Ceres e il Genoa hanno ricordato agli inglesi un debito vecchio di 255 anni, e che riguarda uno dei simboli più famosi al mondo: la Croce di San Giorgio

Racconto di un’attivazione che mette insieme storia, leggenda e legami culturali. Nel nome del mare, nel nome del calcio.
di Redazione Undici 24 Aprile 2026 alle 13:34
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Se siete a Londra e vedete passare dei furgoni che portano in giro le immagini delle maglie del Genoa, la colpa è di Riccardo Cuor di Leone. E della storia di un conto in sospeso aperto da più di duecento anni. L’hanno ripresa Ceres e il club rossoblu, che hanno celebrato uno dei simboli più famosi al mondo – la croce di San Giorgio – riprendendo un aneddoto che inizia addirittura nel Medioevo, che si trascina nei secoli successivi, che è arrivato fino ai giorni nostri. E che, in qualche modo, spiega perché la bandiera inglese e quella di Genova siano identiche. Si narra che nel Medioevo, l’Inghilterra “la prese in affitto” per proteggere la propria flotta, in quanto nessuno osava attaccare navi che battevano il vessillo di Genova, riconoscendo un tributo alla Repubblica Marinara fino al 1771. Da allora il pagamento si è interrotto, e i genovesi ancora oggi ricordano gli arretrati.

È proprio da qui, da quel debito che cresce ogni giorno, che nasce il concept “The Longest Tab In History”, realizzata da Ceres con la collaborazione di We Are Social e We Are Social Studios,: il termine “Tab” fa riferimento al conto aperto nei pub inglesi, ed è da qui che Ceres riaccende – con ironia, naturalmente – una questione rimasta aperta per centinaia di anni – 255, per l’esattezza. E lo fa a Londra: il messaggio in arrivo dalla Liguria viaggia da Trafalgar Square a Westminster, “trasportato” da furgoni che raffigurano la maglia da trasferta del Genoa, dove è ritratta la Croce di San Giorgio. Accanto alle foto c’è una scritta: “Genoa calling. London paying”. Non c’è neanche bisogno di tradurlo. E il bello è che i messaggi e la campagna sono sbarcati in Inghilterra proprio durante la festa nazionale per la croce di San Giorgio.

Un’altra headline per le affissioni è “Genoa’s flag rent is 255 years overdue. At least buy us a round.”, e anche in questo caso non c’è bisogno di traduzione. Inoltre Ceres ha vestito alcuni tifosi di un Genoa Club della capitale inglese con delle maglie speciali e il copy di campagna, trasformandoli in veri e propri media itineranti. Mattia Lacchini, Executive Creative Director di We Are Social, ha detto che «con le nostre campagne e le nostre attivazioni, cerchiamo sempre di dare forma a idee che nascono dalla cultura in cui siamo immersi e che hanno il potenziale di uscire dal contesto originale per generare conversazioni più ampie. Abbiamo lavorato al fianco di Ceres nello sviluppo del progetto, partendo da una storia che appartiene a due città e che nel tempo ha preso direzioni diverse. L’abbiamo riportata alla luce e trasformata insieme in un’idea capace di attivarsi su più livelli, dal campo alla città fino a un pubblico più ampio».

L’attivazione è iniziata con il video del creator Pietro Filacorda che ripercorre il legame storico tra la Croce di San Giorgio, Genova, Inghilterra e Grifone ed è proseguita sul campo, in occasione della partita Pisa-Genoa del 19 aprile, storica sfida tra ex Repubbliche Marinare. Per il match, il Genoa è sceso in campo con la seconda maglia. Il kit, però, era adornato da uno speciale messaggio sulla manica, laddove di solito è posizionato il logo Ceres: “Nice flag England, is that ours?”. Ogni asset della campagna è dotato di un QR code che indirizza gli inglesi a una landing page approfondita, dove scoprire la leggenda e capire come “saldare il debito”.

È un’iniziativa che celebra il legame antichissimo che unisce Genova e l’Inghilterra, nel nome del mare, della cultura e ovviamente del calcio: il Genoa è il club più antico del nostro Paese ed è stato fondato proprio dagli inglesi. Quest’appendice, però, non chiude conto che è aperto da secoli, che resta ancora aperto. E per il quale i genovesi si aspettano un giro di birra gratis, almeno. Magari adesso gli inglesi avranno imparato una lezione: i genovesi hanno una memoria di ferro. E sono degli ottimi contabili.

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