Il ritorno in Liga del Deportivo La Coruña è una storia romantica, ma anche molto moderna

Dietro la risalita dei galiziani ci sono due ingredienti imprescindibili di ogni buon progetto di calcio: l'investimento nelle infrastrutture e un ottimo settore giovanile.
di Redazione Undici 25 Maggio 2026 alle 22:33

Il finale è stato uno sprint di quattro vittorie consecutive, festeggiando con una giornata d’anticipo. E dopo otto anni di purgatorio, ora il Deportivo La Coruña è di nuovo nel calcio che gli spetta: la Liga, il derby contro il Celta Vigo, i bei tempi andati di un’Europa passata. Ma se nei ricordi di Luque e Pandiani il Depor si è crogiolato fin troppo, incappando in un lungo e insorabile declino, ora si respira aria nuova grazie a un progetto di calcio solido e ben costruito. L’uomo del momento è Nsongo Bil, autore della doppietta che ha piegato il Valladolid garantendo ai galiziani la promozione. Il fenomeno della categoria invece è Yeremay Hernández, prodotto del settore giovanile quotato oltre 30 milioni di euro. Che il Depor non abbia alcuna intenzione di venderlo, nonostante le offerte allettanti, è sintomo della rinnovata ambizione societaria.

Ne è passata di acqua sotto i ponti, da quel fatidico 2020. Il momento più duro della storia recente del club: la retrocessione in Segunda División B – cioè la terza serie spagnola –, il rischio concreto, anche per le contestuali riforme dei campionati, di finire addirittura due gradini più giù. Cioè nel semidilettantismo, il dimenticatoio del calcio spagnolo che un club di questo blasone non poteva meritare. Dopo qualche annata di assestamento però il Deportivo ha rimesso le cose a posto anche sul fronte dirigenziale: nel 2024 torna in Segunda, la scorsa stagione centra una tranquilla salvezza, quest’anno non manca l’appuntamento più agognato. 77 punti sono tanti e portano la firma soprattutto di due giocatori: il primo è appunto Yeremay, il secondo Zakaria Eddahchouri, pescato dall’Eerste Divisie olandese e subito decisivo. Insieme hanno siglato 22 gol e 14 assist. Con il giovane scuola Depor che deve ancora compiere 24 anni.

Così al Riazor si è rivisto un calcio come non si vedeva da tempo, combinato alla sicurezza di poter contare su una struttura societaria dalla rinnovata solidità. Emblematico in questo senso il nuovo centro sportivo, ribattezzato Depor Training Center, che è stato inaugurato nel corso di questa stagione: un progetto da quasi 50 milioni di euro, in un’area da 180mila metri quadri. Era tra i grandi obiettivi fissati da Juan Carlos Escotet, il magnate della finanza che dal 2024 siede ai vertici del La Coruña col dichiarato intento di rilanciarlo nelle gerarchie spagnole. C’è stato bisogno di un profondo lavoro di risanamento societario, riportando in equilibrio le traballanti casse del club – e l’immane fortuna di Escotet, oltre 6 miliardi di euro complessivi secondo Forbes, ha certamente aiutato. Ora però il Depor sembra davvero una realtà di nuovo in salute, e questo ritorno in Liga sembra la conseguenza più naturale di tante scelte azzeccate.

Perché le risorse economiche contano, ma vanno incanalate nel modo giusto. E il Depor di nuovo fra i grandi ha i contorni di una storia bellissima, perfino romantica rispetto al glorioso passato che questa squadra – un titolo nazionale, due Coppe del Re e tre Supercoppe di Spagna tra il 1994 e il 2003, oltre a una storica semifinale di Champions – è stata in grado di assaporare. Ma oggi, un quarto di secolo dopo, per fare calcio ad alti livelli occorrono soprattutto due ingredienti: investire nelle infrastrutture e coltivare un settore giovanile all’altezza. Il Depor l’ha capito e ora sta cominciando a capitalizzarli entrambi. Uno scalino più su, tra tutte le big che sul campo non incontra da un pezzo. Decisamente da troppo.

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