La Spagna ha una regola interna per cui i numeri di maglia vengono assegnati in base all’esperienza, e così Lamine Yamal non avrà la 10

Questione di anzianità e presenze accumulate: rispetto a Dani Olmo e compagni Yamal dovrà aspettare ancora qualche anno.
di Redazione Undici 15 Giugno 2026 alle 16:32

Ci sono numeri intrinsecamente associati alla grandezza calcistica. Il 7 di Cristiano Ronaldo, il 14 di Cruijff. Il 10 di tutti gli altri fantasisti di questo sport: Maradona, Messi, Pelé, Baggio, Zidane. E oggi Bellingham, Mbappé, Musiala. Perché allora Lamine Yamal non fa parte di questa cerchia di fuoriclasse? Tecnicamente è imprescindibile. Il suo impatto sulla Spagna, sin dall’Europeo vinto due anni fa, è sempre stato dominante. Eppure in questo Mondiale la dieci ce l’ha Dani Olmo – che con tutto il rispetto non è il giovane asso del Barcellona. Se oggi quest’ultimo continua a vestire l’anonimo numero 19 si deve proprio all’etichetta presente all’interno della Roja. Questione di codici di spogliatoio, insomma.

Come racconta The Athletic, è sempre stato così nella Spagna. La dieci racchiude un peso specifico e un prestigio simbolico che prescinde dalle semplici abilità sul campo, anche le più mirabolanti. Dunque, a 18 anni appena, Yamal non ha semplicemente il profilo necessario per sostenerla: sarebbe un messaggio che trasuderebbe fretta, la prepotenza del bruciare le tappe. E la sacralità della Nazionale non può venire messa in secondo piano. Nemmeno per un talento generazionale come Lamine. Più del dato anagrafico, conta l’anzianità al servizio della Spagna: il sistema previsto dalla Federcalcio di Madrid prevede che il giocatore attualmente con più presenze a referto scelga per primo il numero di maglia. Olmo ne conta 50, il doppio di Yamal. E aveva iniziato a vestire la numero 10 ancora prima che il ragazzo prodigio entrasse nel giro delle Furie rosse.

Come l’ha presa Lamine? Con tutta la tranquillità del caso. Conosce bene le regole, sa che c’è una ritualità precisa che contribuisce a determinare equilibri e alchimie collettive. E soprattutto sa che la Spagna non è il Barcellona: qui, curiosamente, Dani Olmo indossa la numero 20 e Yamal la mitologica 10. Ma in blaugrana ci sono dinamiche sportive e commerciali del tutto diverse. Innanzitutto premeva la necessità di riavere un simbolo di dominio calcistico, dopo l’enorme vuoto lasciato da Messi. E quel simbolo, nel club dei due fantasisti più forti della storia, non poteva avere un numero diverso dal 10 – anche se Lamine è tecnicamente diverso, più laterale, più dinamico e meno a suo agio nello stretto rispetto ai due argentini.

La dieci al Camp Nou è sinonimo di grandezza, speranza. E un enorme richiamo di marketing: la vendita delle maglie di Yamal, dopo aver ereditato il numero di Ansu Fati la scorsa estate, ha vissuto un vero e proprio boom parallelo alle prestazioni del fuoriclasse in campo. Anche la Spagna, in termini commerciali, potrebbe beneficiare da una dieci con su scritto “Lamine Yamal” al Mondiale. Ma la priorità di una Nazionale non è il nudo profitto. C’è un patrimonio da tramandare, delle gerarchie da rispettare oltre le semplici qualità palla al piede. E anche per questo il giovane del Barça è così ben voluto dai suoi compagni: sa stare al suo posto, che è già tantissimo. Senza bisogno di quelle due cifre a suggellarne la grandezza.

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