Nella notte di Brasile-Marocco, il diciottenne Ayyoub Bouaddi ci ha fatto innamorare del suo talento e della sua personalità

Tecnica squisita, concentrazione feroce, fisico atletico e la leggerezza degli eletti: il centrocampista del Lille ha tutto per entrare nell'élite del calcio.
di Antonio Belloni 14 Giugno 2026 alle 13:08

Ricorderemo Brasile-Marocco come la notte in cui siamo rimasti folgorati dal talento di Ayyoub Bouaddi. Nel Mondiale dei quarantenni pronti alla loro “Last Dance” – sono ben otto, mai così tanti nella storia della competizione – e nella partita più attesa della fase a gironi, la scena se l’è presa un ragazzo classe 2007, che appena 18 anni eppure manifesta già una maturità che lascia esterrefatti. A un solo mese dall’inizio del torneo, Ayyoub Bouaddi – nato a Senlis, nella regione dell’Oise, nell’Alta Francia – ha scelto di rappresentare il Marocco nonostante una lunga trafila nelle Under francesi. La sua è la scelta di tanti altri marocchini le cui famiglie sono emigrate altrove per trovare opportunità, ma senza mai dimenticare le proprie radici: ben 14 su 26, tra calciatori convocati per i “Leoni dell’Atlante”, sono nati fuori dal Marocco. Gran parte del merito è della Federazione marocchina, che nel perseguire una strategia di “decolonizzazione” – così la definiscono – si preoccupa di monitorare attraverso lo scouting tutti i talenti nati altrove che sono potenzialmente eleggibili per la Nazionale, per poi avvicinarli e convincerli a rappresentare il proprio Paese d’origine.

«Ho fatto la mia scelta: sono fiero di rappresentare il mio paese», ha detto il mediano del Lille. Ayyoub Bouaddi studia matematica in triennale, vince concorsi di oratoria all’Eliseo (organizzati ogni anno tra i ragazzi dei centri di formazione d’élite in Francia) e, quando capita, domina il Brasile di Ancelotti nell’esordio al Mondiale. Insomma, la sua è una vita come tante. In una partita che rappresenta forse un ribaltamento gerarchico, tra Hakimi che definisce in conferenza il Marocco come «il Brasile d’Africa» e una gara in cui per tecnica, classe e combinazioni i brasiliani sembrano quelli in maglia rossa, il talento di Bouaddi si è espresso in tutta la sua purezza: autorevolezza, calma olimpica nella gestione di ogni pallone, corpo sempre ben orientato in ogni controllo, lettura chirurgica delle situazioni di gioco. Anche quando viene aggredito in pressione, manda spesso a vuoto l’avversario semplicemente orientando bene il corpo, come se anticipasse sempre la giocata di un tempo rispetto ai rivali: è una dote propria dei grandissimi.

Testa sempre alta, chioma riccia e barba incolta: qualcuno, vedendolo, ha pensato al primo Adrien Rabiot o, più di recente, a Mateo Guendouzi, altro talento francese i cui esordi furono folgoranti. Bouaddi, però, sembra quasi avere qualcosa in più. Margini di crescita, soprattutto: ha un modo di stare in campo aristocratico, da eletto, che profuma di calcio d’élite, di un futuro al Real Madrid, al PSG o in una big di Premier League. Non è solo questione di scelte e qualità tecnica_ quello che sorprende di più è la leggerezza mentale con cui approccia la partita, sempre composto, in pieno controllo, mai in affanno, nemmeno per un momento.

I dati – che Ayyoub, da matematico, ama parecchio – ci aiutano a contestualizzare meglio la sua prova magistrale: 91% di precisione nei passaggi, tre dribbling riusciti, nove duelli a terra vinti, 6 recuperi. Partita completa, da veterano, a 18 anni, contro il Brasile di Ancelotti nell’esordio al Mondiale. I più attenti al calcio estero non scoprono adesso il talento di Bouaddi: l’esordio arriva nell’ottobre 2023, lanciato da Paulo Fonseca. L’ascesa, poi, è costante, e passa da tappe sempre illustri: l’esordio in Champions arriva in una vittoria contro il Real Madrid, e la prova di Ayyoub, ancora una volta, è da predestinato. La sua storia è solo l’ultimo capitolo di una storia ormai consolidata: quella del talento marocchino che spesso si sviluppa in Europa, dove strutture e centri di formazione garantiscono mezzi superiori, ma mantiene sempre ben salde le proprie radici, pronto a restituire al proprio Paese d’origine tutti i frutti dei propri talenti. Quella di Brasile-Marocco è stata la notte in cui abbiamo capito che Carlo Ancelotti ha ancora tanto lavoro da fare, che non è più assurdo sostenere come il Marocco abbia un talento avvicinabile a quello della Seleção. E che Ayyoub Bouaddi sia un principe del centrocampo destinato all’élite. Da New York City è tutto, e non è poco.

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