio isolato, ma il risultato di un processo iniziato mesi fa. La vera svolta della sua stagione è arrivata ad Acapulco, torneo in cui Cobolli ha mostrato per la prima volta una versione più completa e consapevole del proprio tennis. Da quel momento, qualcosa è cambiato: più fiducia, più coraggio nelle scelte, maggiore capacità di restare dentro le partite anche nei momenti complicati. Non tutto, però, è stato perfetto. A Montecarlo, per esempio, la sua prestazione è stata deludente. Una battuta d’arresto che, in passato, avrebbe potuto avere strascichi pesanti. E invece Cobolli ha dimostrato di aver fatto un ulteriore passo avanti proprio nella gestione delle difficoltà e dei momenti di crisi. È riuscito a lasciarsi alle spalle la sconfitta contro Blockx, non si è trascinato dubbi o insicurezze e questo gli ha permesso di arrivare a Monaco con un atteggiamento completamente diverso.

Ed è proprio questa la chiave della sua crescita: la capacità di limitare i picchi negativi, o comunque di reagire. In una stagione lunga e logorante come quella del tennis, se non sei Sinner o Alcaraz è impossibile mantenere sempre lo stesso livello. Quello che distingue i buoni giocatori dai grandi è la gestione dei momenti no. Cobolli sta imparando a perdere “meglio”, a non far diventare una sconfitta l’inizio di una spirale negativa. Questa maturazione è fondamentale, per chi vuole puntare in alto. L’obiettivo dichiarato di Cobolli è entrare in top ten, e prestazioni come quella contro Zverev dimostrano che il livello c’è. Ora si tratta di renderlo costante, di replicarlo con continuità nei tornei più importanti, contro avversari sempre più competitivi.

La finale di Monaco rappresenta quindi molto più di una semplice occasione per vincere un titolo. È un banco di prova, un altro passo nel percorso verso l’élite del tennis mondiale. Indipendentemente da come andrà, però, una cosa è certa: Cobolli ha dimostrato di poter stare a questo livello, e soprattutto di avere gli strumenti per continuare a crescere. La vittoria contro Zverev resterà come un punto di svolta, una di quelle partite che segnano una carriera. Non solo per il risultato, ma per tutto quello che ha rappresentato: qualità di gioco, forza mentale, emozione. E, forse, anche l’inizio di una nuova fase, in cui Cobolli non è più solo una promessa, ma una realtà pronta a prendersi un posto nei top ten.

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