Se il Getafe di Bordalás è in corsa per tornare in Europa, una buona parte del merito è anche dell’intelligenza artificiale

Report con percentuali di vittoria, piani partita personalizzati e tre tablet che durante il match analizzano dati fisici e aspetti tecnico-tattici: la rivoluzione "predittiva" dell'AI, in Liga, è già cominciata.
di Redazione Undici 26 Aprile 2026 alle 10:51

A vederlo così, polo aderente, pantaloni larghi e occhiali dalla montatura tonda e sottile, sembra uno di quegli allenatori nerd ma un po’ stilosi, che quasi non ti vogliono far capire che passano tutto il tempo della loro giornata a inventarsi qualche diavoleria per rendere la vita complicata agli avversari. Ma in realtà José Bordalás è uno dei manager più divisivi di Spagna. C’è chi lo odia perché il suo piano partita, almeno in apparenza, si fonda sulla distruzione del gioco altrui prima che sulla costruzione del proprio. Al tempo stesso c’è chi lo invidia, perché con una squadra dal valore tecnico modesto come il Getafe, anno dopo anno sta mettendo le basi per qualcosa che, al Coliseum Alfonso Pérez, manca da tantissimo tempo: la partecipazione a una coppa europea. A dirlo è la classifica: in questom omento il Getafe è sesto nella Liga, quindi al momento è qualificato almeno per la Conference League, anche ha messo insieme appena 28 gol segnati.

A Bordalás, di tutto questo, importa davvero il giusto. Anzi: importa zero. Se ne infischia delle critiche, di chi gli imputa (a volte a ragione) che la sua squadra «pensa solo a picchiare». La realtà è che lui, con il suo staff, le prova tutte pur di sorprendere chiunque arrivi nella sua tana. L’ultima trovata? Un uso molto particolare dell’intelligenza articificiale. Il Getafe la sta utilizzando alla grande, addirittura avrebbe portato a una crescita del 53% nel rendimento in termini di punti. «Da quando abbiamo iniziato a utilizzare questo modello», ha detto Bordalás a Marca, «siamo passati da 0,89 punti a partita a 1,37 a partita»».  Javier Vidal, uno dei collaboratori più stretti del tecnico del Getafe e figura chiave nello sviluppo dell’intelligenza artificiale all’interno dello staff tecnico azulón, aveva già iniziato a lavorare nel 2017 con una società israeliana di big data che, attraverso tecnologie sviluppate in ambito militare e l’uso di gilet GPS, monitorava il rischio di infortuni e i parametri fisici dei giocatori per ottimizzare la performance, elemento centrale nel modello di Bordalás. Ma il salto di qualità è arrivato nell’ultimo anno con l’introduzione di AISM, al punto che oggi l’intelligenza artificiale viene considerata quasi l’ottavo membro dello staff tecnico. «Ci offre una visione innovativa che aiuta a prendere decisioni tattiche migliori in base all’avversario», sottolinea ancora Bordalás.

Dietro il celebre “metodo Bordalás” si nasconde dunque un forte investimento tecnologico. L’AI è diventata un vero assistente tecnico, utile sia nella preparazione delle gare sia durante il loro svolgimento, soprattutto all’intervallo. Secondo Alfonso Campo, socio fondatore di AISM, la scelta del Getafe rappresenta una visione moderna del calcio in cui la tecnologia non sostituisce il giudizio umano, ma lo arricchisce. L’intelligenza artificiale agisce creando un ulteriore livello di analisi, un livello capace di evidenziare dettagli tattici, schemi nascosti e opportunità strategiche che possono risultare decisive.

Il cambiamento è evidente anche a bordo campo. Durante le partite, nello staff del Getafe ci sono tre tablet: il primo monitora in tempo reale parametri tecnico-tattici come duelli aerei vinti, efficacia difensiva, numero di cross, velocità di recupero del pallone e posizione della linea difensiva. Il secondo analizza i dati fisici dei propri giocatori e degli avversari, offrendo proiezioni utili a valutare eventuali interventi. Il terzo ospita un “pannello vittoria”, una sorta di dashboard in cui vengono confrontati in diretta gli indicatori che il Getafe deve dominare, secondo le proiezioni dello staff e dell’IA, per aumentare le probabilità di successo.

Ma il vero salto evolutivo riguarda lo studio degli avversari e la previsione dei modelli di gioco. AISM analizza centinaia di migliaia di variabili per squadra, giocatore e partita, sia attuali sia storiche, fornendo allo staff nuove prospettive strategiche. Tre giorni prima di ogni gara, i giocatori ricevono un report basato sull’intelligenza artificiale che individua pattern specifici: altezza della linea di pressione, strutture di costruzione, comportamenti dopo la perdita del pallone o aree in cui l’avversario tende a perdere efficacia. Non si tratta soltanto di sapere cosa fa l’avversario, ma quando e perché lo fa, permettendo di stabilire con precisione dove pressare, come orientare la manovra e in quali momenti assumersi maggiori rischi.

L’AI, inoltre, non si limita a descrivere scenari, ma suggerisce azioni. Propone aggiustamenti tattici in base a probabilità, individua accoppiamenti favorevoli, anticipa possibili sviluppi della gara e aiuta a definire le priorità del lavoro settimanale. Può persino proiettare come evolveranno determinati comportamenti in base a variabili come punteggio, minuto di gioco o livello di fatica, introducendo una dimensione predittiva finora poco sfruttata in modo sistematico. Il sistema consente anche di misurare l’impatto reale di ogni esercitazione di allenamento sul rendimento competitivo: quali lavori si trasferiscono meglio alla partita, quali producono effetti inferiori alle attese e quali giocatori si adattano più rapidamente a contesti specifici. Una retroalimentazione continua che riduce il margine d’errore nelle decisioni.

Quello che ne viene fuori è un modello di lavoro più preciso, più specifico e maggiormente aderente alla realtà del gioco. E i numeri sembrano confermarlo, soprattutto in una stagione condizionata da limiti salariali e da una rosa inizialmente ridimensionata, rilanciata solo dagli innesti del mercato invernale. Alla base di tutto ci sono anche i dati forniti da LaLiga attraverso Mediacoach, piattaforma analitica che mette a disposizione oltre 50 metriche avanzate per calciatore, tra cui posizionamento, velocità, pressing, duelli e decisioni tattiche. In questo modo, gli allenatori possono comprendere non solo cosa fa un giocatore, ma quanto incida realmente sul gioco.

Il processo segue una scansione precisa. Prima della partita, un video condiviso tre giorni prima della gara presenta l’analisi dell’avversario e i comportamenti che il Getafe dovrà adottare o evitare per aumentare le probabilità di vittoria. Viene poi elaborato un piano partita personalizzato, in cui duelli aerei, pressione e tipo di gioco diventano fattori determinanti per l’esito finale. Durante il match, l’intelligenza artificiale lavora in tempo reale attraverso i tre tablet dello staff, mentre all’intervallo genera un report che individua punti di forza e debolezze di entrambe le squadre, offrendo all’allenatore una base oggettiva per correzioni e decisioni immediate. Nel calcio del futuro, che per molti è già presente, l’algoritmo entra così in panchina accanto all’allenatore. E a Getafe, almeno per ora, sembra portare parecchi punti.

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