Per la stragrande maggioranza dei giocatori dell’Arsenal, la Premier League 2025/26 è il primo grande trofeo della carriera

Soltanto Gabriel Jesus aveva già vinto la Premier. Soltanto altri sei avevano già vinto qualcos'altro. Per tutti gli altri è una novità assoluta: diventare campioni d'Inghilterra senza fuoriclasse affermati si può.
di Redazione Undici 20 Maggio 2026 alle 17:57

Ventidue anni di digiuno. Che per un grande club come l’Arsenal vogliono inevitabilmente dire una sfilza di scherni, delusioni, progetti sportivi quasi mai all’altezza. Fino a quando i Gunners non hanno incontrato sulla loro strada un allenatore come Mikel Arteta. Qualcuno in grado di portare aria nuova e concreta dalle parti dell’Emirates, costruendo nel giro di poche stagioni un gruppo tra i più solidi d’Europa senza il pedigree delle dirette avversarie. Passando in rassegna i nomi dei campioni d’Inghilterra, balza all’occhio proprio questo: soltanto Gabriel Jesus, fra i giocatori nella rosa dell’Arsenal, aveva già vinto la Premier League nella sua carriera – quattro volte, con la maglia del Manchester City. Soltanto altri sei avevano già festeggiato un qualunque altro titolo. Per tutti gli altri è stata una festa inedita e assoluta.

Non si tratta di un dato banale, e rende l’idea di quanti ostacoli anche sotto il profilo mentale abbiano dovuto affrontare i Gunners in questi mesi. Limitatamente all’Inghilterra, Gabriel Jesus resta l’unico in grado di testimoniare un trionfo davanti ai propri compagni. Ci sono un paio di altri elementi con un trofeo pesante in bacheca: Mikel Merino, campione d’Europa con la Spagna nel 2024, e Kai Havertz, campione d’Europa col Chelsea nel 2021 – anche se quest’anno è finito un po’ ai margini delle rotazioni di Arteta, pur segnando gol pesanti. E il resto? Declan Rice aveva vinto la Conference League nel 2023, ai tempi del West Ham. Lo stesso ha fatto Noni Madueke, l’anno scorso al Chelsea. Mentre a fregiarsi di un titolo nazionale c’erano soltanto Piero Hincapié – la storica Bundesliga del 2024 vinta dal Bayer Leverkusen – e Viktor Gyokeres – il bis di Primeira Liga, 2024 e 2025, da goleador dello Sporting.

Gli altri 18 giocatori della rosa biancorossa, da Calafiori a Martinelli, erano invece alle prese con un orizzonte inesplorato. Nessuno di loro aveva mai vinto nulla, tanti non ci erano andati nemmeno o avevano dovuto fare i conti con cocenti delusioni professionali – difficile dire quale dei due scenari sia più promettente, nella strada che porta verso la Premier League. Non c’è dubbio che l’artefice di questo traguardo, al di là di ogni stramberia motivazionale, è Arteta. Che pure non aveva mai vinto il campionato, nemmeno da giocatore.

A questo punto va tracciata un’ulteriore considerazione. D’accordo, l’Arsenal è uno dei club più facoltosi del mondo e attualmente il secondo in Premier League per valore di mercato della sua rosa – 1,23 miliardi di euro, contro gli 1,31 del Manchester City. Nell’era Arteta tra l’altro, prendendo in esame le ultime cinque stagioni, i Gunners hanno speso sul mercato un autentico patrimonio: il saldo tra entrate e uscite -769 milioni. Non è il caso insomma di celebrare una “favola”, perché gli ingredienti per arrivare a una vittoria importante c’erano tutti. Eppure è indicativo che l’Arsenal, verso questo obiettivo, quasi mai abbia scelto di affermarsi al classico campione già affermato. Nessuna spesa folle per Mbappé o l’Haaland di turno, tanti investimenti sui giovani per costruire un gruppo durevole.

Ci è voluto un po’ per raccoglierne i frutti sul versante nazionale e internazionale, sfatando anche il tabù canzonatorio dell’eterna seconda che ormai pesava sull’ambiente come una cappa emotiva. Ma questa Premier League, vinta con merito e autorità, rappresenta la definitiva consacrazione di questo nuovo corso tecnico. E si va aggiungere ad altri traguardi di tutto rispetto: una FA Cup, due Community Shield, tre secondi posti consecutivi da quando Arteta è al timone. Più la semifinale di Champions della scorsa stagione e la finale di quest’anno – altro traguardo notevole, raggiunto secondo una precisa identità di squadra, che potrebbe diventare straordinario in caso di successo sul PSG. Prima o poi insomma, il bilancio potrebbe crescere ancora. E questo Arsenal deve ringraziare soltanto sé stesso, per aver trovato la sua personalissima maniera di tornare competitivo nel calcio di oggi. Festeggiamenti inclusi, finalmente.

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