Maurizio Sarri all’Atalanta è l’azzardo di cui entrambi, sia Sarri che l’Atalanta, avevano bisogno

L'allenatore è reduce da una logorante esperienza alla Lazio, il club da una stagione al di sotto delle aspettative: il doppio rilancio ci può essere, a patto di trovare un compromesso tra le varie anime di questo nuovo progetto.
di Redazione Undici 15 Giugno 2026 alle 16:13

Che Maurizio Sarri avesse una voglia disperata di aria nuova non è affatto un mistero. «Quest’anno non mi sono sentito ascoltato», ha ribadito l’ormai ex allenatore della Lazio anche al termine dell’ultima giornata di campionato contro il Pisa. Ha parlato di «stagione devastante, la più difficile quando sono in Serie A”» e di un gruppo «straordinario sotto il profilo morale» – e oggettivamente, valori della rosa alla mano, il nono posto in campionato con tanto di finale di Coppa Italia è un risultato di tutto rispetto. Insomma, l’appello per un progetto di calcio con la P e la C maiuscole è passato chiaro e forte. E nel giro di pochi giorni ha risposto soprattutto l’Atalanta: anch’essa smarrita, reduce da mesi interlocutori, densi di saliscendi – il percorso in Champions fin troppo eloquente: dall’impresa sul Borussia Dortmund ai dieci gol incassati dal Bayern – e da un cambio al timone – Juric prima, Palladino poi – che non è bastato a restituire una rinnovata identità di squadra dopo l’addio di Gasperini.

D’altronde era da mettere in preventivo che il primo anno di una nuova era sarebbe stato difficile. Forse non si è rivelato «devastante», come quello vissuto da Sarri alla Lazio, però nemmeno abbastanza da continuare a puntare sullo stesso ciclo tecnico. E per dare una scossa totale, un profilo cult come l’ex Napoli e Chelsea non avrà alcun difetto di personalità. La grande domanda è: può quest’Atalanta reinventarsi completamente insieme al suo nuovo allenatore? La risposta non è ovvia, e naturalmente sarà il campo a darla. Ma, dato il punto di partenza, si tratta di un rischio che vale la pena affrontare dal punto di vista di entrambi.

La prima rivoluzione sarebbe tattica: ovunque applicato, il Sarrismo che s’è fatto largo un traguardo dopo l’altro ha imperniato il proprio schieramento in campo sulla difesa a quattro. L’Atalanta invece gioca con una linea a tre da dieci stagioni esatte: il metodo Gasperini ha fatto scuola, e i suoi successori – forse anche per timore di discostarsene troppo – non hanno apportato grandi cambiamenti in tal senso. Con Sarri, a Zingonia, dovrebbe vedersi un calcio in ogni caso diverso. I potenti esterni di centrocampo, fiore all’occhiello dell’ultimo decennio, verrebbero abbassati da terzini; capitan De Roon dovrà imparare a convivere con due mezzali di qualità e sostanza, che al momento non s’intravedono nella rosa attuale – Éderson pare destinato al Manchester United, potrebbe intrigare Samardzic, che tuttavia è un po’ troppo “leggerino”, discontinuo e tecnicamente sprecato per un ruolo che richiede grande intensità. Insomma, all’orizzonte non si vedono pilastri del tipo Allan-Jorginho a Napoli o Sergej-Luis Alberto alla Lazio. Ma su questo potrebbe aiutare il mercato.

Se Sarri infatti è disposto a sposare un progetto come quello bergamasco, si sarà certamente premurato di avere solide garanzie in fatto di campagna acquisti – evitando di ripetere così l’errore di fiducia commesso nella sua seconda esperienza alla Lazio. Il contestuale arrivo a Bergamo di Cristiano Giuntoli, che l’allenatore conosce bene sin dai tempi di Napoli, è in questo senso rassicurante: il loro legame professionale è stato molto fruttuoso, ha trasformato il Napoli in una squadra-brand dal gioco caratteristico e apprezzato in tutto il mondo. Certo, per funzionare davvero anche a Bergami, Sarri e Giuntoli dovranno poter sentire l’Atalanta come una squadra propria. In questo senso, molti degli attuali giocatori potrebbero trarre beneficio da un cambiamento, a partire da un attacco a tre più deresponsabilizzato e libero di spaziare in avanti – da Scamacca a De Ketelaere, passando per Raspadori, la lista è lunga. Al contempo, perl, l’allenatore dovrà trovare il compromesso giusto: molti dei suoi nuovi calciatori sono abituati a una fisicità di gioco e una propensione alla corsa coltivata per anni – tecnicamente non l’impostazione tipica di Sarri, e anche per questo un po’ di rischio c’è.

La sensazione, però, è che  degli opportuni aggiustamenti reciproci potrebbero far detonare un potenziale importante, dando vita a una squadra forte e dall’identità riconoscibile. Magari non da subito vincente, ma diversa, competitiva e pronta a tornare outsider tra le big del campionato. Ah, piccola nota a margine: Sarri e l’Atalanta contano entrambi una splendida Europa League in bacheca. Aggiungerci una Conference sarebbe un obiettivo più che alla portata. In mezzo a tanti altri, chissà.

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